Springbank 18 yo (2009, OB, 46%)

La Springbank è una distilleria molto particolare: un po’ perché è una delle tre rimanenti a Campbeltown (città che a fine ‘800 era la vera capitale del whisky in Scozia, con più di 25 diverse distillerie), un po’ perché è integralista nel voler fare le cose a modo proprio. Il whisky Springbank (la distilleria produce anche Longrow e Hazelburn, li affronteremo in futuro) è distillato due volte e mezzo e ha un livello di torbatura di 12-15 ppm – non bisogna poi dimenticare che la Springbank è l’unica distilleria in Scozia che oggi compie la fase del maltaggio dell’orzo completamente nei propri malting floors ed è in questo senso del tutto autosufficiente. Il nostro 18 anni di oggi è la versione del 2009 (il primo 18 anni ad entrare nel core range), che si distingue dalle release successive per l’etichetta blu con foglie di lauro che circondano il numero 18: un whisky poetico? Circa il 20% di questo whisky è invecchiato in botti ex-bourbon, il restante 80% in botti ex-sherry. Il colore è di un bel ramato chiaro.

N: le note sulfuree che talvolta accompagnano gli Springbank e i Longrow sono qui del tutto assenti. Il naso è molto pulito e fresco: dominano gli agrumi (arancia matura, soprattutto), c’è un po’ di cannella, la solita uvetta; nitida spicca la frutta cotta (prugna mela pera, fatte bollire). È una dolcezza poderosa, monolitica, quasi stucchevole nelle sue note di frutta calda e fin troppo matura, cui si accompagnano sfumature di vaniglia piuttosto marcate. Cioccolato fondente? Dopo un po’, odore di pipa (non di tabacco, proprio fumo di pipa: se pure senza affumicatura. Chiaro, no?).

P: cioccolato, immediatamente, a colpire. Vere e proprie fiammate di cocco (e in generale si notano curve tipiche tra cocco e vaniglia… ciao, quercia americana); spiccano poi nette note di frutta secca (forse fichi, in particolare) e soprattutto di frutti rossi, a riprendere e sviluppare quella dolcezza ‘greve’ del naso. Succoso, ma con una lieve affumicatura molto gradevole.

F: il finale dura a lungo ed è tutto giocato sui frutti rossi (perfino lychees?) che pian piano evolvono verso un amarognolo un po’ oscuro, ma riconducibile al legno. Nocciola. Molto buono.

Dopo un po’ che lo si beve, questo Springbank 18 risulta avvolgente e soprattutto perfettamente coerente con se stesso: la coerenza aumenta con il tempo, va detto, perché sulle prime il naso ci pareva un po’ debole, fin troppo fresco (naturalmente, rispetto a quel che ci aspettavamo… ah, i pregiudizi!). Comunque non dimostra la sua età, e il legno resta sempre sullo sfondo; l’interazione tra le componenti di bourbon (più forti del previsto) e sherry si integrano perfettamente e con grande armonia. Il nostro giudizio è di 86/100, ma Serge e Ruben, ad esempio, sono decisamente più indulgenti; sarà che abbiamo ancora fresco il fulgido ricordo di un Brora indimenticabile e tutto, a confronto, sfigura? Forse sì, ma tant’è: in futuro potremo sempre alzare di un punto, no?

Sottofondo musicale consigliato: AsaBe my man, dall’album Beautiful imperfection.

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