Glenury Royal 37 yo (1973/2011, The Whisky Agency & The Nectar, 43%)

La Glenury Royal è una delle molte distillerie che, nonostante siano state chiuse da anni, continuano a regalare eccitanti soddisfazioni postume agli appassionati: la distilleria, nelle Highlands orientali, dopo essere stata chiusa nel 1983 oggi è demolita e trasformata in un complesso residenziale, ma ha una storia carina (che potete leggere qui, in fondo al post di Serge). Noi ci limitiamo a dirvi che il fondatore è il Capitano Robert Barclay Allardyce, amico della regina e gran corridore – un personaggio simpatico, pare. Oggi assaggiamo una delle pochissime espressioni disponibili, ovvero un 37 anni del 1973, invecchiato in una botte ex-bourbon, imbottigliato da The Whisky Agency e The Nectar (il primo è un eccellente imbottigliatore tedesco, ora distribuito anche in Italia da whiskyantique.com; il secondo è un importatore belga) e presentato al festival di Limburg di quest’anno. Anche nel 2010 è stato imbottigliato un Glenury Royal dello stesso anno, giudicato fantastico (superstuff, nello specifico) da Serge, chissà come sarà questo.

N: uh, ottimo. Molto caldo, dolce, cremoso; immediatamente, frutta molto intensa. Pera caramellata, torrone (beh, miele e mandorle…), forse un po’ d’arancia; lievi note di cera, accompagnate lateralmente da sentori floreali, erbosi, molto buoni. Il naso è in evoluzione, ma resta sempre caratterizzato da una dolcezza molto spiccata, oltretutto impreziosita da ‘spigolosità’ vegetali (fiori, campagna, fieno) che davvero lasciano a bocca aperta.

P: sfruttiamo la bocca aperta per berlo: uhm, diverso da quel che ci aspettavamo… è un po’ debole ma molto acido, erboso (forse tè); il limone spicca sul malto, concedendo spazio a lievissime impuntature di miele. Subito prima del finale, ecco delle note fruttate (tropicali? c’è chi ci trova nitidamente la maracuja, proprio in limine) e perfino un che di mentolato.

F: ottimo. Toffee, vaniglia; panna cotta. Note erbose all’inizio (fieno), una puntina di menta. Molto buono, costituisce una sorta di sintesi di naso e palato.

È un whisky strano, incoerente, a suo modo: chi si sarebbe aspettato un palato così aspro? A tratti ricorda il profilo di damerino  del Cragganmore 21 che abbiamo recensito qualche tempo fa, anche se con un’eleganza e un savoir faire (eh?) molto più raffinati, data l’età più matura. Jim Murray pensa che questo sia un malto ormai alla fine del suo regno, e trova l’influenza del legno fin troppo marcata: noi siamo d’accordo solo in parte, ma di sicuro ci sarebbe piaciuto assaggiare lo stesso whisky un paio d’anni fa. La nostra valutazione è di 88/100: un punto in meno per quel palato così inatteso. Qui potete leggere quel che ne pensa Ruben di whiskynotes.be.

Sottofondo musicale consigliato: Tito & TarantulaAfter Dark, dalla colonna sonora di Dal tramonto all’alba.

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