Highland Park 25 yo (2010, OB, 48,1%)

Nascere, crescere e invecchiare sulle Isole Orcadi non dev’essere facile: tanto freddo, tanto spleen, tanto isolamento… Se però sei un whisky, sembra proprio che nascere, crescere e invecchiare a Kirkwall abbia effetti miracolosi: dalla maggiore età in poi, infatti, gli Highland Park che abbiamo assaggiato sono delle vere gemme. Abbiamo tenuto per ultimo quello che è stato giudicato “il migliore” alla degustazione di lunedì scorso, ovvero il 25 anni. Il colore è ramato, leggermente più scuro del fratello maggiore di 30 anni.

N: i 48% non si sentono affatto. La quota di sherry, invece, sì: amarene, ciliegie sotto spirito; note di cuoio, lateralmente; tabacco di sigaro cubano; rabarbaro. Le tipiche note di miele e cera ci sono, presenti ma discrete. Molto cioccolato, fondente e anche aromatizzato (all’arancia e ai frutti rossi); forte è la frutta candita, soprattutto l’uvetta (molto intensa), ma ecco anche fichi ed albicocche secche. Sono tutti aromi resi più ‘profondi’ da una vaniglia molto gradevole; diremmo ‘pasticceria’ (brioches calde, paste appena sfornate…). Sciroppo d’acero. Pian piano vien fuori il legno, portando con sé il lato speziato che già abbiamo riscontrato nel 18 e nel 30 anni (pepe, noce moscata).

P: bello tosto, ti aggredisce appena in bocca. La cera (e il miele accanto a lei) si sente con più decisione, ma la rotondità da sherry (la triade è ancora mon cheri / uvetta / sigaro) resta ben presente. Si aggiunge, dapprima lateralmente e poi sempre con maggior decisione, una qualche ‘mineralità’ che conferisce qualche spigolo in più all’armonia complessiva: torba leggera, anche un po’ d’erba, proprio, di terra – ok, è una suggestione, non mangiamo la terra dei fiori, ma hey, ci siamo intesi, no? Se il 30 anni era la rotondità fatta whisky, questo è un po’ più ruvido: ma, appunto, è un ‘di più’, decisamente non è un difetto!

F: lungo, persistente, delizioso. Torba e spezie; mon cheri (torna il cioccolato con decisione); un po’ di fieno, tanto legno, ma senza seccare. Dolce, dopo un poco ecco la marmellata d’arancia.

Se il 30 anni era un tripudio di buone maniere e savoir faire, qui l’eleganza è indossata con sprezzatura e declinata con modi non rozzi ma burberi, diciamo. La stessa lettura è data sia da Serge (qui) che da Ruben (qui), ma l’interpretazione del gusto è differente; ad ogni modo, noi ci sentiamo di aggiungere un punticino rispetto alla nostra valutazione del 30, proprio per quelle note torbate, minerali ed erbacee che rendono il palato davvero squisito. Per qualità e intensità dei sapori, bilanciamento e complessità, non possiamo che proporre il giudizio di 91/100; la condivisibile opinione di Gerry Tosh, global marketing manager della distilleria, è qui sotto, nel video incorporato prima del sottofondo musicale consigliato.

Sottofondo musicale consigliato: Jackie WilsonReel petite.

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