Glenfiddich 19 yo ‘Age of discovery’ (2011, OB, 40%)

sembra sfocata ma giuro: nel mio computer non lo è

Neppure un Glenfiddich su questo sito, finora… Colpa grave, perché dire Glenfiddich significa “storia del whisky”; ma non solo storia passata (la distilleria è di Dufftown, la vera capitale del whisky scozzese), anzi, soprattutto storia presente. Il marchio Glenfiddich è uno dei più conosciuti al mondo, e la distilleria è quella che produce di più (dopo la neonata Roseisle, attiva da pochissimo e senza aspirazioni da single malt… ma aspettiamoci una qualche costosissima Special Release tra qualche anno) e che vende di più al mondo: 12 milioni di litri prodotti e il 14% dell’intero mercato dei single malt. Oggi assaggiamo un’espressione recente, ovvero il 19 anni della serie Age of Discovery, dedicata all’epoca delle grandi scoperte geografiche tra Quattro e Cinquecento: il whisky è finito in botti di Madeira della Henriques & Henriques, uno dei maggiori produttori di vino dell’isola.

N: sulle prime, è un naso ‘strano': non è così fruttato come ci si potrebbe aspettare e non ha una vinosità così pronunciata come il finish in Madeira potrebbe portare. C’è invece tanta frutta secca e tanta frutta disidratata (un vero tripudio di fichi secchi); va comunque detto che la ‘tipica’ pera dei giovani Glenfiddich certo non manca all’appello. Ricorda certa pasticceria magrebina, fatta di miele, frutta secca, mandorle… Non è un naso ‘fresco’, è bello carico ma sempre piacevole. Pian piano le note vinose emergono. Qualche punta di cannella? Complessivamente, che buono!

P: piuttosto semplice, piuttosto breve, piuttosto piacevole: i 40% non lo fanno sembrare affatto ‘annacquato’, ma sicuramente tolgono (tanto) in intensità, arrotondando fin troppo. Dopo un esordio azzeccato a base di brioche, malto, frutta secca e uvetta (con forti note burrose), tutto vanisce un po’ in fretta, andando a sfociare…

F: …in un finale dalla consistenza francamente desolante. Una vaga sensazione vinosa, marsalata (ok, è Madeira, però ci intendiamo, no?), e leggere note di vaniglia.

A un naso molto particolare, davvero promettente e intrigante, corrisponde un palato sostanzialmente piatto e un finale quasi non pervenuto. Ci piace pensare che se fosse stato imbottigliato a gradazione più alta, anche leggermente, tutto sarebbe stato più soddisfacente; peccato, perché l’esperimento pareva proprio riuscito. Il nostro giudizio è di 83/100, Ruben la pensa così e Serge così.

Sottofondo musicale consigliato: una splendida canzone, omaggio al Portogallo e a un quartiere di Lisbona in cui tempo fa abbiamo lasciato tanti ricordi e qualche neurone, MadredeusAlfama.

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