The Macallan ‘Ruby’ (2013, OB, 43%)

Ed eccoci all’ultimo Macallan della serie 1824, certamente il più atteso dai pm di Milano: Macallan Ruby Rubacuori, con un colore bello scuretto – probabilmente ci sono botti ex-sherry più ‘attive’, e (almeno a giudicare dal prezzo, più o meno doppio rispetto al Sienna, che secondo la più recente declinazione della retorica di Macallan dovrebbe essere indotto non dall’età ma dalla qualità delle botti) con tutta probabilità la quota di costosissima quercia europea sarà presente in proporzioni più massicce.

imageN: appare subito più ‘fresco’ del Sienna, ma – naturalmente – diverso: certamente c’è più frutta rossa, più in evidenza (soprattutto fragole e ciliegie, sotto spirito anche – c’è un che di cioccolatoso: mon cheri?). Liquoroso e fruttato: non troviamo tracce di vaniglia, mentre decisamente pare più speziato rispetto ai tre compagni (cannella e chiodi di garofano). Confermata la sensazione iniziale, la quercia europea decisamente si fa sentire. Pare un naso molto compatto, ricco e massiccio, anche difficile da sezionare fino in fondo; scorzetta d’arancia? Arancia candita? Perfino una noticina d’eucalipto?

P: intensissimo e senza dubbio appartenente alla categoria sherry monster, se pure con una gradazione molto poco mostruosa. Le botti europee ancora lasciano un chiaro marchio: si sentono molto i tannini, a tratti allappa un po’. La qualità è alta comunque, ci sono bombette di frutti rossi e prugne secche, così come a tratti (l’opinione è stata condivisa da molti partecipanti al tasting) ricorda certi rum belli aggressivi. Molto cioccolato, perfino un po’ di fondo di caffè, ancora scorza d’arancia; non è affatto ruffiano, se dovessimo scommettere diremmo anche che è più giovane di Sienna. Sul finale tornano le spezie (chiodi di garofano soprattutto, pepe).

F: molto coerente col palato: frutta rossa, note legnose, cioccolato amaro. Caffè.

Molto buono, decisamente heavily sherried e per questo piuttosto diverso dai tre compari di serie, più rotondi ed ‘eleganti’ e con un’ovvia influenza di quercia americana; questo Ruby, in fin dei conti, è ancora un whisky di alta qualità, e riesce a sembrare uno sherry monster senza che la ridotta gradazione influisca negativamente su corpo e sensazioni complessive. Gli daremo 88/100: costa quasi il doppio rispetto al Sienna (120 sterline contro 65), e francamente ci pare un po’ tanto – ok che se compri Macallan compri un brand di lusso, e quindi in un certo senso vuoi pagare di più, ma se dovessimo scegliere tra i due (che se pur diversi ci paiono paragonabili per qualità complessiva) andremmo diritti per il Sienna (che oltretutto ci sembra più maturo, più ‘vecchio’ – ah già, ma l’età non conta niente). Se non altro perché al medesimo prezzo ti compri due bottiglie… In ogni caso, l’impressione complessiva di questa nuova serie di Macallan – tralasciando ogni considerazione che non tocchi la sola qualità del distillato – è decisamente positiva.

Sottofondo musicale consigliato: Kaiser ChiefsRuby.

Tha Macallan ‘Sienna’ (2013, OB, 43%)

Il terzo colore è il ‘Sienna’, ovvero ‘terra di Siena’; non abbiamo di certo accesso agli stessi ‘rumors’ che giungono alle orecchie di Serge, ma anche noi – in effetti – avevamo avuto sentore della bontà di questa espressione… Sarà vero? Al solito, mettiamolo alla prova dei sensi: il colore, ramato (ops no, ‘terra di Siena’), ci rivelerà qualcosa sulla maturazione? Boh…

Apr13-Macallan-Sienna-1824N: buona personalità, lo sherry certamente è più presente. Bello fruttato: mele rosse, pesche sciroppate, certi mix di frutta disidratata… Qui si sente bene la frutta rossa, ed è molto cremoso e ‘tortoso’ (toffee, la nostra amata banoffie pie, ma anche tarte tatin…); anche la frutta secca si sente con discreta intensità (nocciola). Un po’ di tabacco da pipa. Note di marmellata d’arancia e confettura d’albicocca. Spezie, un po’ indistinguibili (cannella?). Il naso è certamente il più complesso dei tre assaggiati finora, il profilo più chiaramente sherried impreziosisce la robusta maltosità Macallan. Forse arriva anche una lieve affumicatura, verso il finale?

P: tanto caramello (zucchero bruciato), ma anche un pit di vaniglia. Marmellata che cuoce nel pentolone! Comunque, dolce ma non dolciastro; intenso, con intense frustate di legno e frutta rossa, che lo avvicinano un po’ di più a certe note che avevamo trovato nel Cask Strength. Cioccolato amaro, brioche, poi un sacco di malto. Lievemente pepatino, soprattutto vero il finale. Meno complesso del naso ma sempre gradevole.

F: cremoso e importante. Frutta rossa e ancora cioccolato; abbastanza lungo. Frutta secca, soprattutto noce e nocciola. Buono.

Sicuramente il migliore dei tre assaggiati fino ad ora. Certamente, l’apporto dello sherry è più evidente, ma la quota di quercia americana che con ogni probabilità è coinvolta resta piuttosto evidente, armonizzando molto e arrotondando. Molto buono, diciamo: sa proprio di ‘un buon whisky’, rotondo ed elegante. 88/100 è il verdetto.

Sottofondo musicale consigliato: Siena per Siena, Fabrizio de AndréS’i fosse foco.

The Macallan ‘Amber’ (2013, OB, 40%)

Proseguiamo nel viaggio attraverso questi Macallan – Pantone (hey, ufficio marketing di Macallan, questa è un’idea! vogliamo royalties, non siamo mica peggio di 007) e assaggiamo la seconda versione, ovvero ‘Amber’. Colore? Ambrato, ca va sans dire (ma chiaro). Naturalmente non abbiamo indicazioni sull’età: è imbottigliato a 40%, come già il Gold.

Apr13-Macallan-Amber-1824N: più ‘caldo’ del Gold, e con una ‘legnosità’ più marcata a integrare quelle belle note di malto biscottoso (brioche). Qualche traccia liquorosa, a rendere più esplicita l’influenza dello sherry. Albicocca matura e frutta disidratata (prugne e uvetta); un po’ di mandorle (liquore di mandorle?) e scorzette d’arancia. Cioccolato al latte, toffee, note di vaniglia. Sarebbe davvero interessante sapere la composizione e le combinazioni di botti…

P: vaniglia, toffee, caramello, una pera ‘burrosa’ (ha senso per qualcuno oltre a noi? comunque, note di quelle pere butirro tipiche del Maradagal… “pera con polpa bianca o gialla, zuccherina, succosa, fondente”, secondo il dizionario del Battaglia). Burro caldo, malto (dovendo indicare un dolce, diremmo brioche alla confettura d’albicocca, o forse meglio alla marmellata d’arancia?). Ancora note agrumate (arancia, appunto) e, verso il finale, tracce di zenzero. Uvetta, a tuono. Easy ma gradevole; “de pronta bbeva”, come direbbe un nostro amico romano.

F: medio-lungo; frutta secca (un sacco di noce), ancora albicocca matura. Maltoso. Ancora, come nel Gold, al finale spunta una suggestione di frutti rossi?

Buono, un passo in avanti rispetto al Gold; di certo resta piuttosto semplice, ma è comunque rotondo e davvero molto godibile. La gradazione ridottissima non pare nuocere particolarmente – ne siamo sorpresi, onestamente – e il palato mantiene buoni corpo e intensità. Un passo in avanti, e due punti in più: 84/100 è il verdetto. Miguel, che ha partecipato al tasting con noi, la pensa così, mentre Serge così. A domani per il Sienna…

Sottofondo musicale consigliato: no scusate, non ce la facciamo, ci viene da ridere… Apprezzate la versione live da Luciano Rispoli. Questo è vintage! (madonnamìa, non si può sentire…)

The Macallan ‘Gold’ (2012, OB, 40%)

Incominciamo a pubblicare le recensioni fatte durante il tweet-tasting di ieri sera; e siccome siamo persone ordinate, incominciamo dall’inizio, ovvero da Gold. Come sapete, la nuova serie di Macallan non ha età dichiarata e si basa su una curiosa teoria dei colori: Bob Dalgarno, il ‘whisky maker’ della distilleria, scrive che – in soldoni, e semplificando – ha deciso l’assemblaggio in base al colore del distillato, per dimostrare il fondamentale apporto delle botti usate e per dimostrare che whisky vecchio non equivale a whisky buono e non necessariamente a whisky costoso… Ora, a chiunque sia dotato di un minimo spirito critico un dubbio sarà passato per la testa: ma lasciamolo andar via rapidamente, insieme a tutte le considerazioni sugli uffici marketing. Mettiamo alla prova questi whisky, dato che siamo stati così fortunati da poterli assaggiare tutti assieme, uno dopo l’altro. Il Gold ha colore dorato (…) ed è a 40%. Ah, sulle etichette di tutta la serie c’è scritto “esclusively matured in sherry oak casks from Jerez, Spain”: niente più ‘fine oak’, dunque, ma con ogni probabilità si tratta, in proporzioni diverse, di botti di quercia americana ed europea, entrambe contenenti sherry.

goldN: forse un pit troppo alcolico; si sente la giovinezza, comunque, con note di cereali, porridge, frutta candita e zuccherina. Poi però una buona frutta secca e un po’ di legnosità (anche lucido per legno), con note di mandorle e nocciole. Uvetta disidratata, anche un po’ di vaniglia. La sensazione è di grande freschezza, in ogni caso.

P: esattamente come al naso: molto gentile e rotondo, nel contesto di sapori non roboanti… In primo piano certamente frutta secca (ancora nocciola e mandorla), poi uvetta; non dolciastra, comunque, con note di legno più che dignitose (e vaniglia). Bello maltoso e biscottoso.

F: inaspettatamente, abbastanza lungo e con note ancora di frutta secca e – inaspettatamente – anche di frutti rossi.

Beh, diciamo: migliore di tanti altri Speysiders entry-level, ma di certo nulla di sconvolgente… Giovane, semplice ma comunque non privo di personalità: malto e frutta secca sono protagonisti assoluti, in un dram sempre bilanciato e gradevole. Il nostro voto sarà di 82/100; in Inghilterra costa intorno alle 35 sterline, qui non sapremmo dire, ancora. Ringraziamo moltissimo Matteo per i sample, che ci aveva inviato prima che venissimo selezionati per il tasting… Quindi sì, abbiamo barato: l’avevamo già bevuto!

Sottofondo musicale consigliato: Spandau BalletGold!

The Macallan 10 yo ‘Cask Strength’ (2000, OB, 58,8%)

Questa sera parteciperemo ad una degustazione su twitter, grazie a Steve Rush di The Whisky Wire; non sarà una degustazione qualsiasi, dato che metteremo il naso sull’intera nuova serie di Macallan (ovvero questa), composta da quattro whisky senza età dichiarata e dai suggestivi nomi ‘colorati’. Se volete seguirci questa sera, dalle 8 in poi l’hashtag di riferimento sarà #TheMacallan1824; altrimenti, se comprensibilmente avrete di meglio da fare, tenete conto che nei prossimi giorni pubblicheremo le tasting notes che avremo prodotto nel frattempo. Ma insomma, ci siamo resi conto preparandoci a questo tweet-tasting che, per quanto ne abbiamo bevuti diversi e in molte occasioni, non abbiamo mai pubblicato delle note di degustazione di Macallan ufficiali: decidiamo di porre fine a questo scempio assaggiando la prima versione del Macallan 10 anni ‘Cask Strength’, uscita ormai nel 2000. Il colore è ramato, scuro.

macallan-10-year-old-cask-strength-with-box-4740-pN: si rivela subito un ottimo giovane sherry monster, con una frutta rossa molto profonda (ciliegie sotto spirito, maraschino). Pur se a quasi 60%, si lascia annusare con grande ‘disponibilità’: brioche (alla confettura d’albicocca); un tripudio di frutta rossa, come si diceva (lampone, more, ciliegie), di intensità notevolissima. Note agrumate che ricordano – in realtà – cola e tamarindo; anche lievi ma gradevolissime tracce di caramello. Una suggestione d’anice, qua e là. Molto ‘dolce’, sfacciato, ma fresco e per nulla stucchevole. Con acqua, si aprono splendide note di legno, molto profonde; poi anche più nitidi sentori di cioccolato, di liquirizia, persino di tabacco speziato.

P: riprende quanto di buono suggerito dal naso: è dolce ma resta composto, non ha fiammate di sapore ma un unico ‘muro’, intenso, che avvolge il palato. Bello maltoso e biscottato; si sente che è giovane e fresco, ma è già maturo e di personalità – cosa che ci piace molto. Ancora, frutti rossi ‘al top’, poi una generosa nota avvolgente di legno di botte, nitida ma mai eccessiva. Caramello (cremoso, quasi créme caramel), poi frutta secca (nocciola); scorzette d’arancia nel cioccolato fuso.

F: lungo e persistente, con legno (pare di respirare all’interno di una warehouse!), frutti rossi, nocciola, cioccolato.

Beh, si dice sempre che Macallan non è più quella di una volta (ma ci sbagliamo o man mano che si invecchia si dice sempre a proposito di qualsiasi cosa? detto ciò, in effetti, i Fine Oak…). Ad assaggiare questo ‘Cask Strength’, francamente, siamo rimasti davvero favorevolmente colpiti: è rotondo, intenso, senza spigoli e senza veri difetti. Insomma, è quel che cerchiamo in uno sherry monster di questa età: ragion per cui 88/100 è il voto più giusto, nel nostro libretto. Con un po’ d’impegno si trova ancora, nella versione da litro (chissà perché questa ha resistito maggiormente alle ingiurie del tempo) intorno ai 100 euro – ben spesi, in ogni caso. Grazie mille per l’abbondante sample, Angus!

Sottofondo musicale consigliato: beh, siccome i Rolling Stones son già passati sul sito, non possiamo che mettere gli Aerosmith con Love in an elevator.

Ardbeg ‘Ardbog’ (2013, OB, 52,1%)

Ardbog_DayOgni volta che Ardbeg annuncia un nuovo imbottigliamento, la gente perde il senno: così è stato anche quest’anno, con tedeschi pronti ad aprire un mutuo pur di comprarsi un sample in anteprima… L’Italia ha celebrato l’Ardbeg Day sabato scorso a Milano, nella splendida cornice di Palazzo delle Stelline, a pochi passi dal cenacolo di Leonardo, con l’apporto sempre prezioso di Giorgio D’Ambrosio (quattro chiacchiere con lui sono state molto più interessanti, che so, del tiro alla fune… ma questo è scontato): in questa occasione mondana è stato appunto presentato Ardbog, il pargolo 2013 della distilleria di Argyll – ‘bog’ vuol dire ‘torbiera’ (anche se il primo significato pare essere ‘cesso / latrina’, non fatevi trarre in inganno, non è un double maturation in wc!), così si svela l’arcano del curioso nome. Grande attesa, si diceva, per un whisky di circa 10 anni, composto per metà da botti ex-bourbon e per l’altra metà da ex-sherry Manzanilla: grande attesa anche perché, come sappiamo, le ultime uscite (Ardbeg Day, Galileo, Alligator) non avevano propriamente persuaso gli appassionati, a dispetto di un successo commerciale notevole. Bando alle ciance: il colore è dorato, chiaro.

ArdbegArdbogN: l’alcol si sente, non poco; giovane, è giovane: si sente già dalla torba esuberante. L’affumicatura è molto intensa e acre, in pieno stile Ardbeg (gasolio, pneumatici, gomma bruciata), e il lato marino/iodato resta di discreta intensità, a differenza di una dimensione medicinale che per ora ci pare assente. Fin qui, tutto bene, e neppure il resto in fondo ci delude: c’è una ‘dolcezza’ secca, da zucchero e frutta cristallizzata (agrumi: arancia e cedro – ma anche, a pacchi, zenzero!); mela gialla? Comunque, è un lato composto e per nulla ruffiano. Col tempo si apre anche un bouquet di spezie tutto sommato inatteso; legno, liquirizia, cannella, chiodi di garofano, anche un po’ di menta… Forse una punta di tamarindo? Una suggestione di torta paesana (quella a base di cioccolato e pinoli).

P: l’attacco (anche qui un po’ alcolico) è tutto su un tappetone di fumo di torba, intenso, acre, ancora molto ‘nervoso’, a svelare ancora la giovane (sì, ok, ma non giovanissimissima…) età – sembra quasi ‘frizzante’, una sorta di mix tra acqua di mare, zenzero candito e pepe: a tratti eccede, di certo non è un palato aggraziato. Certo è molto secco (D’Ambrosio ci spiegava che la ‘colpa’ è della quota di botti Manzanilla) e di una dolcezza agrumata discreta, presente ma non onni-: ancora agrumi canditi e liquirizia. Meno complesso che al naso, diremmo, e anche un po’ meno godibile.

F: torba e pepe, pepe e torba, con un po’ di caffè e cioccolato. Lungo e molto persistente. Gomma bruciata.

Mah, che dire; di certo (l’opinione pareva condivisa da tutti, ieri) è un poco più convincente delle ultime altre release di Ardbeg, ma in fondo (l’opinione pareva condivisa da tutti, ieri) non è che ci volesse proprio moltissimo… A noi non dispiace, a dirla tutta: è un whisky ‘onesto’, che rivela tutta la sua gioventù e che – fortunatamente, anche grazie all’apporto delle botti Manzanilla – non eccede in quella dolcezza ruffiana (puttanona, direbbe qualcuno) che ha caratterizzato molte delle ultime uscite, anche se un po’ di rotondità in più non ci sarebbe stata male. Di sicuro, vi deve piacere la torba, e vi deve piacere tanto, ma tanto tanto: dimenticate l’Ardbeg del passato, dimenticate quei whisky oleosi, limonosi e masticabili, stiamo parlando d’altro, qui. E insomma, è un whisky discreto, che valuteremo 84/100, anche se altri, come il prode Gal, sono stati più indulgenti; costerà intorno ai 90 euro, non esattamente un prezzo ‘popolare’, per un malto così giovincello – ma hey, è Ardbeg! Bah…

Sottofondo musicale consigliato: ArsisForced to rock.

Tamdhu 10 yo (2013, OB, 40%)

Quando nel 2011 la distilleria Tamdhu è stata acquistata da Ian MacLeod Distillers, gridolini di giubilo sono stati avvertiti nelle zone a più alta densità di appassionati di whisky: si tratta infatti dei medesimi proprietari di Glengoyne – distilleria che sotto questa direzione si è assai rilanciata e ha visto la messa sul mercato di imbottigliamenti ufficiali di alta qualità. Accadrà lo stesso con Tamdhu? Noi, approfittando dell’amicizia del baffuto importatore italiano, abbiamo messo le mani sul primo nuovo imbottigliamento, presentato allo Spirit of Speyside lo scorso 3 maggio: si tratta di un 10 anni maturato in sherry, e sta in una bottiglia (possiamo dirlo?) molto bella. Noi abbiamo assaggiato la versione a 40%, per il mercato inglese; in Europa arriverà a 43%.

aa1.jpeg15N: l’alcol non è respingente, ma di certo alcune punte alcoliche restano un po’ pungenti. C’è, nitido (ma va attenuandosi col tempo), un che di Mortlach-oso, qualcosa di ‘sporco’ e umido (note di ‘rancido’, qualche sentore di aceto balsamico); ma anche una suggestione metallica, come di ruggine. Insomma, non privo di spigoli: ma poi c’è un malto fresco e zuccherino (zucchero di canna), che prelude a un lato ‘dolce’ e fruttato tipicamente sherried (uvetta, mele rosse, lievissime tracce di frutti di bosco). Un naso non travolgente, ma di certo con personalità.

P: il corpo è molto easy, ma resta abbastanza sorprendente; scomparse le note più ‘controverse’ del naso (a eccezione di qualche richiamo ‘ferroso’ e alcolico) a tutto vantaggio di una dolcezza maltata e caramellosa (zucchero di canna, fette biscottate, creme caramel), si fanno largo suggestioni godibilissime di frutta rossa. Uvetta (zuppa inglese?); cioccolato fondente.

F: forse la parte più intensa e più pienamente gradevole; molto lungo, su frutta secca (nocciola), frutti rossi, cioccolato e malto.

Quelle note un po’ ‘carnose’ che al naso ci avevano lasciati un po’ perplessi scompaiono senz’altro al palato, che – se pure in un clima complessivo piuttosto ‘depotenziato’ dalla gradazione – appare del tutto convincente, semplice ma con una bella influenza delle botti e con un buon sapore di malto; il finale, poi, colpisce per intensità e persistenza. Insomma, se il primo imbottigliamento, quello di fascia più ‘bassa’ del core range che sarà, è di questa qualità, non possiamo che sperare in bene per il futuro della distilleria. Il nostro giudizio sarà dunque di 82/100.

Sottofondo musicale consigliato: Eagles of Death MetalI only want you.

Chichibu ‘The Peated’ (2009/2012, OB, 50,5%)

E chiudiamo qui il nostro percorso giapponese; con la certezza, però, che su questi lidi torneremo presto, e con piacere – non conoscevamo tanto i whisky dell’estremo Oriente, e non possiamo che ringraziare Salvatore, Giorgio, Davide, Claudio e Pino per aver permesso a tanti appassionati di scoprire (o di conoscere meglio) questi territori. Chiudiamo con un Chichibu ‘the Peated’ che, se siete ragazzi svegli come crediamo, avrete compreso essere la versione torbata del ‘normale’ distillato. Tre anni d’età, come l’altro, e imbottigliato a 50,5%.

295356_392013237580290_310358512_nN: di certo non dimostra solo tre anni… e per fortuna, la personalità di cui questo whisky è già sorprendentemente dotato non pare indotta da un apporto smodato della botte. Un’affumicatura e una torbatura ancora genuine e vegetali non pregiudicano l’intensità del lato ‘dolce’: zucchero filato, canditi (soprattutto cedro – c’è un lato molto gradevole). Nitida una suggestione di castagna bollita, oltre ad abbondanti zaffate di un buon legno di quercia. Pur non essendo la distilleria sul mare, a tratti ci pare salatino e iodato: sarà una suggestione da Islay? Alcuni presenti accennavano a certi vecchi Laphroaig… Semplice ma assai gradevole. Liquirizia, tracce.

P: qui già torniamo sul pianeta dei neonati: inizialmente, un attacco di fumo legnoso e vegetale ancora imbizzarrito e non levigato dal tempo (posacenere, sigaro spento), poi vigorosi influssi agrumati (limone, limonata zuccherata) e vegetali (qui si sente tanto il malto). Anche se ci piace meno, al palato, di certo conferma la sua personalità; ancora note di liquirizia, ancora di arancia.

F: uno show di erba secca, liquirizia e posacenere ricolmo. Molto lungo e persistente; note fruttate (mela gialla).

Molto buono, non c’è che dire; a soli tre anni mostra una sicura personalità che altri pari età scozzesi probabilmente ancora si sognano. Il naso ci pare davvero molto interessante, il palato – a dirla tutta – un po’ meno, ma il complesso è assai persuasivo; rispetto al fratellino non torbato, però, ci sembra leggermente più grezzo e un po’ meno entusiasmante. Dovessimo scegliere tra i due, acchiapperemmo quell’altro, ma a questo – comunque – non possiamo dare meno di 83/100.

Sottofondo musicale consigliato: EditorsFingers in the factories.

Talisker Storm (2013, OB, 45,8%)

E insomma, tanto tuonò che piovve. Nella cornice tanto chic della Triennale di Milano (Parco Sempione, verde marrone) martedì scorso Talisker ha presentato in pompa magna la tanto attesa nuova versione, lo Storm. Questa è senz’altro una buona notizia per l’Italia, perché se il whisky si ricorda del nostro vituperato paese e riporta a Milano eventi del genere, beh, che dire… alla grande! Lo Storm è una versione multivintage (formula, come ci ricorda Ruben, decisamente più di moda del solito NAS; comunque, senza età dichiarata) composta da un mix di botti “ringiovanite” e di altre refill. Informazioni vaghe, messe così, ma fa niente; assaggiamo e vediamo. Grazie a Federico per il sample.

talisker-storm-bottlecartonN: rispetto al 10 anni, beh, è più giovane e si sente: c’è una torba più potente e pungente, oltre a bordate di malto ben più evidenti (con note ‘giovani’, tipo lievito, canditi, washback… in una parola, quasi newmake-ish). Di certo prominente è il lato marino/iodato (tempeste sugli scogli… non potevamo non scriverlo!), così come note agrumate limonose che contribuiscono a ‘spogliare’ il distillato. Caramella al caffè, liquirizia. Tracce di legno speziato, un po’ indefinite; caramello.

P: rispetto al naso, l’attacco è più sul dolce (caramello, caffè zuccherato, frutta caramellata, cioccolato), così come l’affumicatura resta più intensa (proprio legno che brucia). Le note agrumate sono qui più calde (diciamo chinotto, o arancia candita) – questo profilo, così poco coerente con un naso naked, ci sorprende in positivo, anche se la marinità qui – pur presente, con tracce sapide – resta un po’ troppo in disparte. Resta invece il tipico pepe nero di Talisker.

F: si torna alle asperità del naso, con un’accentuata marinità sapida, oltre a un malto francamente ancora acerbetto.

Incoerente tra naso e palato, questo Storm guadagna punti grazie al secondo, a nostro giudizio; non si comprende perché quasi dovunque costi (poco) più del 10 anni, che ci pare ancora imbattibile per rapporto qualità/prezzo. Ad ogni modo, è un bel Talisker, che mostra le caratteristiche più ruvide della distilleria, senza nascondere le componenti che giungono dal distillato più giovane presente nel vatting: 85/100 è la nostra opinione tradotta in numero, e questo è ciò che pensa Serge, mentre Davide ne parla un po’ qui.

Sottofondo musicale consigliato: Elio e le storie teseParco Sempione, e solo per un attimo vi risparmiamo Thunderstorm dei Domine.

Talisker 10 yo (2012, OB, 45,8%)

Avevamo annunciato l’ultimo giapponese, e invece no: siccome abbiamo partecipato alla presentazione milanese del Talisker Storm (evento di cui parla con dovizia di subordinate il caro Davide, che mannaggiallùi sta su Islay, adesso), ve ne vogliamo parlare. Ma prima di assaggiare la tanto attesa tempesta, pare obbligatorio riempire un buco gigantesco che grava sulla credibilità di whiskyfacile: vuoi non recensire lo storico Talisker 10 anni? Una vera e propria leggenda, un malto che ha trasformato tanti bevitori occasionali in brutte persone appassionate di whisky, spesso dotate di taccuino e boccette e con la fastidiosa tendenza ad annusare il bicchiere decine e decine di volte prima di assaggiarne il contenuto.

Talisker_10_Yr_v2N: buonissimo, come sempre! Lato fruttato e isolano sono magnificamente bilanciati e combinati in modo armonioso: da una parte ci sono aromi di mela rossa, zucchero bruciato (diciamo tarte tatin, ma anche mele e pere cotte con la cannella), confettura di fragole, scorza d’arancia, arancia candita… La maltosità di Talisker è ancora bella nervosa, e sotto a una coltre assai speziata (cannella, chiodi di garofano, pepe nero!) ci sta una buonissima, lieve affumicatura – lieve perché pur se profonda e intensa è quasi incorporata in un profilo davvero molto compatto. Su tutto, aleggia la brezza dell’Atlantico, fresca e iodata. Davvero un bel naso, composito, complesso e al contempo del tutto affabile.

P: wow! Un sapore molto compatto e omogeneo, di fronte al quale verrebbe solo da esclamare “Talisker!”. Volendo sezionare, c’è tutto il naso, con sapori che ritornano con grande intensità, esplodendo sul palato. Quindi è molto complesso e variopinto: è pepato e speziato, delciatamente fumoso; ma riesce contemporaneamente a essere caldo, con una bella dolcezza maltosa e fruttata (ancora tarte tatin, confettura d’albicocca, fette biscottate); una menzione speciale alle note di tabacco di sigaro.

F: legno bruciato; pare di sentire una torba marina bruciare sotto al naso… e sullo sfondo, ancora una dolcezza caramellata e perfino cioccolato.

Questa mattina, al supermercato, abbiamo visto che questo Talisker costa 29 euro: senza ombra di dubbio, assieme al gorgonzola dell’Esselunga, è il prodotto alimentare col rapporto qualità-prezzo più alto in commercio: o per lo meno, insomma, a noi piace moltissimo. Bilanciato, complessso, intenso, caldamente consigliato a tutti: un Talisker 10 anni ci deve essere, sul ripiano in cui tenete le bottiglie aperte. Il nostro voto sarà di 88/100, e Serge la pensa così e Ruben così, Ralfy così.

Sottofondo musicale consigliato: Hank Williams IIIStraight to Hell / Satan is real.