Glenturret 8 yo (2006/2015, Angel’s Share, 46%)

meow!, disse l'anima di Toswer

meow!, disse l’anima di Towser

Secondo imbottigliamento celebrativo per il nostro “venerato maestro” Davide, dopo l’eccellente 18 anni – non sappiamo se sia per scelta o per ventura, ma entrambi sono malti distillati a Glenturret, una delle più antiche distillerie attive (licenza ufficialmente concessa nel 1775, ma si vocifera che fosse attiva illegalmente già dal 1717). Un aneddoto che piace all’internet che piace: il gatto Towser, eternato dall’arte scultoria come si può vedere qui affianco, è entrato nel Guinness dei primati (pur essendo un felino, ahah! ok, scusate) per aver catturato la bellezza di trentamila topi tra gli anni ’60 e gli ’80 – complimenti, ma forse la vera notizia è un’altra: a Glenturret hanno un problema coi ratti, meglio vaccinarsi prima di andare a visitarla. Noi arriviamo, come sempre, troppo tardi rispetto alle celebrazioni davidesche: ma piutost che nient l’è mej piutost, si dice dalle nostre parti, e dunque “alla grande”!

img_4659N: l’alcol non è invasivo; per avere meno di dieci anni ha già una personalità bella sfaccettata, e pure solida anche se cangiante: predomina subito un agrume straripante, precisamente arancia – è poi molto zuccherino e caramellato: toffee burroso, zucchero di canna se non proprio mascobado, quasi panna cotta, o fonda di caffelatte zuccherato – ma anche pesche sciroppate o albicocche secche. Poi, in questo tripudio di zuccheri, a sorpresa si innesta anche un lato graffiante, speziato e quasi ‘sporco’ (un velo di sedano, di soffritto, un che di noce moscata, qualcosa di lontanamente sulphury…).

P: l’arancia dominava lassù, l’arancia domina pure qui: grande coerenza, questo palato si fa un po’ più ‘greve’ e succoso allo stesso tempo, rilanciando quelle note di zucchero di canna, di fudge e caffelatte, ma con un lato vanigliato, fruttato e cremoso più spiccato (frutta gialla, cocco, burro). Più cocco, meno sporco!, che appare già uno slogan perfetto per la vostra prossima campagna elettorale.

F: lungo, molto fruttato (cocco e arancia), con ancora un rivolo zuccherino a colare.

86/100. L’abbiamo usato per una degustazione nel padovano qualche settimana fa ed è stato tra i whisky più apprezzati, anche perché non mostra i soli otto anni – e sappiamo bene quanto ancora valga inconsciamente l’errata equivalenza “whisky vecchio = whisky buono”. Buono, ben fatto, complesso e intenso: non proprio come Davide, ma che ci vogliamo fare, ha altre doti. Un abbraccio.

Sottofondo musicale consigliato: un capolavoro assoluto paragonabile forse solo a certe composizioni del Mahler più sfrenato, ovvero The Kitty Cat Dance.

Laphroaig

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Su Whiskyclub.it tutte le specifiche della distilleria, qui sotto tutte le espressioni che abbiamo bevuto:

OB

Laphroaig ‘Select’ (2015, OB, 40%) – 75/100

Laphroaig ‘Quarter Cask’ (2014, OB, 48%) – 81/100

Laphroaig 10 yo Cask Strength (circa 2000, OB, ‘Green Stripe’, 57,3%) – 93/100

Laphroaig 10 yo Cask Strength (2007, OB, 55,7%) – 90/100

Laphroaig 15 yo (2009, OB, 43%) – 85/100

Laphroaig 18 yo (2015, OB, 48%) – 87/100

Laphroaig 25 yo (2013, OB, 45,1%) – 87/100

Laphroaig 30 yo Cairdeas (2008, OB, 43%) – 84/100

Laphroaig 11 yo Cairdeas ‘Master Edition’ (2010, OB, 57,3%) – 88/100

Laphroaig Cairdeas 2013 (OB, Port Wood finish, 51,3%) – 75/100

Laphroaig Cairdeas 2014 (OB, Amontillado Finish, 51,4%) – 87/100

Laphroaig Cairdeas 200th Anniversary (2015, OB, 51,5%) – 91/100

IB

Laphroaig ‘Arcobaleno’ (2015, I Love Laphroaig, 50,3%) – 85/100

Laphroaig 8 yo ‘Premier Barrel’ (1998/2006, Douglas Laing, 46%) – 90/100

Laphroaig 11 yo (1998, Signatory for La Maison du Whisky Collector’s Edition, 60,7%) – 92/100

Laphroaig 12 yo (1998/2011, Whiskyforyou.it, 46%) – 90/100

Laphroaig 12 yo ‘Medicinale’ (1999/2012, Laphroaig.it, 57,7%) – 86/100

Laphroaig Highrove 1997/2009 (cask #156, OB, 46%) – 88/100

Laphroaig 14 yo ‘La Pala’ (1999/2013, I Love Laphroaig, 58,2%) – 84/100

Laphroaig 14 Yo (1998/2012, Cadenhead’s, 59,3%) – 88/100

Laphroaig 14 yo (1999/2013, Le Bon Bock, 46%) – 84/100

Laphroaig 14 yo (1999/2013, Whiskyclub.it, 46%) – 86/100

Laphroaig 14 yo (2000/2015, Hidden Spirits, 48%) – 88/100

Laphroaig 15 yo (1996/2012, La Maison du Whisky, 54,3%) – 87/100

Laphroaig 15 yo ‘The Artist #3′ (1998/2013, Signatory for La Maison du Whisky, 60,1%) – 90/100

Laphroaig 16 yo (1987/2004, Silver Seal, 46%) – 92/100

Laphroaig 16 yo (1998/2015, Valinch & Mallet, 55,6%) – 87/100

Laphroaig 21 yo (1990/2011, Wilson&Morgan, 56,3%) – 89/100

Laphroaig 21 yo (1990/2011, Tartan Collection, 48,7%) – 89/100

Benromach Peat Smoke (2006/2015, OB, 46%)

Benromach è, se vogliamo, la Springbank dello Speyside: la proprietà è di un imbottigliatore indipendente, Gordon & MacPhail, e soprattutto la maltazione avviene in casa, dato che la nostra Benromach è tra le pochissime distillerie ad aver cura di occuparsi della cosa senza delegare ad altri. Le versioni ‘base’ (5 e 10 anni, anche a grado pieno) sono tra i nostri imbottigliamenti recenti preferiti, perché mostrano un carattere oggi davvero inusuale, paragonabile ai whisky degli anni ’60, molto ‘sporco’ e leggermente torbato. Questo “Peat Smoke” dichiara fin dal nome le sue intenzioni bellicose: qui l’affumicatura è in primo piano, come dimostrano i 62 ppm di torbatura (più di Ardbeg, per intenderci) di un malto giovane, di circa nove anni, invecchiato in sole botti ex-bourbon first fill.

brmob-2006v1N: ha proprio una bel fumo di torba acre e denso; è vivace e non ti lascia un attimo di pace. Sembra anche un po’ minerale e persino iodato (???). Camino spento. Poi abbiamo un lato balsamico (aghi di pino e borotalco) e anche una dolcezza ben costruita: pere, mele, cedro candito e liquirizia. E non dimentichiamoci di citare il malto, fieramente presente.

P: niente alcol e corpo pieno. Di nuovo la torba si fa pervasiva, con un sapore denso e fumoso. Sembra di succhiare della terra che brucia. Liquirizia e ancora aghi di pino e tanto limone, mentre la dolcezza non è mai la nota principale, pur se davvero esasperata dalle botti first fill, ma resta sempre in qualche modo sotto scacco per mano di questo fumo così intenso…

F: …che anche al finale si prende la scena per un tempo lunghissimo. Erba bruciata, scamorza. Veramente una sensazione di torba feroce.

Il fumo è davvero eccessivo, così come la dolcezza, molto “liquiriziosa” e tutta caricata dalla botte. Tutto ‘troppo troppo’ per un whisky che, comunque, costando 55€ resta consigliabile nella categoria BFYB: 83/100.

Sottofondo musicale consigliato: Miles Davis – Smoke gets in your eyes.

Lagavulin

Classic Malts Cruise 2007

Su Whiskyclub.it tutte le specifiche della distilleria, qui sotto tutte le espressioni che abbiamo bevuto:

OB

Lagavulin 8 yo (2016, OB, 48%) – 89/100

Lagavulin 12 yo ‘White Horse Distillers’ (anni ’70, OB, 43%) – 95/100

Lagavulin 12 yo (2009, OB, 57.9%) – 88/100

Lagavulin 12 yo (2012, OB, 56,5%) – 91/100

Lagavulin 12 yo (2015, OB, 56,8%) – 91/100

Lagavulin 16 yo (2014, OB, 43%) – 90/100

Lagavulin Distiller’s Edition (1987/2003, OB, 43%) – 86/100

Lagavulin 18 yo ‘Feis Ile 2013′ (1995/2013, OB, 51%) – 90/100

Lagavulin Jazz Festival (1995/2013, OB, 51,9%) – 91/100

Lagavulin 21 yo (1985/2007, OB, 56,5%) – 94/100

Lagavulin NAS ‘available only at the distillery’ (2010, OB, 52,5%) – 88/100

IB

Lagavulin Lg2 (2010, Elements of Islay, 58%) – 87/100

Longmorn 20 yo (1993/2013, Valinch & Mallet, 55,5%)

Valinch & Mallet ha vissuto il suo primo anno e mezzo di esistenza in costante crescita: dopo un inizio scoppiettante al Milano Whisky Festival 2015, viaggi in Asia, export a Singapore, tutti i maggiori festival europei, un accordo con La Maison du Whisky… Tutto meritato per Davide e Fabio, come sappiamo bene noi che già diverse loro selezioni abbiamo avuto modo di assaggiare. Oggi peschiamo tra le prime release, ovvero un Longmorn di 20 anni, imbottigliato nel 2013 (era negli stock in possesso di Fabio, se non andiamo errati – nel caso ci saprà correggere), tratto da un bourbon hogshead da cui sono venute al mondo 220 bottiglie. Il colore è, per usare un termine tecnico che insegnano in ogni corso AIS, “scuretto”.

15967794_10154269378786958_2130571345_o-gifN: impressiona fin da subito la “densità” di questo whisky: pieno, carico, riunisce le sue note in un unico accordo. Dato che però noi siam qui a sparare descrittori per tradurre verbalmente, facciamo uno sforzo e proviamo a descrivere. Innanzitutto, cioccolato al latte (proprio l’ovetto Kinder, e la suggestione ci viene prima di ricordare i trascorsi da modello di Davide), un liquore al mandarino, certa frutta molto matura (mele soprattutto, e albicocche) – un qualcosa di molto zuccherino, che potrebbe essere frutta sciroppata, come dice Serge, forse sciroppo d’acero, o forse ancora una zuppa inglese. Un sentore di legno lucidato.

P: a 55 gradi l’alcol ovviamente non può scomparire, ma qui pare un po’ slegato. Ti felpa la bocca con una parte agrumata e dolce molto intensa, tra il liquore all’arancia, il cioccolato al latte, lo sciroppo d’acero – c’è anche una nitida nota di panforte (che bene unisce le note di agrume, cannella, cioccolato, pepe…). Nel bel mezzo di questo festival zuccherino irrompe a brutto muso il legno, con il suo portato (amaricante, ed eccessivo a nostro gusto) di spezie e di balsamico.

F: il balsamico fa da trait d’union tra palato e finale, quando torna a squadernarsi la dolcezza intensa e massiccia di prima (pan di spagna, ancora una marmellata dolce).

Iniziamo dalla fine: 84/100. Non si pensi ad un whisky cattivo, per carità, ma  a nostro gusto troppo carico, un po’ troppa botte. Peccato perché Longmorn ha spesso note fruttate e inserzioni vagamente minerali che talora fanno girare il capo a noialtri – in questo caso girerà di più il capo a chi ama malti super super carichi: il fatto che l’imbottigliamento sia esaurito sembra confermare che il problema è tutto nostro, quindi bene così! Come sempre, grazie a Fabio e Davide per il campione.

Sottofondo musicale consigliato: Woven Hand – Long Horn.

Kilchoman ‘Machir Bay’ (2016, OB, 46%)

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Machir Bay, c’est moi!

Torniamo sul luogo del misfatto: avevamo assaggiato il Machir Bay nella sua versione del 2015, adesso proviamo un batch dell’anno successivo – anno successivo che è anche anno scorso, per una curiosa coincidenza del caso. Si tratta di un best seller (alla Fiera dell’Artigianato e al Milano Whisky Festival sono state esaurite le scorte), con un rapporto qualità/prezzo molto apprezzato dai consumatori. È una miscela di botti ex-bourbon ed ex-sherry, con un rapporto 80/20, come si evince dall’indicazione (dall’infografica, direbbero i più aggiornati) sulla scatola. Come sapete, siamo stati a visitare la distilleria più artigianale di Scozia ad ottobre, e ci piace linkarvi nuovamente il nostro verboso e sedicente reportage (in due parti: qui la prima, qui la seconda).

schermata-2017-01-11-alle-00-04-05N: sicuramente l’alcol è molto discreto, e lascia godere appieno dei sentori. Una marcata marinità è sugli scudi fin da subito, con un mare di aria di mare, un sentore di nave in tempesta (eh?). Ci si muove sul terreno di una dolcezza nitida ma non eccessiva, timida e calda, certo di vaniglia, ma anche di un fieno caldo: insomma, di cereale. Una nota di candito, forse di cedro? Di certo, ricorda quelle caramelle gommose verdi (se non andiamo errati, sono proprio al cedro, o forse alla mela verde?, e comunque belle dolcine). Succo di mela. L’eucalipto ci porta a ricordarci di un dettaglio, che pure con l’eucalipto ha poco a che fare: il fumo di torba, denso, forte ed acre, ma perfettamente integrato.

P: rispetto al naso, l’intensità è esplosiva e forse inattesa. Coerenza: si sta sempre al mare, con note sapide, proprio di acqua di mare ingollata tra una bracciata e l’altra. C’è un senso di torba terrosa, ‘aspra’ e vegetale, che non ti lascia un attimo e si impasta con grazia ad una dolcezza altrettanto insistita, sostanziata di confetti, succo di mele, vaniglia e mandorle sgusciate. Fave di cacao. Una punta d’eucalipto.

F: torba pesante, chimica e densa. Cioccolato.

Poco da dire: eccellente esempio di un malto isolano, con tutti i crismi richiesti ai torbatoni e non pochi guizzi personali. Conquista l’abbinamento riuscito di intensità e complessità, date le tante sfaccettature e le variazioni sia sul mare che sul lato più dolce (la piccola quota ex-sherry influisce, soprattutto su questo versante). La nostra memoria sarà fallace, e il confronto andrebbe fatto simultaneamente, non a distanza di più di un anno: ma tant’è, rispetto all’edizione 2015 ci pare un passo in avanti, e 87/100 sia. Niente male per un entry-level da 45 euro, eh?

Sottofondo musicale consigliato: Hiss Golden Messenger – Like a Mirros Loves a Hammer.

Talisker ‘Neist Point’ (2016, OB, 45,8%)

L’ultima trouvaille in casa Talisker (una casa tormentata, di questi tempi, e controversa come tutte le icone che ristrutturano la propria immagine – o meglio, che ristrutturano il proprio carattere sotto ad un’immagine non così diversa) è un NAS dedicato al solo travel retail: nomato Neist Point, va a innestarsi sulla serie Skye/Storm/Dark Storm posizionandosi in fascia alta, dato che costa un centinaio di euro, più o meno. Incuriositi e avidi di esperienze, assaggiamo diligenti.

talisker_neist_point1N: dell’età non è dato sapere alcunché, ma la torba è di certo ancora molto viva e profonda: ha vere e proprie note di catrame, di falò. Si affianca poi una ‘dolcezza’ molto pronunciata e appiccicosa, sul caramello e la cola, sulla liquirizia (una liquirizia bella dolce, quasi ‘caramella alla l.’). La mela caramellata vi dice qualcosa? E l’arancia molto matura? E il chinotto? La banana qualcosa vi dirà, senz’altro. Tutto questo a discapito di alcuni hallmark di Talisker, come marinità e spezie: se l’acqua salata e le onde scompaiono del tutto, il pepe si fa da parte e resta appena un poco di cannella.

P: il corpo appare un po’ ‘debolino’, certo non esplosivo; per contro, i sapori sono belli intensi e sparati, anche se tutto sommato ‘semplici’ – pare puntare moltissimo su torba/fumo e dolcezza, tutto un po’ sparato: liquirizia a bizzeffe, tanto legno, créme caramel, cola e prugne (e mele) cotte. Nessuna marinità, un pepino vago e ancora un bel fumo di torba.

F: legno bruciato e miele, caramello e legno bruciato. Insomma, dolcezza e legno bruciato.

Forse, o non c’è tanta roba giovane oppure la gioventù è molto nascosta dalla carica del legno: bidimensionale, buono ma non sa replicare la sfaccettata complessità dei Talisker che abbiamo amato (e che si trovano ancora a prezzi pari – vedi il 18 anni). Certo è una questione soggettiva, ma circa 90€ per noi è francamente troppo: manca la complessità ma la piacevolezza c’è tutta, e vai di 84/100.

Sottofondo musicale consigliato: Tom Jones – The Lonely One.

Kilkerran

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Su Whiskyclub.it tutte le specifiche della distilleria, qui sotto tutte le espressioni che abbiamo bevuto:

OB

Kilkerran ‘work in progress 6’ bourbon (2014, OB, 46%) – 88/100

Kilkerran ‘work in progress 6′ sherry (2014, OB, 46%) – 86/100

Kilkerran ‘Work in Progress 7’ bourbon (2015, OB, 54, 1%) – 90/100

Kilkerran ‘Work in Progress 7’ sherry (2015, OB, 46%) – 88/100

Kilkerran 10 yo ‘Chateau Lafitte’ (2015, OB for Beija-Flor, 55,1%) – 85/100

Kilkerran 12 yo (2016, OB, 46%) – 90/100