Laphroaig Cairdeas 200th Anniversary (2015, OB, 51,5%)

Arrivati a recensire il venticinquesimo Laphroaig, ci rendiamo conto che 1) pur tenendo conto di tutti quelli mai finiti sul sito, ne abbiamo bevuti pochissimi; 2) non c’è più bisogno di spiegare perché Laphroaig sia importante, né perché sia amata, quindi ce e ve lo risparmieremo. Assaggiamo oggi l’imbottigliamento Cairdeas 2015, ovvero quello per il Feist Ile dell’anno passato: ed era un anno particolare il 2015, cioè il duecentesimo di vita della distilleria… John Campbell, distillery manager, ha preparato una ricetta speciale: solo orzo maltato in casa, solo due alambicchi utilizzati (i due più piccolini, i due più vecchi), invecchiamento nella warehouse N.1, età non dichiarata. Andiamo? Andiamo.

July15-LaphroaigCairdeas2015N: poco alcolico, ma per il resto è tanto di tutto… Nel senso che, ad esempio, la ‘dolcezza’ non è solo intensa, è straripante, profonda, giocata su note di pasta di mandorle, di zucchero a velo, perfino di borotalco. I classici biscotti zenzero e cannella di Natale. C’è una nota agrumata incantevole, diremmo proprio di lime, complicata da una punta mentolata. La torba, poi, è sporca, sa proprio di smog, di diesel, e al contempo c’è anche tanta garza medicinale, tanta corsia d’ospedale; ma è un po’ una garza ladra che si è rubata la marinità. Anche oggi abbiamo fatto la nostra battuta pessima, grazie.

P: clamorosamente poco alcolico per la gradazione che ha. L’ingresso è mostruosamente torbato e fumoso, e ancora pare di scendere in un sottosuolo distopico pieno di smog, di fumo, di motori accesi, di plastica bruciata e desolazione. Però poi arrivano assieme dolcezza e (una fenomenale) acidità, indissolubilmente unite e per questo bilanciatissime, con note di confetti alla mandorla e di lime. Il tutto pare accadere nel laboratorio di un dentista, tante sono le note medicinali. Diciamo che l’acidità fa da collante tra una timida dolcezza e uno smog atrocemente intenso. Ancora, niente sale e poco mare.

F: lunghissimo e intenso, ancora lime, ancora smog, fumo, torba, confetti, biscotti ai cereali. Ottimo.

Uno dei Laphroaig migliori che ci sia mai capitato di assaggiare; e le parole sono già anche troppe. 91/100.

Sottofondo musicale consigliato: Alberto Fortis – Milano e Vincenzo.

Balvenie

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Su Whiskyclub.it tutte le specifiche della distilleria, qui sotto tutte le espressioni che abbiamo bevuto:

OB

Balvenie 12 yo Signature (2012, OB, batch #5, 40%) – 85/100

Balvenie 12 yo Doublewood (2010, OB, 43%) – 87/100

Balvenie 15 yo ‘single barrel’ (2012, OB, 47,8%) – 88/100

Balvenie 15 yo ‘Single Barrel’ (2014, OB, 47,8%) – 87/100

Balvenie 17 Doublewood (2014, OB, 46%) – 86/100

Balvenie 21 yo Portwood (2013, OB, 43%) – 82/100

Balvenie 30 yo (2004, OB, 47,3%) – 90/100

Balvenie ‘Tun 1401’ (2011, batch #2, OB, 48,1%) – 88/100

Balvenie Tun 1401 (2013, OB, batch #7, 49,2%) – 92/100

IB

Burnside 26 yo (1989/2015, Cadenhead’s, 48,8%) – 89/100

Tomatin 24 yo (1990/2015, Valinch & Mallet, 56,2%)

Ultimamente Tomatin sta rilanciando il proprio marchio: la mossa più evidente è il cambio del packaging, con nuove bottiglie (molto belle peraltro) e nuove etichette, ma anche le strategie commerciali paiono accodarsi al trend delle distillerie più quotate: single casks, release limitate, selezioni superpremium con invecchiamenti importanti e costi adeguati alla collocazione. Noi abbiamo sempre apprezzato Tomatin, ma con sgomento non ne conserviamo espressioni ufficiali tra i sample: per fortuna abbiamo un single cask di 24 anni, imbottigliato dai quei due mascalzoni di Valinch & Mallet (la botte è a metà con whiskybroker), da botte ex-sherry.

Schermata 2016-07-22 alle 11.40.52N: complice anche la gradazione monstre, ha un naso molto compatto e (sulle prime, per lo meno) difficile da penetrare. Prevalgono le note educate di frutta disidratata: dall’uvetta alle bacche di Goji (…), all’albicocca. Ha un che di minerale ed erbaceo, che assieme alla timida frutta ci fa immaginare persino un’acidula melagrana; se non sembrasse brutto da dire, potremmo spingerci a parlare di aceto bianco di mele, tutto giocato sull’ossimorico filo di una zuccherina acidità. Pian piano si apre su note al limite della vaniglia e della frutta gialla: davvero particolare e challenging, continua a cambiare e mai si concede uno sguardo ruffiano.

P: frutta rossa?, torte cremose?, un pizzico di malizia? Niente di tutto ciò, l’interazione con la botte ex-sherry (ipotizziamo: di non primo riempimento) ha qui portato a risultati inattesi: note di pera acerba, di vino bianco, passando per una multiforme suggestione di fieno, di uva bianca. Una venatura minerale? Un po’ di limone, forse anche di zenzero?, e uno strano e astratto senso che sta a metà tra il cioccolato e il mentolato. Con acqua, si fa un poco più dolce (si va verso la mela gialla) ma nel complesso lo preferiamo a grado pieno, più tosto e tagliente.

F: di medio-lunga durata, molto pulito, minerale e ancora dalle tinte gradevolmente acidule.

Beh, un whisky veramente sostenuto e talmente poco agghindato da sembrare nudo: Valinch & Mallet ci ha abituato a scelte peculiari, talvolta all’insegna della botte molto attiva, talvolta tutto all’opposto… Qui siamo decisamente in questa categoria, con un eccellente distillato in primissimo piano anche dopo 24 anni di interazione con un legno evidentemente levigante e poco attivo. La scelta ci piace, senz’altro, anche se – a onor del vero – dobbiamo avvertire che si tratta di un Tomatin che può risultare difficile, austero, soprattutto al naso: ma anche questa è una scelta che ci piace, no ai deboli di cuore, sì all’ardimento! 88/100, avanti il prossimo.

Sottofondo musicale consigliato: James Senese, Napoli Centrale – Ngazzate Nire.

Balblair

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Su Whiskyclub.it tutte le specifiche della distilleria, qui sotto tutte le espressioni che abbiamo bevuto:

OB

Balblair 1975 (2012, 2nd release, 46%) – 87/100

Balblair 1978 (2010, OB, 46%) – 87/100

Balblair 1989 (2012, OB, 46%) – 87/100

Balblair 1991 (2009, OB, 43%) – 83/100

Balblair 1997 (2012, 2nd release, OB, 46%) – 84/100

Balblair 2001 (2011, OB, 46%) – 85/100

Balblair 1997/2015 (OB for Whiskyclub.it, 57,6%) – 87/100

Kininvie 23 yo (batch #2, 2014, OB, 42,6%)

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signora mia!

Signora mia, e cosa sarà mai questo Kininvie? Che roba è?, non ho mica mai sentito una distilleria del genere. Beh, mio caro interlocutore immaginario, io che sono una signora esperta so! Capisco, signora, e rispetto la sua autostima, ma mi dica, cortesemente, che roba è. Beh, caro interlocutore immaginario, Kininvie un tempo era una distilleria ‘fantasma’ del gruppo William Grant: usavasi la piccoletta e poco amena distilleria, sita nel cortile di Balvenie, per produrre grain e malt whisky da destinare ai blended di casa; oggi però si distilla quasi solo malt whisky destinato a rimpinguare il Monkey Shoulder e, soprattutto, a fare magazzino per imbottigliamenti super hardcore top premium, tipo quello che abbiamo qui davanti, caro interlocutore immaginario. Ah, signora mia!, ma allora Kininvie Single Malt è come l’Hazelwood! Già, solo che costa – se possibile – pure di più. Beh, signora mia, beviamoci su.

Schermata 2016-07-13 alle 20.26.10N: da subito, è un whisky che sa maledettamente di whisky di Dufftown, in tutte le sue accattivanti sinuosità: ci sono note ingolosenti di brioche all’albicocca e di toffee burroso (avete presente il fudge?), poi seducenti voci di pesca sciroppata, mele gialle; pane al latte con le uvette. Sicuramente nel mix di botti c’è un bell’apporto dello sherry, che porta anche un senso di legno tostato, di zucchero cotto (diciamo tarte tatin per placare chi a ragione diffida dal descrittore zucchero cotto). Tutto davvero molto opulento. A bilanciare, un ricordo di buccia d’arancia rossa.

P: sa proprio di cereale burroso con delle frutta cotta zuccherina: fate voi, a seconda della vostra sensibilità e del vostro vissuto: una bella brioche all’albicocca, una torta di mele o ancora tarte tatin. Ancora un po’ di legno tostato e la buccia d’arancia, magari essiccata… Qualcosa di noccioloso, anche. Miele.

F: abbastanza lungo e persistente, prosegue sulla linea ben tracciata sopra, tra burro e buccia d’arancia, tra malto e frutta secca.

Come senz’altro sapete, si tratta di una bottiglia molto ricercata tra i collezionisti (memori delle quotazioni raggiunte dai primi Hazelwood) e tra gli amanti di Balvenie: è una bottiglia da 35 ml, che in uscita costava circa 130 danari. Toltoci il dente del prezzo, dobbiamo dire che è un buon whisky, certo, ma non “mitologico”: la qualità è buona, ovviamente, e a dispetto della gradazione intensità e qualità dei sapori sono di alto livello. Noi però vogliamo tutto, vogliamo sognare!, e dunque non andremo sopra il 85/100. La signora mia di cui sopra nel frattempo si è appartata con l’interlocutore immaginario (lo diciamo per i più apprensivi).

Sottofondo musicale consigliato: Napoli Centrale – Simme iute e simme venute.

Benrinnes 18 yo (1995/2015, Whiskyclub.it, 53,5%)

L’estate è il periodo dell’anno in cui si beve meno whisky, si sa, e la cosa risulta evidente tenendo d’occhio le statistiche del nostro blog: rispetto alla media del periodo settembre-maggio, le visite sono più o meno dimezzate… Ma è così tutti gli anni, e ci piace pensare che non siano le nostre recensioni ad avere stufato quei pochi disagiati come noi con la passione per il whisky, bensì sia proprio una questione strutturale. Però insomma, è estate anche per noi; quindi oggi andiamo alla ricerca di un malto estivo, fresco, godibile, e tutti gli indizi ci portano a questo sample di Benrinnes 18 anni ex-bourbon selezionato e imbottigliato dai prodi Davide, Claudio e Andrea di Whiskyclub Italia, ormai l’anno scorso. Chiudiamo l’intro ricordando come proprio ieri Whiskyclub sia andato in ferie, chiudendo un anno straordinario, con decine di serate e migliaia di tesseramenti; bravissimi ragazzi, a settembre si riparte! Un delizioso color dorato ci accoglie.

Bottigli_etichetta_BenRinnesN: partiamo da un aggregato di suggestioni, da poi scomporre: torta alla crema di limone. Intendiamoci, siamo di fronte a tutti i migliori cliché di una botte ex-bourbon riempita nello Speyside: dunque abbiamo una fantastica frutta gialla (note di banana travolgenti, ma anche mela gialla), poi suggestioni di vaniglia e crema pasticciera (crema al limone?, dato che pare esserci una bella acidità agrumata, che potrebbe essere pompelmo rosa), pasticcini alla frutta… Le torte di mele che faceva la nonna? Una leggera nota balsamica, d’eucalipto, a rinfrescare il tutto. Veramente ottimo.

P: il profilo è molto solido e compatto, con un bel muro di sapore che peraltro evidenzia solo parzialmente la quota alcolica (e ci mancherebbe, a 52 gradi!). Ottimo corpo, notevole intensità. Non è un tripudio di complessità, certo, ma è davvero armonioso e molto convincente, con le sue note di crema, di cioccolato bianco, di frutta gialla (pera), ancora di torta al limone e pasticcino alla frutta, di cereali… Vien quasi voglia di dolci al solo assaggiarlo! Ancora bilancia la dolcezza una bella dignità acidula, che tende a pulire…

F: …anche un finale veramente intenso, lungo e pulitissimo: ancora agrumi, crema, frutta gialla.

A leggere le recensione, la bella favola di questo whisky è che richiama alla mente e ai sensi tutte cose dolci, ma in fin dei conti si ha la costante impressione di bere un prodotto ben equilibrato ed armonico, in cui una bella acidità fa da contrappunto a tutto quel ben-di-dio organoletticamente zuccherino. La dimostrazione lampante è il finale, che scivola via lungo ma con grande eleganza. Ripetiamoci: non è un whisky complessissimo, non ribalterà le vostre convinzioni sullo Speyside né vi farà saltare sulla sedia per lo stupore: ma racchiude al meglio tutto quel che potreste aspettarvi. 87/100.

Sottofondo musicale consigliato: Loredana Bertè – In alto mare.