Ardbeg 12 yo 1992/2004 (46%, Silver Seal for Collecting Whisky)

Domani inizia il Milano Whisky Festival, e lì Giuseppe Gervasio Dolci e Andrea Giannone, i due storici organizzatori della kermesse, presenteranno alcune delle nuove bottiglie da loro selezionate; quest’oggi affrontiamo quella che riteniamo essere una delle loro migliori ‘scoperte’, ovvero un Ardbeg maturato in botti di sherry (come si evince subito dal colore, molto scuro) e ormai praticamente introvabile dato che ne esistevano solo 120 bottiglie (non è vero! qui si trova ancora, costa 150 euro).

N: notevolissima influenza dello sherry; si sente un po’ di torba, per nulla aggressiva e sullo sfondo, ma manca l’affumicatura. Ardbeg, dove sei? Lo sherry intanto porta: arancia, non candita; uvetta; molto dolce, davvero. Ha un leggero sentore di carne (tipica di certi Springbank / Longrow) ma molto gradevole e per nulla respingente; note di prugne cotte, noce moscata. Molto buono, molto complesso, in continua evoluzione.

P: ok, ecco l’Ardbeg. Si sente la tipica torbatura degli Ardbeg, molto forte, ma che non sovrasta gli altri sapori: un sacco di frutti rossi (lampone?) soprattutto. Il dolce, però, man mano evolve verso il legnoso, l’affumicato, il torbato. Verso la fine arriva quel salato marino che è peculiare dei malti di Port Ellen. Molto secco. Squisito e bevibilissimo, non si sente mai la necessità di aggiungere acqua.

F: habemus finish. Media durata. Siamo su un legno dolce, secco; è lontana certa trionfale brutalità degli Ardbeg, questo è un finish molto delicato; da capogiro il modo in cui, alla fine, senza accorgerti ti ritrovi le labbra salate.

L’effetto che le botti di sherry fanno sui whisky torbati di Islay è spesso imprevedibile: talvolta ci si trova di fronte a un prodotto ostico e imbevibile, talvolta a dei gioielli di equilibrio e complessità. Questo decisamente appartiene alla seconda categoria: un giovane Ardbeg veramente squisito, gentile, dolce, bilanciato.

Consigliatissimo: 90/100, se non di più… Se volete anche l’opinione di un vero fuoriclasse della degustazione, qui trovate la recensione di Serge Valentin.

Sottofondo musicale consigliato: UlverPlates 5-6, dall’album Marriage of heaven and hell; un piccolo capolavoro sconosciuto, che mette in musica – appunto – il Marriage of heaven and hell di William Blake.

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