Bruichladdich XVII (46%, OB)

La Bruichladdich è una delle distillerie di Islay che per tradizione non ha mai prodotto whisky caratterizzati da una particolare torbatura; dopo la riapertura e il riavvio della produzione sotto una nuova proprietà tra 2000 e 2001, la nuova Bruichladdich ha allargato in modo straordinario la sua offerta, investendo sui wine-finishing, producendo malti torbati e torbatissimi (Port Charlotte e Octomore) e soprattutto puntando su strategie di marketing molto ‘moderne’ e in definitiva vincenti. Come scrive Serge Valentin qui, questo atteggiamento è dovuto alla necessità di rilanciare il brand: tra qualche anno, con ogni probabilità, i nostri “si daranno una calmata” e faranno qualche passo indietro verso un profilo più stabile. Quest’anno, ad esempio, è uscito il primo 10 anni tutto nuovo, che sembra essere davvero molto interessante (una recensione, sempre di Serge, la trovate qui). Veniamo al nostro 17 anni, ora: il colore è di un bell’ambrato chiaro.

N: molto dolce, immediatamente: miele, zucchero di canna, un po’ di vaniglia sullo sfondo, ma poca. Quel che prevale è malto tostato (fette biscottate!), con la dolcezza che pian piano lascia spazio ad un amarognolo molto gradevole. Latte di mandorla. Ci sono poi note di frutta secca, forse soprattutto albicocche, e di pera matura; sfumature erbose, floreali, ma un po’ astratte. Aggiungendo acqua (comunque non necessaria) non esce il legno ma emerge un po’ di marino, ma con grande discrezione. Buon naso…

P: …non mente: bevibilissimo, cremoso. Dolceamaro come al naso, ancora su mandorla e miele, resta molto piacevole e per nulla stucchevole. Il sapore di malto ci sembra prevalente, con ai lati note di caramello e di agrumi (scorza di limone) a prevalere su un fruttato molto vago (frutta tropicale? Ma ripetiamo, un po’ vago). È un po’ trattenuto, ammesso che abbia senso: non ci sono fiammate di sapore, è un whisky facile (hey, sembra perfetto per noi, no?), godibile ma non straordinariamente complesso, tutto giocato sulle note maltate e su una sobria interazione con le botti.

F: non molto lungo, ma buono: ancora un po’ sull’amarognolo, erbaceo (fieno), un po’ legnoso. Scorza di limone su una fetta biscottata.

Questo Bruichladdich è certamente buono, ben fatto; è un whisky ordinato, coerente, senza picchi e senza stupefacenti spigolosità, ma nel complesso ci piace. Un buon esempio di come ad Islay sappiano fare whisky senza esagerare con la torba; decisamente godibile, ma è forse un peccato che le note fruttate restino un po’ trattenute e quelle costiere, invece, quasi non sbuchino fuori. Comunque il suo 85/100 se lo guadagna onestamente. Qui potete leggere rapide impressioni di due guru come Dave Broom e Micheal Jackson (che, detto per inciso, proverebbe questo whisky in una Caipirinha… boh).

Sottofondo musicale consigliato: un Robin Laing decisamente alticcio che canta la sua Bruichladdich Dram. La versione su disco esiste, ma a nostro gusto è francamente dimenticabile.

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