Highland Park 1986-2011 (The Whisky Agency for Sweden, 52,5%)

In passato abbiamo già incontrato l’eccellente imbottigliatore tedesco Whisky Agency, ed oggi lo rimettiamo alla prova assaggiando un Highland Park di 25 anni, imbottigliamento esclusivo per la Svezia cui abbiamo però potuto accedere allo scorso Milano Whisky Festival. Il fatto che siano solo 233 bottiglie, oltretutto come detto riservate al mercato svedese, lo rende un malto abbastanza difficile da trovare: al prossimo festival romano Spirit of Scotland (sul quale Davide ha scritto un bel post qui), però, questo imbottigliatore sarà presente, e con ogni probabilità ci sarà la possibilità di riassaggiarlo allora – oltre naturalmente alla possibilità di provare molti dei suoi eccellenti compagni d’etichetta. L’invecchiamento in una ex-bourbon hogshead conferisce al whisky un bel colore paglierino.

N: senz’acqua, è chiuso come la difesa dell’Inter del Triplete. Molto pungente, l’alcol la fa da padrone. Ha un carattere floreale, per ora un po’ indistinto però (erica?); un po’ d’anice. Molto, molto austero. L’acqua valorizza un po’ la dimensione erbosa e floreale, definendola meglio (fiori recisi? gerani? si sente un po’ quell’odore di quando si dà l’acqua ai fiori, di terra umida…); c’è un qualcosa di agrumato (limone? forse cedro, piuttosto). Olio d’oliva. Una flebile vaniglia fa capolino qua e là: è pur sempre una botte ex-bourbon!

P: senz’acqua, è un pugno. L’alcol si sente troppo, evapora immediatamente in bocca, lasciando solo qualche allusione ad anice ed un dolcino del tutto indefinibile. Con acqua non si apre granché, ma diventa più accessibile: fave di cacao, succo di limone senza zucchero (avete presente il “canarino”?). A dominare veramente è il lato minerale: posto che difficilmente sarete soliti mangiare sassi – “sei scemo o mangi sassi?” –, avete mai bevuto l’acqua di torrente, in montagna, con quel bel fondo ciottoloso? Ecco, appunto, minerale.

F: svanisce in fretta. Resta un dolce astrattamente erboso, ma per pochi istanti; ancora fiori, ancora minerale, ancora limone.

Rispetto all’immagine degli Higland Park che abbiamo tramite gli imbottigliamenti ufficiali, l’assenza di quella tipica componente sherried si sente molto, sottraendo una dolcezza fruttata e concentrando l’esperienza sulla dimensione floreale, vegetale. Sappiamo che molti HP ex-bourbon hanno un profilo minerale, molto austero: questo appartiene esattamente a questa categoria, ed ha bisogno di molta acqua e di molto tempo. Pian piano però si apre e complessivamente resta molto particolare ma gradevole: un velo di delusione resta, perché ok la delicatezza, ok la subtlety, ma a livello di intensità dei sapori a nostro gusto è un po’ troppo debole. Un whisky ostico, che dividerà i palati: noi gli diamo 85/100, e di certo consigliamo di assaggiarlo, perché è davvero ‘inusuale’. Ne parleremo insieme allo Spirit of Scotland?

Sottofondo musicale consigliato: Lisa Hannigan – Be my husband (cover “austera” di una splendida canzone di Nina Simone).

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