Mannochmore 18 yo (1990/2009, OB, 54,9%)

Uno crede che la Diageo si occupi solo di alcolici, e invece… Presso la Mannochmore Distillery, infatti, si produce anche mangime per animali, utilizzando gli scarti della produzione di molte distillerie. Sebbene la tentazione di assaggiare anche questo prodotto sia… ehm… forte?, ci limiteremo a restare nel nostro campo e ad assaggiare l’ultimo dei pochissimi imbottigliamenti ufficiali del whisky là prodotto: un 18 anni, misto di invecchiamento di botti di bourbon e sherry re-charred (ovvero abbrustolite all’interno in modo che il legno ‘si apra’ e dia di più al distillato) e botti di quercia americana che avevano contenuto sherry. Insomma, un gran casino. Il colore è ramato chiaro.

N: senz’acqua: burro e zucchero (impasto per torte), vaniglia, fette biscottate, toffee, torrone. Pere caramellate; c’è anche frutta tropicale (diremmo papaya disidradata… l’abbiamo appena comprata!). Marshmellow. Note liquorose, a tratti, tipiche solitamente degli sherried; cioccolato al latte (ovetti kinder, molto intenso), uvetta, panettone. Con un po’ di attesa, la dimensione fruttata si apre un po’ (banana). Pian piano esce un legno caldo davvero buono, che porta con sé spezie. L’acqua accende il legno ed esalta soprattutto il lato cioccolato al latte – vaniglia – torrone. A un certo punto il legno ‘si impolvera’, sembrando più vecchio dei 18 anni dichiarati, e le spezie (noce moscata) acquistano intensità. Molto buono, molte sfaccettature non particolarmente ‘eterodosse’, ma è bene così.

P: delizioso. Senz’acqua, nonostante i quasi 55, c’è una dolcezza molto intensa che pervade la bocca con vere fiammate di sapore ed evolve però verso un lieve amaro. Direi, in ordine sparso: cappuccino (? sì, inizialmente avevamo scritto caffè, ma è più dolce), uvetta, pera; cereali (muesli). Ancora vaniglia. Stupiscono piacevolmente le note più ‘vegetali’: un po’ di fieno (aumenta col tempo), tè verde; note di menta ed eucalipto, molto delicate; leggermente speziato e pepato. Poche gocce d’acqua, che al naso non ci erano parse necessarie, giovano molto al palato: non cambia il profilo, ma i sapori assumono tutti maggiore intensità (in particolare uvetta / spezie / menta).

F: non lunghissimo, ma piuttosto intenso. Ancora muesli e uvetta, un po’ di cioccolato al latte; noce moscata, di nuovo, a impreziosire.

Bastano poche parole, crediamo, per descrivere questo Mannochmore: è davvero un buon whisky. Come già accennato, non ha un profilo sorprendente, non ha punte inattese, non stupisce con numeri d’alta scuola: è un ottimo prodotto, è concreto, punta dritto al risultato, e lo ottiene. Il pregio migliore, oltre all’assenza di difetti (il che non è poco), è l’impeccabile bilanciamento dei molti elementi presenti (alcuni più intensi, altri più delicati, ma sempre presenti e in costante evoluzione), soprattutto al naso. Insomma, ci piace: se il finale fosse un pelo più lungo, guadagnerebbe il 90, ma si dovrà accontentare – si fa per dire – di 89/100. Al solito, potete confrontare i nostri deliri con le opinioni di Serge e Ruben, ma anche con quelle di Tim.

Sottofondo musicale consigliato: Max Romeo & The UpsettersI chase the Devil, dall’album War ina Babylon.

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2 thoughts on “Mannochmore 18 yo (1990/2009, OB, 54,9%)

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