Benrinnes 1996/2008 (cask #4617, Samaroli, 45%)

Altra tappa fra gli imbottigliatori italiani di single malt. Un passaggio che è in realtà una sorta di ritorno alle origini, dato che proprio Silvano Samaroli nei primi anni ’70 fu tra i primi a proporsi nelle distillerie scozzesi, selezionando single malt per un mercato, quello italiano, fino a quel momento monopolizzato dai blended. Oggi assaggiamo un malto dallo Speyside della serie Coilltean, nello specifico un Benrinnes (single cask #4617, ridotto a 45%, come tutti gli imbottigliamenti Samaroli) dal colore scandalosamente (?) chiaro.

N: la prima impressione è di una spiccata vinosità (un vino bianco molto secco). Poi un delicato apporto di frutta, con pesca gialla, pera, uva bianca e una spruzzata di limone. Tanta mandorla, ma soprattutto tanti fiori: infuso di erbe e foglie di the. Note vanigliate e un che di anice; c’è una leggera ma evidente affumicatura, molto piacevole. Peccato che tutto rimanga fin troppo tenue, la frutta in particolar modo. Questo whisky sembra nascondersi, al naso. Timidezza? Speriamo si sciolga in bocca…

P: cominciamo dall’affumicatura, che è ottima e bilanciata. Ma nel complesso il palato è meno ricco del naso, purtroppo: lieve mandorla, vaniglia e liquirizia. La dolcezza, molto soft, sembra essere da zucchero. Tanto anice e… tanta grappa (ricorda, per queste note ‘grappose’, certo new make)! Un indistinto sapore di erba amara e suggestioni di susina acerba.

F: non lunghissimo e tutto sull’erba. L’affumicatura è scomparsa, mentre par di sentire un po’ di zucchero bianco.

Sulle prime il profilo quasi lowlander (forse dovuto anche alla tripla distillazione adottata dalla Benrinnes), unito a un fumo piacevole, mette a proprio agio. L’esplorazione di questo malto, che ci pare forse un po’ acerbo, non richiederà infatti molto tempo; d’altra parte il suo profilo, comunque particolare, non lo rende nemmeno un everyday dram. Un vero rompicapo, che, per quel che riguarda il nostro taccuino, pensiamo di aver risolto con un voto intermedio, né eccezionale né catastrofico: 82/100. In qualche modo ricorda il Jura di Samaroli assaggiato qualche tempo fa, anche se quello pareva più complesso, con più sfumature e personalità.

Sottofondo musicale consigliato: Stan RidgwayBig green tree, dall’album Neon mirage.

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