Bunnahabhain 6 yo (2005/2011, Le Bon Bock Roma, 46%)

Allo scorso festival romano Spirit of Scotland abbiamo avuto il piacere di conoscere i ragazzi di Le Bon Bock, storica attività della Capitale divisa tra negozio e whisky bar / birreria: la loro ospitalità (culminata, per quel che ci riguarda, in una deliziosa cena scozzese in compagnia del gotha del whisky italiano) è stata davvero squisita, come potete leggere nel resoconto di Davide. Stefano, Francesco e Tiziana gestiscono quello che davvero può definirsi il tempio del whisky romano, e se vi capita di passare da lì, fateci un salto, anche solo per bere un buon dram e ammirare la collezione esposta nel pub. Tra le bottiglie aperte al festival, ci ha colpito un loro imbottigliamento di un giovanissimo Bunnahabhain, malto di Islay, generalmente non torbato e generalmente invecchiato in botti ex-sherry: questo, invece, dovrebbe essere un prodotto a suo modo eccentrico… Il colore è paglierino chiarissimo, quasi bianco: ah, la gioventù!

N: beh, è torbato. Non si sfugge al cliché di un giovane Islay: in rapida rassegna, c’è la torba, c’è l’affumicatura, anche se va ingentilendosi col tempo; c’è la liquirizia, c’è mandorla verde (forse una punta di banana non ancora del tutto matura). C’è, soprattutto, un tripudio marino, salmastro. Lievi note citriche. La gioventù del malto è tradita da note ‘vegetali’, erbacee (quasi minerali: terra bagnata).

P: coerente con il naso, ma forse il corpo è un po’ debole. Si rimane a metà tra un dolce un po’ aspro (? sì dai, tra un lieve sapore di malto dolce, vanigliato, e la scorza di limone) che però non esplode in intensità e una marea che, rispetto al naso, sembra abbassarsi. Nel complesso il sapore è piacevole, ma complice l’età mancano fuochi d’artificio.

F: avete mai buttato la buccia di limone in un posacenere per poi gettarci sopra del sale? No? Beh, peccato.

Si fa apprezzare una botte poco marcante, che rende appieno la schiettezza del giovane distillato; è del tutto coerente, ci rimane forse il dispiacere per un palato un po’ ‘sfarinato’, a fronte di un naso davvero sorprendente nella sua gloriosa normalità isolana. Il nostro giudizio è di 83/100, e lo consigliamo caldamente a chi voglia una sintetica lezione di come  si sia giovani a Islay, se si è un whisky.

Sottofondo musicale consigliato: Hollywood, mon amour, con una languida versione di Eye of the tiger.

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