Balblair 1978 (2010, OB, 46%)

una warehouse

Quest’estate abbiamo avuto il piacere di arrampicarci su su per le lande scozzesi, fino a raggiungere la Balblair, una delle distillerie più a nord del Paese (sul nostro profilo facebook potete vedere qualche foto, mentre qui potete leggere le impressioni di Ruben). Alla fine ne è valsa davvero la pena e abbiamo potuto visitare una distilleria piccola ma ruspante, che con la sua politica di imbottigliamento di soli vintage sta conquistando il favore del pubblico. Oggi assaggiamo un malto che ha riposato per ben 32 anni in botti di american oak ex bourbon, con grandi aspettative. Il colore è paglierino.

N: sicuramente il lungo invecchiamento dona personalità: tanto buon legno e tanta buona vaniglia davvero molto intensa, con deliziose note di arancia e anche un po’ di pera. A sorpesa, però, frutta e dolcezza non sono le uniche protagoniste: si fa sempre più insistente un odore di salamoia, quasi di lievito, che va a formare un naso molto gradevole, da vero Highlander. Qua e là suggestioni floreali profumate che ringiovaniscono l’ultratrentenne. Miele. Cioccolato al latte?

P: buon corpo. L’attacco riprende il lato più austero del naso, tra il legnoso e l’amaro (un pochetto di cera). Poi, senza grosse esplosioni di dolcezza, si passa a una godibile vaniglia di sottofondo, con accenni di mandorla e frutta molto matura (ancora agrumi, arancia soprattutto, e pera). Molto pepe, che pizzica per davvero sulla lingua.

F: abbastanza lungo, ma discreto. Cremoso e avvolgente, ancora su mandorla, vaniglia, legno e pepe.

qui nasce Balblair

Questo malto ha saputo prendersi dalle botti di quercia americana quanto di meglio vi era, evitando eccessi di legnosità e una dolcezza troppo pronunciata. Il tutto poi risulta impreziosito da quelle asprezze tipiche delle distillerie nordiche, che a noi garbano assai. Nella sua travolgente verticale, anche Serge sembra gradire; la nostra valutazione è di 87/100.

Sottofondo musicale consigliato: una gemma degli OpethThe devil’s orchard, nella loro corsa verso il progressive.

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