Port Charlotte ‘PC6’ (2007, OB, 61,6%)

Quando è uscito questo PC6 noi eravamo degli alcolizz… ehm, degli appassionati di whisky alle prime armi, e un po’ alla cieca, come si fa quando si è agli inizi, ci siamo fatti sedurre e ne abbiamo comprato una bottiglia, che abbiamo tenuto lì per anni senza aprirla, portandole un rispetto quasi sacrale. Ormai la nostra boccia (che compare in una foto qui sopra, ogni tanto) è quasi finita, e abbiamo pensato fosse giusto tributarle il giusto omaggio, recensendola ‘ammòdino’, come si dice sull’Arno. Quindi: versione mediamente torbata di Bruichladdich, distillata nel 2001, invecchiata in botti di bourbon e di Madeira, imbottgliata nel 2007. Siamo su Islay, per chi si fosse distratto. Colore? Ambrato chiaro.

pclob-2001v1N: questi 61,6% richiedono una certa cautela… Appena si scioglie un po’, si sente tutta la sfrontatezza affumicata isolana (?), rivelando un malto davvero assertivo: un fumo di torba ancora nervoso e di crescente intensità (catrame) pare dimenarsi nel bicchiere, accanto a un’altrettanto esuberante dimensione zuccherina. Si distingue una dolcezza di canditi, di vaniglia, di pasticceria, che arrotonda e sfuma molto. Crostata di frutta, perfino, forse torta di cioccolato e pere (certamente in queste impressioni avrà influito l’invecchiamento parziale in Madeira…). Si riaffaccia un lato marino (alghe, iodio) assieme a note minerali. Pelle appena conciata, fantastico! Suona strano dirlo, lo sappiamo, ma è un aroma molto ben integrato nel contesto. Con acqua il panorama non muta molto: si apre soprattutto la dolcezza, alleviando un poco l’intensa affumicatura e virando su note quasi ‘vegetali’, d’orzo.

P: sbababàm! Babàm! Sberebèm! Impetuoso, esplosivo, devastante. Un candelotto di dinamite in gola: molto avvolgente, con una coltre di legna calda, liquirizia a vagonate, un tripudio di vaniglia… Ma non solo: la torba c’è, molto intensa ma delicata, ben integrata nel profilo complessivo; poi, una dolcezza composita (crostata di fragole; ha un che di molto marmellatoso, magari d’arancia… c’è un qualcosa di agrumato, anzi, sì: scorzette d’arancia). Con acqua, stavolta non si apre tanto la dolcezza quanto piuttosto una maggiore affumicatura, regalando anche qualche nota pepata, forse proprio di peperoncino.

F: liquirizia in-fi-ni-ta, poi cumuli di torba e fenoli. Forse è qui che il lato marino si svela ed esce più massiccio.

Bevendo i Port Charlotte, ufficiali e indipendenti, è sempre una sola la domanda: ma come diavolo fanno a essere così buoni essendo così giovani? Ed anche: assaggiandolo ‘blind’, scommetteremmo qualcosa su un whisky di soli sei anni? Colpisce davvero l’intensità degli aromi, comunque mai eccessivamente ‘ruffiani’; un ottimo prodotto, non c’è che dire, soliti complimenti a Jim McEwan per la sua ennesima creazione – Port Charlotte che, lo ricordiamo, ormai ha raggiunto i dieci anni e più… Questa bottiglia costava circa 80 euro, ora all’asta va a poco più di 200. Il nostro giudizio è di 88/100, mentre Serge la pensa così e Ruben così.

Sottofondo musicale consigliato: Dire StraitsLady writer.

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4 thoughts on “Port Charlotte ‘PC6’ (2007, OB, 61,6%)

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