Kilchoman 2007/2012 (cask #245, OB for Milano Whisky Festival, 59,5%)

E insomma, la morale è una sola: non ci resta che bere. Ci muove in questo momento il sentimento di non poterci sottrarre a un’assunzione di responsabilità verso la nazione, confidando che vi corrisponda una analoga collettiva assunzione di responsabilità, vale a dire: noi beviamo l’amaro calice, ma ve lo bevete pure voi, ché sbronzarsi da soli è cosa cattiva e ingiusta. Con vibrante emozione, dunque, assaggiamo uno dei due imbottigliamenti proposti da Andrea Giannone e Giuseppe Gervasio Dolci al Milano Whisky Festival 2012: Kilchoman 2007/2012, un single cask della giovane distilleria di Islay (distillato il 15.8.2007 e imbottigliato il primo di ottobre del 2012, a gradazione piena) che ha riscosso grande successo. Finora, come forse sapete, non abbiamo nascosto qualche perplessità su questi giovanissimi malti, vediamo se questo ci farà cambiare idea.

zoom_1857183_kilmwfN: Kilchoman pian piano si fa le ossa, e questo imbottigliamento sembra esserne prova provata: accanto a note medicinali e di gasolio (anche una punta di inchiostro), ci sono – leggermente più in disparte – una discreta marinità (alghe secche) e un’affumicatura torbata intensa, ma non totalizzante. Si sente tanta liquirizia, a mano a mano cresce una dimensione vanigliata e di marzapane. Borotalco? Ci sono note anche vegetali, che non paiono rimandare a immaturità ma completano un profilo semplice ma più vario delle attese. Una goccia d’acqua aumenta l’affumicatura e al contempo potenzia la vaniglia. Buono!

P: qui la giovane età vien fuori tutta, con un attacco forte e deciso su frutta candita e vaniglia… che subito però lascia spazio a bombe di legno amarognolo, torba veramente molto acre, un senso di marinità quasi organica (aringhe) e suggestioni di gomma bruciata, plastica… Ancora tanta liquirizia, per un palato dai sapori extra-strong. Ci sentiamo di suggerire un po’ d’acqua, che – pur non perdendo plastica fusa e pesce – arrotonda una dolcezza cremosa.

N: lunghissimo, molto intenso, a tratti quasi violento nelle sue vette torbate e marine: ancora, gomma bruciata e pesce.

Ultimamente assaggiamo malti controversi; in questo caso, dobbiamo riconoscere a questo Kilchoman un naso molto piacevole, mentre il marino e il torbato – al palato e al finale – onestamente ci sono parsi eccessivi, nel senso che a nostro gusto indulge troppo su un mix di pesce e plastica bruciata. Di recente uno di noi ha assaggiato un sample di quello che sarà probabilmente il prossimo Kilchoman imbottigliato dal MWF, ed era parso un po’ più maturo e soprattutto più bilanciato, anche se non ricordiamo l’età (comunque, tanto più vecchio non può essere). La morale? Rispetto ad altri Kilchoman, questo è più intenso e più vario (per quanto, a maggior ragione a quest’età, resti sullo stereotipo del giovane malto torbato di Islay), ma forse è un po’ meno equilibrato. A parità di gioventù, noi per ora – attendiamo con ansia di farci smentire dai nostri sensi – preferiamo gli imberbi Port Charlotte, che ci possiamo fare. Nel nostro quadernetto questo imbottigliamento si guadagna un 82/100, ma di nuovo avvertiamo che ad molti amici è piaciuto di più. Costa 99 euro.

Sottofondo musicale consigliato: GrenzkommandoLady Gaga.

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