Hanyu 22 yo (1986/2008, Part des Anges, 58,4%)

anche a cartman piace il giappone

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Il penultimo whisky che ci ha presentato Salvatore Mannino la scorsa settimana era un Hanyu di 22 anni, un single cask (#2812) imbottigliato da Part des Anges, importatore e imbottigliatore francese, nella serie ‘Closed Distilleries’. Quest’ultima nota, se siete dei ragazzi svegli, vi farà capire che Hanyu è una distilleria che non c’è più: la storia dettagliata la potete leggere sul sito che è la vera bibbia del whisky giapponese, ovvero Nonjatta; per ora vi basti sapere che Hanyu ha una “nipotina” (Chichibu, di cui assaggeremo ben due espressioni nei prossimi giorni)… Ma su questo torneremo. La bottiglia è molto bella, e l’etichetta – per quanti si dilettano in tali amenità – è in carta di riso.

3N: Salvatore Mannino ce l’ha presentato come un malto in continua evoluzione, e in effetti è così: alterna profonde note di confettura d’albicocche e miele a escursioni nella terra da fiori, passa da suggestioni di spezie (noce moscata, ci pare) a liquirizia e vaniglia, poi si sposta su zone ancora ‘minerali’ (e ci viene in mente, chissà perché, la matita temperata…, ma anche suggestioni di funghi) e poi torna su note liquorose (Salvatore parlava di Cynar, e in effetti…), poi si trovano anche punte di zucchero di canna, di frutti rossi… Molto particolare; a dispetto della gradazione si fa annusare serenamente (l’acqua ‘ammoscia’ il tutto, senza mutare troppo), e presenta spigoli per lo più gradevoli ma che – a tratti – feriscono un po’.

P: quella sensazione minerale resta ben nitida, e a tratti forse pare predominante (ok, non mangiamo le matite, però le avrete ‘masticate’, una volta nella vita, dietro ai banchi di scuola, no? ecco…), con note ‘terrose’ e leggermente metalliche (soprattutto verso il finale, dobbiamo dire); dietro però c’è una buona dolcezza, con note ancora di albicocche disidratate e forse fichi freschi? Oppure forse uvetta? Ci pare di riconoscere una lieve affumicatura… Chissà. Con acqua, a contraddire chi si aspettava una bella apertura, si intensificano ulteriormente le suggestioni di terra.

F: non molto lungo né intenso, dobbiamo dire, e quasi tutto su quelle note metalliche di cui sopra. Punte di un’astratta dolcezza fruttata.

Senza dubbio è un whisky molto particolare, lo ripetiamo: non è un whisky semplice, a un naso davvero molto buono segue un’evoluzione forse un po’ negativa – a nostro gusto -, con quella componente minerale e terrosa che prende un po’ troppo il sopravvento. Detto ciò, interessante e davvero divertente; Serge lo stronca, noi saremo più indulgenti e gli daremo lo stesso voto che al Nikka, perché quello era semplice ma molto buono, questo è complesso ma un po’ troppo spigoloso. 83/100, dunque, e avanti un altro.

Sottofondo musicale consigliato: The lonely shepherd, dalla colonna sonora di Kill Bill.

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