Bowmore Feis Ile 2013 (2013, OB, NAS, ‘bourbon cask matured’, 56,5%) – Feis (Sac)ile 2013

L’edizione limitata per il Feis Ile 2013 di Bowmore (1000 bottiglie) è un whisky invecchiato solo in bourbon per un tempo non dichiarato; Davide, che lo aveva bevuto in distilleria, ci aveva avvisato che a suo parere questo era uno degli imbottigliamenti migliori del lotto-festival. Anche Claudio, in un colloquio di qualche giorno fa, ci diceva che secondo lui Bowmore è tra le distillerie di Islay quella che forse ha lavorato meglio, negli ultimi anni.  Mettiamo il naso sopra questo whisky dunque, dopo aver notato il colore paglierino chiaro chiaro.

N: la torba nBowmore-Feis-Ile-bigon è affatto “mostruosa”, ma – in piena linea con lo stile di casa – è anzi piuttosto gentile; così anche il fumo, mentre una marinità discreta si fa spazio con il tempo. Oltre a generose zaffate di limone, si sente il malto dichiarare la sua giovinezza (con note di erba fresca, di agrumi canditi: cedro?) e una lieve cremosità da quercia americana (leggera vaniglia, leggero cioccolato bianco… merendina allo yogurt?). Cask strength non è un whisky straripante, ruffiano: è molto austero anzi, con squisite note minerali, e che porta i suoi (pochi) anni con disinvoltura. Un pit di anice, con ancora note fresche e floreali; legno fresco, appena tagliato; ricorda certi boschi di conifere, subito dopo la pioggia… Pare a tratti rivelare un lato fruttato ‘in potenza’, che potrebbe scatenarsi da un momento all’altro: in verità, l’aggiunta di acqua non pare mutare molto, ampliando solo un poco il lato più marino.

P: alcol morbidissimo; l’ingresso è ancora minerale ed austero, diviso tra note molto marine (proprio acqua di mare) e molto limonose, agrumate (ancora canditi). Ancora erba fresca, molto ‘cerealoso’ (no fette biscottate, per intenderci); poi, però, di colpo si squaderna una qualcosa di quasi inatteso, se ci perdonate l’allitterazione., ovvero una frutta gialla intensa ma non ruffiana, con note tropicali davvero buone (banana acerba, cocco, ananas!). L’affumicatura resta lievissima. L’acqua tende ad intensificare una nota che spesso troviamo nei Bowmore, ovvero una caramella gommosa al limone, agli agrumi… Si libera un po’ il distillato?

F: ritorna la torba, quasi assente al palato, sotto forma di una “cenere acre”. Molto pulito e piacevolmente fresco, erbaceo.

Davvero buono, sì. Colpisce, per una ragione semplice: una delle critiche che più spesso viene rivolta ai whisky ‘di oggi’ è l’essere costruiti, puntando decisamente di più sul legno che non sul distillato: questo, invece, è un malto onesto, che non nasconde una certa gioventù ed anzi la esibisce, con orgoglio ed eleganza. E poi, insomma, è buono! Non ci siamo mai del tutto innamorati di Bowmore, ma forse questo imbottigliamento ci indurrà a mutare i nostri pregiudizi… Intanto, ecco un 87/100.

Sottofondo musicale consigliato: Rose RoyceWishing on a star.

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