Royal Brackla 36 yo (1976/2012, Silver Seal, 51,9%)

La storia della distilleria Brackla, al centro di una piccola querelle geografica (Speyside o Highlands? tecnicamente, la seconda, e a questo ci atteniamo), è davvero simpatica, se non altro perché è stata fondata da un signore che, a giudicare dal nome, sarebbe stato un perfetto pirata o piuttosto un personaggio di romanzi gotici inglesi dell’Ottocento, ovvero il Capitano Willian Fraser di Brackla. Siccome questo tizio dotato di cotanto nome era culo e camicia con il re Guglielmo IV, questi decise nel 1835 di concedere alla distilleria l’appellativo di Royal, che ora porta insieme a sole altre due altre distillerie (Lochnagar e la defunta Glenury). Ma comunque, se volete cenni storici li trovate agilmente qui; ci dilunghiamo ancora solo per dar conto del fatto (significativo per comprendere alcune dinamiche commerciali) che quanto Diageo l’ha venduta a Bacardi nel 1998, l’accordo non coinvolgeva botti piene. Ovvero, vuoi la distilleria? Tiè, compratela e fattelo da solo, il tuo whisky. Assaggiamo un single cask di 36 anni imbottigliato da Silver Seal; il colore è ambrato.

Schermata 2013-07-22 alle 16.00.40N: attenzione; procediamo con calma e ordine perché siamo davanti a un profilo veramente, veramente particolare. Inizialmente colpisce una nota torbata, con un che di affumicato che però sparisce in fretta, o almeno così ci pare; sulle prime ci accoglie anche un che di ‘farmy‘, quasi di emmenthal (?), e una mineralità (terra bagnata) che pare completare un profilo-tipo delle Highlands più austere. Poi però, oltre a una dimensione floreale che stupisce, abbinata a quanto snasato finora, si impone una incrollabile suggestione di vino bianco secco, poi di sidro di mele – sicuramente, mele in ogni declinazione possibile dominano la scena fruttata. Scorza d’arancia. Tracce di vaniglia.

P: ah però. Nettamente migliore rispetto a un naso già molto intrigante: scompaiono quelle note di vino bianco, che al naso parevano un po’ schermare la varietà aromatica, in favore di una maggiore rotonda morbidezza, calda e intensa. Replica per il resto, e splendidamente, il naso: tanta mela e tanta arancia; poi, bene in evidenza, un fumo di torba sempre discreto ma avvolgente, ancora una nota di emmenthal, quasi farmy. Poi zenzero candito; è anche più cremoso e vanigliato (c’è torta di mele qui); forse miele? Con acqua, non inopportuna, diventa più torbato e ‘vegetale’ e amarognolo, un po’ più austero, ma sempre molto buono.

F: ancora una lieve torba (è comunque la fase più affumicata), con belle note di un malto burroso. Mela, ancora; ancora arancia e zenzero candito.

Se fossimo dei tamarri, diremmo “minchia, oh, tanta roba”; e forse basterebbero queste poche parole a rendere bene l’idea… Si tratta di un ottimo whisky, tagliente e inusuale quanto basta, soprattutto al naso; c’è una parziale incoerenza, ma è incoerenza femminile, che aggiunge fascino, non ne sottrae, con un palato inaspettatamente rotondo e di grande varietà. Trentasei anni portati con leggiadria e sprezzatura: eccellente, come primo Brackla su whiskyfacile, e 90/100 il giudizio. Costa intorno ai 400 euro.

Sottofondo musicale consigliato: Lana Del ReyYoung and Beautiful; e la risposta è no, Lana, sappilo.

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