Glengoyne 15 yo (2013, OB, 43%)

Dopo aver assaggiato il nuovo Cask Strength, veramente di pregevole fattura, ci cimentiamo molto volentieri con un’altra espressione del nuovo core range della distilleria Glengoyne, setting (peraltro) di molte riprese del film di Ken Loach “Angel’s Share”. Questo 15 anni si colloca a metà tra i giovincelli 10 e 12 anni e i più maturi 18 e 21 anni. In medio stat virtus?

15_3N: l’alcol si sente abbastanza. Nel nostro dram troviamo un po’ a sorpresa note rugginose e quasi di sugo di carne. Il naso oscilla poi tra una parte tipicamente sherried (un’atmosfera di cantina umida, con note di frutta rossa sotto spirito, albicocche, zucchero di canna, zucchero bruciato e uvetta) e una parte più fresca e spensierata, cremosa, vanigliosa, maltata. Troviamo anche molta arancia. Forse una lieve nota d’inchiostro. Un lato pià giovane, ci verrebbe da azzardare. Il contesto in generale è molto intenso, aperto e godibile; ben costruito, si direbbe.

P: Glengoyne fino al midollo. Qui l’alcol è al minimo, molto gentile, quasi leggerino ma al contempo un palato dai sapori intensi. E non è merito da poco, il coniugare una certa facilità di bevuta con una bella solidità gustativa. Le note sporche rilevate al naso paiono evaporare in bocca, e anzi è pulitissimo. Ci sono palate di frutti rossi (confettura di fragola e mirtilli), e frutta secca oleosa (noce e nocciola). Cioccolato amaro, insieme a tanto tanto tanto buon malto, che ci ricorda tanto ottime fette biscottate.

F: bello pulito, tutto su malto e frutta secca, con richiamini di frutti rossi.

Il nostro parere è che i nuovi imbottigliamenti Glengoyne superino alla grande la soglia della sufficienza, come questo 15 anni, che si fa apprezzare per la sua sincerità, grande beverinità e il suo essere ben riconoscibile. Il grande mattatore è infatti il sapore/aroma del malto della distilleria di Dumgoyne; e forse l’unico possibile limite sta proprio in questa pervasività, che concede poche deviazioni dalla regola aurea, ovverosia che il whisky sappia in fin dei conti del suo ingrediente principale. Lapalisse ci fa un baffo… Semplice, dunque, ma non per questo criticabile: 86/100 è il giudizio.

Sottofondo musicale consigliato: Bastille, con una cover di quel capolavoro assoluto della musica contemporanea (ma che diciamo? una pietra miliare nella Storia della Musica d’ogni tempo) che è We can’t stop di quella vigliacca di Miley Cyrus.

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