Springbank 14 yo (1998/2013, Whiskybroker, 54,3%)

Il sommo Davide Terziotti, alla fine del sabato dell’ultimo Milano Whisky Festival, era raggiante: non perché fosse ubriaco (fonti bene informate dicono che lui non tocchi un goccio d’alcol neppure per errore, il suo interesse per il whisky è puramente accademico), ma perché aveva spacciato una quantità di questo Springbank che guarda non puoi neanche immaginare. Incuriositi, con la sola forza delle nostre lacrime abbiamo elemosinato una fonda di bottiglia per poterlo recensire con calma, e dopo aver ringraziato il maestro (grazie, maestro!) eccoci qui: single cask ex-bourbon first fill #448, imbottigliato a gradazione piena solo qualche mese fa. Colore: dorato.

40070N: apertissimo, pare a 40%! Un whisky che vive di emozioni forti che si contrappuntano. La dolcezza donata dalla botte è di quelle piene e golose (marshmellow, vaniglia, torta al cocco); poi, belle note fruttate (succo di pesca, susina gialla, forse financo mango polposo?). Di fronte, si erge un muro dei migliori cliché Springbank, con un’affumicatura torbata intensa ma non eccessiva, con una bella mineralità; e poi, che agrume!, tra succo di limone e arancia. Infine, una suggestione speziata (noce moscata) e perfino note erbacee di fiori secchi. Col tempo, la bilancia pare tendere verso la ‘dolcezza’…

P: Davide ne elogiava l’oleosità al palato, e in effetti l’ingresso è dominato da questa sensazione, con anche suggestioni quasi di cera. C’è poi una bella sorpresa: la dolcezza qui tarda a imporsi, lasciando la scena a un tripudio limonoso e agrumato. Comunque, austero ed elegante, ma -intendiamoci- certo né moscio né spoglio. In seconda battuta, per di più, torna una dolcezza simile al naso, tra zucchero / vaniglia / fruttato. Tutto ciò, su un tappetino affumicato e qualche sorpresa sale e pepe (sale, e pepe).

F: si fa amaro, più torbato, più acre, più vegetale. Ancora tanto limone; bello lungo e intenso (ancora fumo pepato).

E insomma, bravo Davide: hai scelto proprio uno Springbank buono buono. Unisce perfettamente, e in modo dinamico ma armonioso, le peculiarità della distilleria a quelle della botte; il voto non potrà che essere un pieno e rotondo 90/100. Ma senti, non è che te ne è rimasto ancora un goccino…?

Sottofondo musicale consigliato: Little JoyNo one’s better sake.

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