Kavalan Solist ‘sherry cask’ (2013, OB, 58,7%)

Kavalan è una giovanissima distilleria taiwanese (attiva dal 2006), che negli ultimi anni sta facendo la parte del leone ai più importanti festival di whisky del mondo, Milano e Roma compresi. Lasciamo alle sempre impeccabili parole di Claudio un’approfondita descrizione introduttiva della distilleria, molto interessante a vari livelli; noi oggi mettiamo il naso su una versione di “Solist” (la serie di single casks della distilleria), nello specifico la botte di sherry (Oloroso?) numero S060626034. L’importatore europeo è – indovinate un po’? – La Maison du Whisky, specialista nella diffusione dei malti asiatici in Italia. Il colore è rosso rubino, intensissimo.

Schermata 2014-03-24 alle 10.27.41N: chi è costui? Senz’altro, è uno sherry monster fatto e finito, con incredibili capacità di nascondere l’alcol sui fondali del bicchiere. Ciò che evapora forte e chiaro, invece, è: fondi di caffè, cioccolato, cuoio, rabarbaro, ferrochina… Dobbiamo condividere con Federico la quasi assenza di frutta, che si palesa “solo” come una vagonata di ciliegia sotto spirito, con qualche punta di prugne secche e albicocche secche. Poca frutta dunque, ma ha una sua ‘dolcezza’, simile a certi rum ‘neri’; anche generose zaffate di legno speziato, forse sandalo?

P: gli addendi sono gli stessi, ma a variare sono le scale di intensità. C’è una ciliegia pienissima e succosa, in grande ascesa rispetto al naso, e come prevedibile la prova muscolare, monstre, del legno vira verso l’amaro, e ricorda ancora caffè, fave di cacao. L’astringenza verso il finale è a tratti deformante. Ancora alcol quasi assente, con sapori di un’intensità portata al limite del verosimile. Una nota: aggiungendo acqua, tutto si riequilibra molto, con una frutta rossa ancora più intensa e più dolce – anche se forse si rischia di snaturare la particolarità di un dram che a grado pieno è davvero senza compromessi.

F: astringente, amaro, erbaceo, con una lieve felpatura di frutta rossa; lieve sì, ma con rabbia.

Non abbiamo mai fatto cenni al malto e forse non è un caso; ci ha ricordato, per il suo approccio estremo alla vita, lo Yamazaki del 1995 che avevamo assaggiato al Bar Metro l’anno passato. Però, pur nella sua intransigenza, si inventa un colpo di coda che lo tiene al di qua del baratro dei tannini, e lo rende un whisky estremo, sì, ma buonissimo. Con qualche goccia d’acqua, poi, al palato è squisito. Per cuori temerari: 87/100.

Sottofondo musicale consigliato: Cradle of FilthQueen of winter, Throned, dallo splendido Vempire.

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