Glenturret 35 yo (1977/2012, Wilson & Morgan, 48,5%)

Con ancora nelle gambe i postumi del torneo di calcio disputato in occasione dell’Ardbeg Day (come se non bastasse il massacrante open bar allestito dalla generosa Moet), ci rimettiamo al lavoro per colmare una lacuna che ci tormenta da una settimana ormai. Qualche giorno fa appunto abbiamo assaggiato, non senza un certo godimento, un Glenturret indie davvero gradevole, confrontandolo con un altro imbottigliato da Wilson&Morgan che potrebbe essere suo papà, come si suol dire. Bene, andiamo all’ardito paragone che…

11781_0N: …in effetti riesce davvero difficile sviluppare. I soli tratti comuni sono una bella scorzetta d’arancia e intense innervature di malto e burro; oltre a pesche mature, succose per quanto riguarda il lato fruttato. In questo secondo Glenturret c’è poi un’intensa e costante onda zuccherosa, che richiama mele caramellate, miele, caramelle alla propoli, confettura di fichi. E poi naturalmente c’è il marchio forte del tempo, con ampie zaffate di legno, non ancora invadenti però, e un sontuoso corollario speziato e di erbe aromatiche (rabarbaro, cannella, ferrochina). E a tratti rinveniamo del latte zuccherato.

P: una parziale sorpresa: ci attendevamo una carezza di palato e invece troviamo bombe di succo che esaltano le papille da ogni latitudine. Comunque, che complessità! Ci sono note ‘sporche’ abbastanza dominanti di cera d’api, propoli, un che di ruginoso. Fieno. E poi cascate di un miele molto intenso, che ricordano i dolcetti mediorientali letteralmente imbevuti di miele, appunto. Non dimentichiamoci delle arance, ancora molto presenti. Poi via via va asciugandosi, concludendo con un ritorno splendido di legno e frutta secca, che…

F: …animano un finale davvero senza fine (indegno del suo nome, insomma) assieme a una cera su cui non avremmo scommesso. Miele e rabarbaro.

Dobbiamo ammetterlo: confrontarci con questo splendido dram è stato difficile e alla fine non siamo nemmeno sicuri di aver prevalso: avremo esplorato forse il 50% di tutto quello che le suggestioni sensoriali avrebbero potuto offrire! Si tratta di un malto molto sfaccettato, quasi sfuggente per chi ne rincorra le sfumature. Al contempo riesce a evitare ogni rischio di scadere nell’effetto “poltiglia scarica” (questo sì che è gergo tecnico!), un difetto ricorerrente di alcuni malti ultratrentenni che hanno dato troppa confidenza alla botte, e anzi si mantiene un distillato di intensità e compattezza eccezionali. Insomma, reca in sè il marchio dei grandi e noi lo celebriamo come tale: 92/100.

Sottofondo musicale consigliato: un live dei Matia BazarC’è tutto un mondo intorno con una Ruggiero praticamente conturbante

 

 

 

 

 

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