Ardbeg 19 yo (1974/1993, G&M for Turatello, 40%)

Il re dei torbati, secondo molti, è Ardbeg: tra questi, molti ritengono che gli anni ’70 abbiano costituito il picco qualitativo della distilleria, e in effetti, guardando alla nostra limitata esperienza, l’Ardbeg che abbiamo più apprezzato è proprio un single cask degli anni ’70 (del 1972, nello specifico, che pare essere l’annus mirabilis nella distillazione scozzese). Oggi assaggiamo una bottiglia speciale: si tratta di un Ardbeg del 1974, selezionato da Nadi Fiori, imbottigliato da Gordon & MacPhail per Turatello, celebre distributore italiano. Di diciannove anni, questa bottiglia introvabile è stata aperta dal buon Francesco Mattonetti nella masterclass dedicata a Nadi allo Spirit of Scotland del 2012. Ma attenzione attenzione! Venerdì ne pubblicheremo un altro, e sabato (al Tasting Facile) ne berremo altri due…

6091694N: aperto e odorosissimo. Quasi sicuramente in sherry, vista la spessa coltre di zucchero bruciato, caramello, quasi confettura di fragola bruciacchiata… L’apporto del legno si rivela anche con note speziate, che con l’affumicato regalano note di noce moscata, perfino di curcuma; di certo c’è una bella liquirizia. Le note del malto di Ardbeg (molto… maltose) si mescolano senza soluzione di continuità a suggestioni intensissime ed esuberanti di torba, minerale e vegetale, acre e però mai tagliente; poi, una fantastica marinità iodata e perfino pesciosa: il tutto fuso assieme e ancora bello vivo, a dispetto della gradazione e del tempo che fu. Una spruzzata di limone, senza zucchero per favore (?). Con un po’ di ossigenazione, cambia un po’ d’abito e si fa ancora più ‘dolce’, morbido e levigato, ma anche la patina di lana bagnata va acuendosi, a svantaggio di fumo e marinità.

P: l’intensità è la prima (e unica) nota dolente: il corpo è acquosetto, e forse col tempo il malto ha finito per perdere qualche grado (e già si partiva bassi, a 40%)… L’affinamento in bottiglia, che al naso ci aveva suggestionato in positivo, qui ci fa scendere dalle nuvole. La dolcezza si ritrae, lasciando accenni di tabacco da pipa dolce, caramello e frutta rossa (confettura). La scena è tutta presa dall’acqua di mare, dal legno allappacchiante (grande ritorno dell’aggettivo più amato dai nostri fan!) e amaricante, da fumo torbato via via crescente e sempre più ‘inorganico’…

F: …che al finale si prende tutto: fumo, gomma bruciata, torba acre… Un incendio di sterpaglie secche spento con acqua di mare?

Il naso era da campionissimo: diciamo da 91, 92 punti secondo i nostri discutibili criteri; il palato, invece, complice un’attenuazione di… tutto, sarebbe diciamo da 84, 85 punti. Il risultato è che il nostro voto sarà di 88/100, il giusto compromesso per un “whisky da annusare” che purtroppo in bocca non replica lo splendore della fase olfattiva, arrivando spompo al traguardo e un po’ ‘annacquato’ (si fa per dire: ma comunque è acqua di mare).

Sottofondo musicale consigliato: The Walker Brothers – The electrician.

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