Glen Mhor 27 yo (1982/2010, Cadenhead’s, 56,8%)

Glen Mhor è una delle tante distillerie chiuse nel 1983 – anno dallo splendore ancipite, perché da un lato vide i natali delle nostre insigni teste (entrambi di quel vintage, già) e i funerali delle insegne di Port Ellen, Brora, Glen Mhor appunto… Sarà un caso? Ovviamente no, e seguendo le scie chimiche vedrete che con un po’ di buona volontà riuscirete a ricostruire le linee del complotto mondiale che la CIA ha ordito nei confronti dell’industria del whisky e di cui noi siamo, con ogni evidenza, il braccio armato. Già. Oggi assaggiamo un single cask di Glen Mhor imbottigliato da Cadenhead’s nel 2010: si tratta di una botte ex-sherry che per 27 anni ha sonnecchiato nelle warehouse dell’imbottigliatore, prima di venire svuotata, per la gioia degli appassionati, in 236 bottiglie di vetro – qualche goccia sarà caduta per terra, qualche altra nella gola di chi l’ha svuotata, insomma, non state a sottilizzare.

Schermata 2015-04-15 alle 16.37.55N: i quasi 57% portano senz’altro una grande intensità; c’è molta ricchezza, con richiami straripanti al marzapane, uvetta sotto spirito, pan di Spagna… In generale, ‘cose dolci imbevute nell’alcol’, tanto per stare sul tecnico. Tarte tatin, mela caramellata. Seguendo le orme di una suggestione di burro caldo, si arriva a un che di minerale… Frutta disidratata.

P: l’alcol c’è ma non disturba; molto saporito. Offre una bella gamma di sapori, a iniziare da un bell’accenno di cera e un lato minerale certo più evidente. Per il resto, è uno sciroppo (anche se il corpo non richiama certo questa suggestione) ultra-zuccherino, che ricorda caramello, marzapane, un pit di cioccolato; ancora uvetta e tarte tatin. Più dolce che fruttato, se questo ha un senso.

F: continua l’escalation della componente highlander, con cenni di cera e tostati che richiamano quasi note di torba leggermente fumosa.

Un buon whisky, semplice nella sua complessità e che non lesina momenti di grande soddisfazione durante l’analisi, soprattutto grazie ad una mineralità che lotta per non essere schiacciata dal muro di dolcezza: intensità è la parola d’ordine, e non si può non pronunciarla – anche se, a dirla tutta, sul suo altare restano forse sacrificate le sfumature. 87/100 è il voto.

Sottofondo musicale consigliato: Igor Presnyakov ci delizia con la sua cover di Smoke on the Water.

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