Ardbeg Uigeadail (2014, OB, 54,2%)

Dopo il fuoco di paglia dell’Ardbeg Perpetuum, che certo non rimarrà nella storia bicentenaria della distilleria, torniamo a concentrarci sul core range. Lo Uigeadail è da qualche anno considerato la punta di diamante degli imbottigliamenti Ardbeg, anche grazie a un ottimo rapporto qualità-prezzo (intorno ai 55 euro). Si tratta di un no age frutto della composizione di barili ex bourbon ed ex sherry, che dalla prima espressione, nel lontano 2003, ha saputo mantenere il livello ben sopra la soglia della sufficienza, diciamo a un passo dall’eccellenza. Noi abbiamo già bevuto la versione del 2011, che si era meritata un plauso convinto. Oggi ci riproviamo con un batch del 2014.

file_7N: subito si è accolti in un giardino di raffinate delizie: lo sherry tiene banco anche in questa versione, con marmellata di fragole e prugne cotte. Tutto davvero intenso. Ogni tanto emergono note di mela rossa da panico. A tratti si fa liquoroso (liquore all’arancia?), ma poi ecco anche suggestioni di banana, di tarte tatin, mandarini succosi. Degno di nota anche il lato salmastro, che è pronunciato e rievoca corde salate di barca. La torba, assieme a un fumo forte, sa di porticciolo, con le barchette di legno arse dal sole, dal sale e dal cherosene. Per finire il menù offre anche cuoio, aghi di pino, cioccolato e pepe nero.

P: ha un percorso circolare: attacca sul fumo di torba intenso (braci, barbecue, cuio), si spalanca poi su una dolcezza varia e potente, anche se non troppo ruffiana, tutta giocata su marmellata di fragole, chips di mele, cioccolato e mandarino. Poi la circolarità menzionata fa sì che il tutto si richiuda verso una magnifica nota assieme catramosa e iodata. Ancora un filo di pepe.

F: prolunga all’infinito i piaceri del palato.

Rispetto alla versione del 2011 ci pare forse più equilibrato; là avevamo parlato di un whisky “eccessivo in tutto, reso indiavolato da botti incredibilmente attive”. Per quanto possiamo dedurre dalla nostra improbabile prosa invecchiata oramai di tre anni, il riferimento è a un aiutino forse decisivo dei legni. Lo Uigeadail del 2014 ci sembra invece frutto di una costruzione più equilibrata- comunque di una brutalità espressiva unica nel suo genere, intendiamoci- capace, dopo tante critiche, di farci godere appieno anche di un Arbdeg contemporaneo e di farci infine esclamare: 90/100.

Sottofondo musicale consigliato: Francis LaiVivre pour vivre

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