Bowmore Bicentenary (1979, NAS, OB, 46%)

Mettiamo naso e palato (e stomaco, e fegato, e cuore) sulla Storia: abbiamo il privilegio straordinario, di questi tempi, di assaggiare una bottiglia davvero unica, nel suo genere: per festeggiare il duecentesimo anno di vita, Bowmore nel 1979 mise sul mercato diverse versioni di un’imbottigliamento ‘celebrativo’. Per quanto le informazioni siano nebulose, si registrano, in totale, 20400 bottiglie, in varie versioni (un’occhiata a questo sito di un collezionista olandese di Bowmore rende bene l’idea): ci sono edizioni con vintage (1964/1979), a gradazione piena (e con bottiglia quadrata) ed una, questa qui, senza età dichiarata ma che, a leggere il fogliettino allegato alla bella confezione, contiene whisky distillato tra il 1950 e gli anni ’60 (dieci differenti annate, non dichiarate purtroppo) e invecchiato in sole botti ex-sherry. La bottiglia, soffiata a mano, ha una forma inusuale, ed è la replica di un antico decanter. Si dice che questo sia il miglior imbottigliamento di sempre di Bowmore insieme al Black Bowmore, che però ormai costa almeno il triplo del nostro protagonista di oggi (non che questa sia proprio a buon mercato, per carità). Oggi ne parleremo insieme ad alcuni appassionati all’Harp Pub Guinness di Milano; ma tranquilli, non ne parleremo soltanto, principalmente ne berremo.

Schermata 2015-06-20 alle 12.48.16N: clamorosamente aperto e ricco, satura il naso con continue bordate odorose; alcol completamente assente. Partiamo, nella descrizione, dal lato fruttato: questo perché, per quanto tutto sia strepitosamente unito, compatto e inscindibile (e lo splendore di questo naso sta proprio qui), la “dolcezza” risulta più in vetrina, più appariscente rispetto ad altri elementi più ‘attesi’, in un Bowmore. I frutti di bosco sono ovunque: more, lamponi, fragole, mirtilli: frutta ‘nera’ fresca, succosissima. Ricorda certi concentrati di frutti di bosco, usati per i succhi, o per certe caramelle, gelée o balsamiche – e tra l’altro, a proposito di balsamico, c’è anche una profonda nota proprio di aceto balsamico. E poi, la frutta è fresca ma l’atmosfera è profonda, con note più scure e pesanti di chinotto, di prugne secche / cotte, di tabacco. C’è poi tutto un bouquet di profumi veramente armoniosi, tra i fiori freschi e profumati e il fico d’India molto maturo; frutto della passione. Ultimo ma non ultimo, l’aspetto isolano: Bowmore di solito non esibisce grandi affumicature (qui ancora meno), ma di certo la marinità della distilleria è qui splendidamente confermata, integratissima e fusa al resto; c’è anche una torba inorganica, un po’ sporcante e graffiante, che aggiunge ulteriore complessità e goduria.

P: accade un piccolo miracolo: l’isolanità va a pareggiare quello che prima avevamo descritto come prevalente. L’ingresso, con un corpo molto compatto, è infatti caratterizzato da acqua di mare, una leggera fumosità legnosetta, elegantissima, e da una torba gentile. In realtà è quasi contemporanea l’esplosione di una frutta nera ancora clamorosa: more, su tutto (pare di addentare una crostata di more, però appena caduta in acqua di mare), fragole. È profondo, con ancora pesanti suggestioni di prugne e arance rosse mature, con ancora pesanti suggestioni di prugne e arance rosse mature, ma al contempo quasi beverino, spensierato… Questo grazie a quelle famose note ancora floreali (violetta) che hanno reso celebre la distilleria e il suo prodotto di questi anni. Sul finire, anche qualche spezia (noce moscata) e pepe bianco.

F: il passaggio più affumicato di tutti; labbra salate si appoggiano su una lingua ancora cullata dalla (e intrisa di) frutta rossa, e nera, matura.

Incredibile, nella nostra comunque scarsa esperienza non avevamo mai assaggiato qualcosa di simile; una torba talmente elegante e dolcemente minerale e marina si abbina ad una dimensione fruttata straordinaria, figlie di botti eccellenti e di un distillato perfettamente dialogante coi legni; il tutto, perfettamente integrato (mai formula fu più vera), sezionabile solo a costo di forzature retoriche. L’abbiamo detto, la nostra esperienza è sì scarsa ma ormai qualche malto l’abbiamo assaggiato: i whisky che ci sanno ancora stupire per note così inedite sono sempre meno, e per questo ci affascinano sempre più, e ci ricordano perché la prima volta ci siamo appassionati all’acquavite di cereali. Il naso, nel nostro libretto, è da 98 punti; il palato da 94, e la sintesi sarà un (per noi inedito) 96/100: la sintesi numerica di un’esperienza francamente incantevole. Grazie, Angelo.

Sottofondo musicale consigliato: Led Zeppelin – Dazed and Confused.

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6 thoughts on “Bowmore Bicentenary (1979, NAS, OB, 46%)

  1. Grazie Facili, bellissima degustazione, ovviamente x me la più importante a cui ho mai partecipato.
    Ottimo l’Oban e il Macallan, un gradino sopra il Port Ellen che ho trovato diverso dalle ultime release Diageo meno influenza della botte ma con quel profumo di torba…… Che si sente solo a Port Ellen.
    Ma se winner is….. Bowmore il miglior Whisky che abbia mai assaggiato.
    Ah…….. Peccato x chi non c’era, non sa cosa si è perso……..

    Stefano

  2. Cari e Ragazzi, questo Bowmore è assolutamente spettacolare! degno dello Springbank 21 Archibald Mitchell!!!
    bravi e grazie per sabato!

    ps. quando volete musica buona riuscite a trovarla….

  3. Pingback: The Macallan 1959 (1973, OB, Rinaldi import, 46%) | whiskyfacile

  4. Pingback: Glen Grant 52 yo (1956/2008, Gordon&MacPhail, 40%) | whiskyfacile

  5. Pingback: Bowmore | whiskyfacile

  6. Pingback: Lagavulin 12 yo (anni ’80, OB, ‘Montenegro import’, 43%) | whiskyfacile

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