The Macallan 1959 (1973, OB, Rinaldi import, 46%)

Ci siamo appena risvegliati dalla degustazione da sogno e come per magia abbiamo realizzato che mentre sognavamo, in realtà vivevamo e bevevamo e godevamo. Insomma, era tutto vero: sabato all’Harp Pub si è assaggiato questo e quest’altro nettare, oltre al Port Ellen Rare Malt 20 anni, tra le facce soddisfatte della quindicina di appassionati accorsi (pochini sì, ma chi non c’era avrà avuto i suoi buoni motivi o forse pensava fosse uno scherzo). Ciliegina sulla torta di questo già conturbante dolciume è stato poi il Macallan di oggi, uno di quegl’import by Rinaldi che hanno contribuito a creare il mito della distilleria nel secolo passato e a fare del mercato italiano La Mecca del collezionismo d’oggidì. Riaddormentiamoci…

wm04041309-52_IM219652N: si presenta subito apertissimo e di colossale intensità. Ci porta a ridiscutere il concetto di sherry-cask, una sorta di iper-sherrycask, con quelle caratteristiche ma portate alle stelle. L’atmosfera è per così dire duplice, giocata cioè su due campi opposti: da una parte una patina ‘old’ di vecchi libri, dall’altra una frutta fresca, succosa, viva. La frutta- ah che felice parata di tutti i cliché ex sherry: prugne, uvette, fichi; frutta rossa (fragole, lamponi e ciliegie). E poi anche pesche e mango, oltre a un agrumato possente, tra l’arancia, il chinotto e il bergamotto (tè earl grey?). C’è poi una parte più da dolciume, che ricorda cioccolato, caramello, zucchero glassato, crema. Il tutto, si diceva, coccolato da un’avvolgente patina di carta vecchia, di legno odoroso (vecchi mobili) e qualche spezia. Tamarindo, tabacco da pipa. Balsamico.

P: ci sorprende rispetto al naso: affiancato a qualche conferma, infatti, emerge un lato, che si fa via via primario, molto balsamico, resinoso: proprio aghi di pino. Nel complesso non si può dire sia dolcissimo, con una forte presenza di tannini. Non sono vere e proprie ‘off notes’, ma di certo sono assai personali. Decise anche le note balsamiche di Pastiglia Valda. In generale è molto liquoroso e affiora una suggestione di Grand Marnier. Poi affianco si sparpaglia una clamorosa frutta rossa (ciliegia soprattutto), cioccolato, agrumi e ancora una punta di mango. Una grande intensità e vitalità del distillato, ci preme di sottolineare.

F: legno, tabacco, frutta secca (noce e nocciola) e frutta rossa; agrumi.

Un naso superlativo, che andrebbe ben oltre i 90 punti fino in cima alle classifiche e un palato spiazzante, tra il dubbio che nell’affinamento in bottiglia qualcosa sia mutato (siamo a ben 42 anni di riposo!) e che invece il difetto sia nostro e della nostra inesperienza con certi pezzi di Storia. Ad ogni modo pare esserci quasi uno sdoppiamento, in sè interessante e assolutamente inedito per noi, tra un lato balsamico/legnoso e uno più classico dolce e fruttato. Un whisky bifronte che, non fraintendete, ci è piaciuto assai e che difatti si becca un 92/100.

Sottofondo musicale consigliato: AqualungStrange and beautiful (forse questo titolo è la giusta sintesi)

 

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