Glenfiddich 14 yo ‘Rich Oak’ (OB, 40%)

Oggi andiamo a berci quello che probabilmente è uno degli Scotch whisky più venduti al mondo, visto e considerato che è commercializzato dalla distilleria che vende ogni anno più bottiglie tra le circa cento attive in Scozia. Inoltre questo 14 anni è in una fascia mediana di prezzo nel core range di Glenfiddich (attorno ai 45 euro), cosa che ne fa una facile preda per il vorace ma non troppo danaroso appassionato medio di whisky. In realtà, a dispetto di un’aria così pop, il Rich Oak è il frutto di una lavorazione praticamente unica nel panorama scozzese: si tratta infatti di un malto invecchiato per 14 anni in botti di quercia americana verosimilmente sia ex sherry che ex bourbon (e fin qui tutto nella regola), che incontra poi un’extra maturazione separata sia in botti vergini di quercia spagnola che in botti altrettanto immacolate di quercia americana. Un gran sfoggio di virginale candore insomma, che nell’ambito del whisky non si traduce però in delicatezza e timidezza nelle movenze, ma spesso e volentieri nel suo contrario: i legni al primo utilizzo cedono infatti una gran quantità di aromi e sapori, non di rado straripanti. Vediamo un po’ qual è il risultato sull’educato malto distillato alla Glenfiddich.

gfdob.14yoN: greve e profondo, carico e traboccante d’aromi. Non complessissimo, ma gradevole: zucchero di canna, fico maturo (e in generale è tutta frutta matura); prugne cotte, aroma di confetture varie, melone. C’è poi un senso di dolce burroso alla mele, tipo strudel. Unica nota inattesa, un po’ eterodossa, è un pizzico di salsa barbecue.

P: corpo un po’ deboluccio, anche se rimane quel senso di dolcezza marcata. Qui, come descrittori, è più ‘semplificabile’ rispetto al naso: su tutto, diremmo dolce alla mela e zucchero di canna; uno strato genericamente zuccheroso, da frutta cotta e molto matura. Non è propriamente ruffiano, perché l’intensità non è mai alta; riesce però a essere a tratti un po’ stucchevole. Nota negativa: un senso alcolico, un po’ slegato che…

F: …va peggiorando nel finale, in cui l’abuso di legna vergine tende ad allappare oltre misura.

Dobbiamo ammettere che il naso ci era piaciuto e pregustavamo un palato, magari semplice, ma di innegabile gradevolezza. Invece in bocca ci è parso povero e slegato, tra l’altro in peggioramento di sorso in sorso. Il finale, poi, riesce a essere la parte meno riuscita di questo prodotto, con un inquietante sensazione di legno alcolico. Quando si dice che i whisky moderni spesso risultano troppo costruiti sui legni e sono afflitti da una mancanza di complessità e sfumature, beh si potrebbe aggiungere: “ad esempio, hai mai assaggiato il Rich Oak?”. Voto a un passo dalla bocciatura totale: 75/100.

Sottofondo musicale consigliato: Polonia violentaIl giudizio

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