Bruichladdich 15 yo (anni ’90, OB, 43%)

Di recente ci siamo imbattuti in un’enoteca nascosta, in un piccolo paesino della Toscana… Entrati in cerca di un vino da regalare a qualche parente, sommerso dalla polvere, in un angolo dimenticato del ripiano degli amari, malinconico ci guardava un tubo di cartone verde scuro; non abbiamo saputo resistere al sommesso grido di dolore che da lì proveniva, e con spirto caritatevole abbiamo deciso di portare via quella povera bottiglia, segregata da almeno 20 anni in quel girone infernale (in mezzo agli amari, dico io, agli amari! inaudita violenza! immotivata ferocia!). Trattavasi infatti di un Bruichladdich 15 anni, nell’edizione anni ’90, prima che la distilleria venisse ripresa in mano da Murray McDavid e Jim McEwan. Non abbiamo resistito oltre, e appena arrivati a casa abbiamo stappato, versato…

bruob.15yov2N: un naso molto caldo, molto aperto ed aromatico: il profilo è dominato dal calore del malto, biscottato e brioscioso, con decise e gradevolissime note di confettura d’albicocca. Vicine troviamo note di prugne cotte, anche di un poco di uvetta; e ancora mele e pere, una rotondità di vaniglia, anche di toffee. Qui e là abbiamo rintracciato percorsi di mele e pere. Unica uscita dal selciato è per una legnosità lucida (nel senso di lucido per legno) e per lievi note di brezza marina, appena accennate.

P: il palato segue linearmente le indicazioni giunte dal naso, e si divide tutto tra una morbidezza fruttata e vagamente maltosa (qui si sentono, lievi lievi, più note ‘giovani’, a dispetto dell’età, vale a dire note di ‘distillato nudo’: quindi canditi e un vago senso di cereale in fermentazione). Ancora una lieve nota marina (ma non propriamente sapida: è più un senso di umidità da barca, anche se ci rendiamo conto che detto così…) accompagna armoniosamente un miele davvero piacevole. Questa suggestione di aghi di pino, verso il finale, è un sogno, forse?

F: non lunghissimo, tutto sul malto e su un senso vago di miele salato.

Questo 15 anni non gode di buona fama: Serge gli dedica solo un 76/100, e lo elogia solo perché, per contrasto, meglio risalta il buon lavoro fatto dalla proprietà successiva. Noi, che siamo poveri di spirito e deboli di pretese, non sappiamo nascondere le nostre perplessità dinanzi a tale giudizio: non sarà certo un mostro di complessità, ma ci pare un whisky fresco, piacevole, senza note negative. Diremmo dunque 85/100: sarà solo frutto dell’entusiasmo per il felice ritrovamento?

Sottofondo musicale consigliato: Beth Hart & John Bonamassa – I’d rather go blind.

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