Glen Keith 20 yo (1995/2015, Liquid Treasures, 48,6%)

Glen Keith è una distilleria della galassia Pernod Ricard, immancabilmente situata nello Speyside. Non può contare su una tradizione plurisecolare, essendo stata costruita nel 1960 da Chivas Brothers, ma la sua pur breve storia ha regalato all’appassionato di malti alcune chicche, a cominciare dal fatto che per i primi dieci anni si praticava la tripla distillazione, non proprio una specialità di questa parte di Scozia. Inoltre Glen Keith si è pregiata di usare i primi alambicchi alimentati a gas, già nel 1970. E si è anche regalata 14 anni di beato ozio, dal 1999 al 2013, quando Pernod ha decisa di riaprirla raddoppiando la produzione a sei milioni di litri annui; dato che la distilleria non ha quasi mai rilasciato imbottigliamenti ufficiali, vai con il blended, maestro!

WSM12040-GlenKeith1995LiquidTreasures2015N: al di là di una nota alcolica abbastanza pungente, ha un profilo molto delicato e timido, che sembra suggerire l’utilizzo di una botte assai poco carica. Pur avendo passato venti anni al buio pesto di quattro assi di legno, difatti, si presenta con note maltose ancora evidenti e ‘acerbe’, di cereale macerato. Erba secca, olio di mandorle e un tocco di pan di spagna. In generale è molto citrico e anzi si potrebbe dire che il limone è il principale attore, su un palcoscenico per il resto francamente sguarnito. Frutta gialla e vaniglia sono ai minimi termini. Whiskysucks parla di zafferano e ci pare una suggestione affascinante, in merito alla quale ci si lascia convincere facilmente.

P: purtroppo rimane la nota alcolica un po’ slegata all’attacco, ma la situazione complessivamente migliora. Ha sicuramente più forza, personalità e assieme ad alcuni aspetti del naso, tra cui una maltosità acerba, limone, zafferano ed erba, propone anche timide escursioni cremose e fruttate (susina gialla). Rimane comunque molto semplice e con uno stile abbastanza anonimo.

F: di media durata, è di quelli puliti con note erbacee e maltate molto discrete.

Pur senza mai scadere nella mediocrità, questo Glen Keith fila via liscio come l’olio, senza approfittarsi delle due decadi di meditazione per piazzare lampi di profondità e complessità. D’altra parte questa semplicità non si tramuta mai pienamente in eleganza per la presenza di una nota alcolica persistente, soprattutto al naso. In principio ci aveva ricordato ques’altro Glen Keith imbottigliato da Adelphi, che però al naso esplodeva in ben altro tripudio tropicale. Sorvoliamo pure sul delirante prezzo attorno ai 120 euro e concentriamoci sul voto, senza infamia e senza lode, di 80/100.

Sottofondo musicale consigliato: Roger HodgsonFool’s Overture

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