Te Bheag nan Eilean (Phraban na Linne, 43%)

Oltre alla storica distilleria Talisker, dal 1976 sull’isola di Skye è attivo anche un imbottigliatore indipendente quanto meno curioso. Il nobile fondatore Sir Iain Noble, venuto a mancare nel 2010, aveva infatti un chiodo fisso. Instancabile divulgatore della lingua gaelica, per quanto nato a Berlino e figlio di un diplomatico inglese, pare che dedicasse parte del denaro proveniente dalla vendita del whisky ad attività finalizzate alla rinascita dell’idioma tradizionale degli Scoti; il tutto anche grazie alla creazione proprio su Skye di un college specializzato in studi gaelici. Insomma, quanto meno curioso, si diceva, no? La compagnia Phraban na Linne (The Gaelic Whisky) imbottiglia tre espressioni: il Poit Dhubh (Illicit Still), un vatted leggermente torbato e con una buona dose di malto invecchiato in sherry; il Mac Na Mara (Son of the Sea), blended dal carattere leggero e con caratteristiche ‘costiere’; e infine il nostro Te Bheag nan Eilean (Small dram of the Islands), blended con un alto contenuto di whisky di malto (40%), dal gusto pieno e fieramente costiero, così come viene descritto sul sito di Phraban. E oggi abbiamo imparato anche qualche parola in gaelico. Slainte!

13072219N: molto fresco e leggero, dà subito una sensazione zuccherina che però incontra anche un velo leggermente minerale, con note di amido, di stireria e di lieve torba terrosa. Per quanto riguarda i richiami alla dolcezza vengono in mente un bel cereale brioscioso e frutta gialla (mela gialla, pera). Sintetizzando, brioches all’albicocca. Ci sono poi una vaniglia intensa e pasta di mandorle. Dopo un po’ emergono anche tonalità più scure, di uvetta e legno.

P: è un libro di testo sul sapore del whisky e scritto pure a caratteri grossi: si avvantaggia d’una bella intensità che non porta a rimpiangere molti single malt d’oggidì. Grande maltosità, che ci ricorda ancora le brioches calde; poi frutta in marmellata, ancora tra albiccoca, mela e pesca, mentre rispetto al naso cresce una dolcezza più ‘pesante’, tra il caramello e il panettone. Resiste ancora un filo minerale/ferroso, probabilmente ispirato da una piccola parte di malto torbato.

F: di media durata, tanta mela gialla e malto.

Questo blended dei primi anni ’90 fa parte della degustazione che terremo domani, giovedì 28 gennaio, all’Harp Pub e tra l’altro sarà proposto sia in solitaria che come ingrediente base di un grande classico della miscelazione, il Bobby Burns, giocandoci un po’ e testandone la solidità all’interno di un cocktail. Oltretutto l’abbiamo scelto perché ancora una volta ci serve per ribadire un concetto: i blended di qualche anno fa, ovviamente non tutti ma una buona parte, erano davvero dei prodotti validi, con buona personalità e discreta complessità e- pare- dai prezzi più che ragionevoli, il che non guasta mai. E tutto questo per dire 84/100.

Sottofondo musicale consigliato: Roberto Vecchioni – Gli anni

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