Cluny 12 yo (anni ’80, 40%)

Il terzo blended assaggiato alla degustazione di giovedì sera era questo Cluny 12 anni, dal colore ramato pieno che parrebbe rivelare una quota di ex-sherry, nella miscela, abbastanza importante… Cluny è marchio di proprietà della storica azienda di Glasgow White & Mackay, a sua volta proprietà di una grande multinazionale del food&beverage con sede nelle filippine (il magnate Andrew Tan ne è a capo), che a sua volta l’ha acquistata dal miliardario Vijay Mallya, l’indiano più ricco di tutti voi proprietario, tra le altre cose, della Force India – lui si era comprato W&Mackay perché il padre, bontà sua, ne era appassionato… Ma dopo tutte queste amenità, è forse il caso di assaggiare quel che abbiamo nel bicchiere, o no?

2980_0N: un naso particolare, inaspettato da un blended; sicuramente, svela ampie dosi di sherry, decisamente marcante. All’inizio ha note di frutta rossa e nera, davvero poderose (ciliegie sotto spirito, fragole di bosco, more): cioccolato ai frutti rossi. È un whisky ‘scuro’, che non lesina neppure suggestioni di zucchero bruciacchiato, di caramello, ma anche di frutta ‘zuccherosa’ (fichi secchi, prugne). A donare ulteriore complessità, anche due altre suggestioni, una balsamica e un’altra vagamente ferrosa. Liquirizia e fonda di caffelatte.

P: una bella intensità, anche se il corpo è fin troppo beverino e leggerotto. La frutta rossa del naso retrocede un po’, lasciando spazio a un profilo coerente ma più caramelloso. C’è cioccolato, c’è liquirizia, c’è quasi sciroppo d’acero; un sacco di uvetta sotto spirito, poi un che di erbaceo (ere infuse, quasi quasi da amaro). A margine, un mentovato/erbaceo insistente. Netta, spicca la china.

F: noce di Pecan (burroso dolcissimo legnoso) ed erbe infuse. Ancora, tanta china.

Un blended del passato che ancora una volta ci appare infinitamente persuasivo; svela, come detto, una quota di botti ex-sherry piuttosto ingente, probabilmente sia di malt whisky che di grain (o almeno, quel palato così dolceamaro a questo ci fa pensare), e anche per questo è stato scelto dall’ottimo barman dell’Harp Pub, Riccardo Corbetta, per comporre una variazione sul Sazerac. A noi il whisky è piaciuto molto, il cocktail altrettanto: ma valutiamo solo il primo, e lo facciamo con un 86/100.

Sottofondo musicale consigliato: Linda Perhacs – Paper Mountain Man.

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