Caol Ila 25 yo (Wilson & Morgan, 1990/2015, 54,3%)

Quest’anno Wilson&Morgan ha sbancato la decima edizione del Milano Whisky Festival, posizionandosi sui primi due gradini del podio che ogni anno premia i whisky più convincenti in sala; i malti sono provati alla cieca, con grande sprezzo del pericolo, da alcuni nasi e palati per così dire allenati. La medaglia d’argento è andata a un Clynelish 18 anni finito in una botte ex Tokaji (per la gioia dei tradizionalisti), mentre l’oro l’ha cannibalizzato questo Caol Ila con un quarto di secolo sulle spalle. Non si tratta di un vero e proprio single cask, ma di un vatting dei barili numero 4707 e 4708, che hanno fatto un’extra maturazione di cinque anni in ex sherry oloroso. Ah, come se non bastasse, questo whisky si è portato a casa anche la medaglia d’oro ai Malt Maniac Awards dell’anno scorso. Respect!

retrive_imageN: si presenta molto molto aperto e con una grande personalità. Il lungo finish in sherry, abbinato alla torba, pare aver donato un lato ancora più ‘sporco’, tra l’arancia rossa troppo matura, la salamoia, la polvere da sparo; insomma, una parte sulfurea, oltre che isolonamente medicinale e torbosamente minerale. Per quel che riguarda l’affumicatura, di per sè è relativamente ‘debole’ ma catramosa, con quella nota di inchiostro tipica di Caol Ila. Ma veniamo alle delizie dolciarie: prendono forma suggestioni di tarte tatin, quasi di chiacchiere fritte; confettura di pesche, di fragole; un po’ di liquirizia e di menta balsamica a chiudere un naso di straordinario equilibrio: i due lati sono davvero intensi e ben integrati, alternandosi in un passo a due sotto le narici del fortunato degustatore.

P: nell’avvicendarsi di prima tra note ‘sporche’ e dolci, qui prevalgono le seconde, anche se rimane quella stessa vorticosa alternanza. C’è una dolcezza che replica i descrittori del naso (quindi marmellata d’arancia e confettura di pesca, tarte tatin, tanti agrumi) e poi però qui è ulteriormente ispessita da una base permanente di vaniglia elegante e miele. In aumento il fumo e una torba acre, che si fanno rispettare di più, con il corollario di note mentolate. Regge splendidamente l’acqua e ci si può giocare all’infinito.

F: qui domina il fumo pesante, bruciato, quasi pepato; poi arancia e confettura di pesca a go go.

A volte nel nostro amato Paese all’incontrario i meritevoli vengono snobbati, scavalcati impunemente da chi di pregi non ne ha. La giuria del Milano Whisky Festival in questo caso invece è andata diritta al punto: se un whisky si presenta con una personalità così intrigante e variegata ma al contempo risulta beverino e non pacchiano, beh come si fa a non nominarlo Presidente della Repubblica a vita! Ops, forse ci siamo lasciati andare un tantinello, rischiando anche l’incriminazione per associazione sovversiva dell’ordine democratico. Però un 91/100 non glielo leva nessuno.

Sottofondo musicale consigliato: Duke Ellington and John ColtraneIn a sentimental mood

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