Benrinnes 18 yo (1997/2015, Valinch & Mallet, 52,5%)

Proseguiamo il nostro piccolissimo tour attraverso le distillerie misconosciute dello Speyside e, sempre a cavallo di un imbottigliatore indipendente, testiamo Benrinnes, direttamente da Aberlour, Banffshire, Spesyide. Di proprietà di Diageo, Benrinnes è celebre (forse solo tra noialtri disadattati appassionati di questi dettagli tecnici) per avere ancora i worm tubs a raffreddare i vapori degli alambicchi e per aver operato fino a pochi anni fa una “tripla distillazione parziale” (era la sola, insieme a Springbank, a farlo: ora è rimasta solo la storica distilleria di Campbeltown – grazie a Davide per la segnalazione). Per voi queste parolette non contano nulla? Male male!, ma in fondo anche a noi ciò che più interessa è quell’istante di gloria in cui il distillato sta nel nostro bicchiere… Si tratta di un single cask ex-bourbon selezionato da Valinch & Mallet, che ai nostri occhi deformanti deve riscattarsi dopo un Glentauchers troppo ‘normale’ per gli standard cui ci ha abituato.

valinch&mallet-benrinnes-18yoN: innanzitutto, poco sembra l’impatto dell’alcol e grande l’equilibrio tra varie componenti: ha una maltosità calda, briosciosa e dalle spalle larghe, che però si lascia contrappuntare splendidamente da aromi legnosi/speziati (legno caldo, cannella e buccia d’arancia per infusi, erbe in macerazione tipo vermouth) altrettanto profondi. Frutta gialla molto invitante, con pere passate nel burro e pesche affogate nel gelato alla vaniglia; poi miele affogato in sé stesso e cioccolato bianco. Non manca nemmeno un pit di frutta tropicale molto matura e acidognola, quasi fermentata (maracuja).

P: di nuovo, alcol non pervenuto. A tratti, rivela qualche fascinazione di malto “di una volta”, con un primo ‘velo’ minerale e una maltosità elegantissima. Certo la cremosità burrosa e la vanigliona del bourbon si fanno sentire, ma poi (oltre ad una frutta secca onnipresente, dalla noce alla nocciola) c’è una frutta composita davvero spettacolare: ancora pere e maracuja, poi banana; frutta cotta (mele e prugne). Interviene molto anche il legno, ad appesantire con una nota di infusi e di erbe macerate al limite dell’amaricante. Si può anche giocare con l’acqua, che esalta una nota di peperoncino e di noce moscata. Esce pure una dolcezza piacevole e ancora più intensa, tipo marshmallow.

F: lungo, con tanta crema, frutta gialla burrosa e mix di frutti tropicali.

È un vero whisky “che sa di whisky”, come amiamo dire talvolta: nitido ma non semplice, di corpo ultra masticabile e con botte clamorose di sapore, con una dolcezza grande ma mai stucchevole. Ci è piaciuto molto come tipologia di malto, esplosivo e raffinato; molto equilibrato, nonostante il legno qua e là (soprattutto verso il finale) si faccia sentire. Stiamo su un ottimo 88/100, e ancora tanto di cappello a Fabio e Davide.

Sottofondo musicale consigliato: Elio e le storie tese – La follia della donna (parte 1).

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