Springbank 16 yo (1999/2015, The Maltman, 47,5%)

All’ultimo Spirit of Scotland abbiamo portato a casa ben due Springbank indipendenti – la cosa non è comunissima, anche perché generalmente, data la rarità dell’evento, si tratta di bottiglie molto costose. Oggi assaggiamo una singola botte ex-bourbon, ma – occhio! – con un finale di tempo imprecisato in legni ex-Porto: sapete che quando leggiamo ‘Port finish’ ci si drizzano le antenne e iniziamo a diffidare, ma al contempo abbiamo grande fiducia nella distilleria e nella ‘resistenza’ del distillato a legni inusuali (e l’esperienza ci insegna che è così). L’imbottigliatore è The Maltman (in realtà chiamasi con nome assai meno evocativo: Meadowside Blending). Partiamo.

IMG_3813N: …ma allora è possibile fare un finish in Porto che mantenga in evidenza le caratteristiche di casa! E quindi: un’intensa e travolgente brezza di mare, poi proprio la spuma marina; la mineralità prosegue su note di terra bagnata e di amido di stireria. Fiammifero spento. Poi, non manca ovviamente il lato più fruttato e zuccherino: protagonista è l’arancia, in varie forme: Grand Marnier, o liquori per torte all’arancia; poi marron glacée; un pit di chinotto. Non si sente troppo il ‘vino’, piuttosto il suo legno, che si esprime anche attraverso suggestioni speziate.

P: se il naso riusciva a conciliare miracolosamente anima wild e finish in botte, al palato non riesce lo stesso miracolo. L’imbocco infatti rimane marino, sapido e iodato, ma appena si lascia danzare sulla lingua il whisky, la componente dolce, anzi dolciastra prende il sopravvento. Se i descrittori restano simili a quelli del naso, è la qualità dell’integrazione tra le varie anime a deludere. C’è una acidità molto marcata, che ricorda l’agrume (certo marmellata d’arancia, ma in generale marmellate: la dolcezza è da zucchero cotto) ma soprattutto certe bacche, tipo alkekengi, o bacche di goji. Molto intense e costanti le note di pepe e di tabacco, piccantino.

F: l’avvio del finale, scisso com’è tra note sulfuree e torbate/marine e una dolcezza vinosa molto greve, ha un effetto vagamente chimico, ancora eccessivo e non tanto di nostro gusto. Dura a lungo un senso di fumo di torba.

12994563_1150104171674573_672754449800619511_nSi tratta di una selezione per un Cigar club (Cigarro). Il naso è da 90, il palato invece proprio non rientra nel nostro gusto: è un whisky adatto per accompagnare il sigaro, evidentemente, e come quasi sempre in questi casi noi, non essendo fumatori di sigaro, non ne sappiamo apprezzare fino in fondo la qualità (era successo anche con questo Glen Scotia, o con quest’altro Ben Nevis). Non ci è piaciuto, nel complesso, e non ci vien voglia di riberlo; peccato, perché il naso era davvero incantevole: il nostro giudizio complessivo si dovrà fermare a 82/100, ma tenete conto che in questi casi, con sapori così forti, la soggettività è ancor più sovrana. A proposito di Springbank: sabato al 1930 di Milano c’è la serata “L’alchimia del Whisky”, proprio a base Springbank (qui a fianco la locandina, due cocktail e tra dram in assaggio). Noi ci saremo, voi?

Sottofondo musicale consigliato: Barrerito – Cigarro, whisky e gelo.

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