Glen Grant 25 yo (1990/2015, Valinch & Mallet, 57,5%)

Sabato scorso abbiamo partecipato alla degustazione di Glen Grant al celebre speakeasy milanese “1930”: domani daremo conto della bella serata, ma intanto prendiamo spunto da lì per introdurre l’imbottigliamento che sezioniamo aujourd’hui. Trattasi infatti proprio di un Glen Grant, selezionato e imbottigliato da Valinch & Mallet, giovane imbottigliatore che ha riscosso consensi al suo esordio a Limburg, praticamente il Bernabeu degli eventi whiskofili: single cask ex-bourbon a primo riempimento, venticinque anni di invecchiamento. Il colore (sembra una battuta, a pensare alle campagne pubblicitarie di GG) è chiaro.

Schermata 2016-04-29 alle 19.06.59N: quando una distilleria è coerente… Pulito, pulitissimo: a grado pieno, è molto intenso e compatto ‘quantitativamente’ se pure delicato ‘qualitativamente’. I descrittori sono pochi e difficili da separare: c’è un bel malto croccante in primissimo piano (qui nella versione di ‘crosta di pane’); un sacco di marzapane; un po’ di frutta gialla profumata (mele); assi di legno. C’è anche un lato vagamente speziato, ma soprattutto erbaceo – che non sappiamo però sezionare e specificare (per compiacere Davide: “roba speziata ed erbacea”). Cioccolato bianco.

P: ha veramente classe; dopo 25 anni la botte si è comportata da gentildonna, infondendo decisi (ma non eccessivi) sapori di legno e tanto marzapane. E così, il malto si è potuto mantenere in vita, e di fatto risulta senz’altro il vero protagonista, croccante e concreto. Cosa vuol dire quest’ultima dittologia? Boh. Col tempo si apre, ed escono note decise di limone e cedro, forse di zenzero; mela. È sì dolce, ma questa dolcezza viene poi riagguantata da un legno non tanto amaricante, quanto ‘erbaceizzante’. L’acqua libera una dolcezza un po’ più ‘mielosa’.

F: pulito e lungo, sciroppo d’acero, tè verde, marzapane. Ancora una dolcezza fruttata molto delicata.

Il malto di Glen Grant riesce a emergere bene dai 25 anni in botte, sviluppando note erbacee e un po’ trattenute, austere, vegetali e limonose, con un apporto del legno davvero rispettoso nonostante il first-fill. Detto ciò, ammettiamo candidamente di non essere riusciti a dominarlo appieno, diciamo che abbiamo la sensazione di non averlo capito fino in fondo… Ragion per cui, condensando le nostre provvisorie impressioni in un 87/100, dovremo per forza riempirci un altro paio di sample per riassaggiarlo. Magari anche tre, dai.

Sottofondo musicale consigliato: Donald Fagen – I.G.Y. (What a Beautiful World).

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