Port Charlotte ‘PC12’ (2014, OB, 58,7%)

Accanto all’imbottigliamento per D’Ambrosio-DiLillo-Fiori abbiamo assaggiato Port Charlotte ‘PC12’: edizione speciale per i duty free e primo dodicenne ufficiale di distilleria [edit: no, non è un dodici anni, non fidatevi di whiskybase!], è stato rilasciato sul mercato nel 2014, appena dopo il passaggio di consegne di Bruichladdich, appunto, dalla cordata-Reynier al colosso Remy. Impronunciabile il nome gaelico (Oileanach Furachail), che per quel che ci riguarda potrebbe voler dire qualsiasi cosa: non ne approfondiremo le pieghe semantiche per pigrizia, profondo disinteresse ed un malposto senso del pudore. Il colore è ramato.

PCH_PC12_700MLN: la gradazione scompare e il whisky è davvero molto accessibile: come l’altro, questo esibisce la sua spiccata marinità senza pudori, con un grande mare, grandi alghe, grande sale. A differenza di quell’altro, però, questo ha note molto particolari, decisamente ‘organiche’: prosciutto cotto, perfino salsa di pomodoro (o il gazpacho?), il tutto affiancato curiosamente da una dolcezza molto marcata in senso sherried con malaga, zuppa inglese (ovvio il cenno a uvetta e vini liquorosi). Un che di liquirizia ed anche un’arancia rossa. Volendo astrarre e congelare il tutto ad una drastica, ingiusta e in fondo impropria reductio ad unum: dopobarba. Lucido da scarpe. Ah, il fumo, il fumo! L’affumicatura è un po’ chimica, smoggosa.

P: soprattutto in ingresso rimane ancora bello marino e con peculiari note organiche; poi però arrivano alla carica le suggestioni liquorose (conoscendo le abitudini di casa, immaginiamo botti ex-sherry ma non solo) che squadernano una teoria di note di arancia e marmellata d’arancia, frutti rossi, fragola, amarene, uvetta; fichi secchi. Insomma, un’ode allo sherry cask veicolata attraverso 58 gradi di violenza alcolica e torbata. Mica male, per quello che dovrebbe essere il primo 12 anni del core range… L’acqua rende il tutto più accessibile, più dolce: ma certo non meno intenso… Mandorle dolci.

F: lungo; curiosamente non secca la bocca come ci saremmo aspettati, anzi la frutta rossa si fa succosa assieme all’onnipresente fumo di torba (di smog, gomma bruciata devastante, cenere).

Decade la marinità al finale, peccato; e a nostro gusto peccato anche per un naso un po’ troppo ‘organico’, rispetto ad un palato francamente incantevole. Nel complesso, ci pare senz’altro buono, molto buono, ma forse un po’ troppo carico, un po’ troppo ‘dolce’… Un po’ troppo, e basta; la qualità è però molto alta, quindi 87/100 è il minimo.

Sottofondo musicale consigliato: Pantera – Walk.

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