Hakushu Distiller’s Reserve (2015, OB, 43%)

HakushudistilleryIeri sera alla Flair Academy di Milano abbiamo tenuto una (noiosissima!) introduzione ai whisky dal mondo: a rappresentare il Giappone abbiamo scelto l’Hakushu Distiller’s Reserve, una delle ultime espressioni della distilleria più ‘imboscata’ del suolo nipponico – imboscata letteralmente, dato che è nel mezzo di una foresta, circa a 700 metri di altitudine. Questo è un NAS, lanciato nel 2014, è ha una composizione complessa e varia: whisky leggermente torbato di 8 anni, whisky molto torbato, anche se in bassa quantità, e infine tanto non torbato maturato in botti ex-bourbon per 18 anni. Il colore è paglierino.

japan_hak16N: molto piacevole, sulle prime dominano note di pera e di mela (intense entrambe, davvero gradevoli). Cresce un senso di vaniglia, anche di mandorla (non marzapane eh, proprio mandorla verde). Ancora evidenti sono note erbacee, mentolate, ma abbastanza profonde. Un che di latte di mandorla, forse. Agrumi in crescita anche qui (limone zuccherato); gelato alla banana. A una snasata più attenta, e dopo un po’, ecco un velo di affumicato. Buono, pare unire note ‘giovani’ ad altre decisamente più mature, è particolare.

P: ottimo corpo, oleoso e masticabile; qui appare complessivamente più giovane, e innanzitutto emerge una novità: si sente più decisamente la torbatura, è affumicato anche se solo leggermente, diciamo nello stile di certi scozzesi delle Highlands. Poi ancora mela e pera, solo un velo di vaniglia – il palato è più ‘verde’, e sviluppa anche una nota salina molto piacevole e inaspettata. Cetriolo, c’è scritto in etichetta, ma noi lo troviamo solo per suggestione; in generale, si sente che è più evidente la nota cerealosa da new-make, ma questo non è un malus.

F: lungo e vegetale e torbato (qui più che nelle fasi precedenti), ancora mela verde ed erba.

Molto buono, molto convincente: a differenza di altri NAS, sia giapponesi che scozzesi, pare davvero ben costruito, con una bella struttura. Ha un suo stile, ma deve piacere: ricorda, se vogliamo, certi whisky delle Highlands per la seducente austerità complessiva, e sapete che a noi questo profilo tendenzialmente convince. Il nostro giudizio è positivo, e daremo un 85/100, magari alzando di un punto per lo stupore (già, non ce lo aspettavamo così buono!). Costa circa 80€, ma questo lo sapete già: i giapponesi costano.

Sottofondo musicale consigliato: potrà sembrare incongruo, ma checcifrega, il pezzo è bellissimo: Pino Daniele – Il mare.

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