Glen Albyn 21 yo (1963/1984, Gordon & MacPhail, 40%)

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1934: mentre Hitler firmava il patto di non aggressione con la Polonia, il mostro di Lochness se la spassava

Come ci insegna l’imperdibile Alfred Barnard, che nel peregrinare per le infernali lande scozzesi è il nostro Virgilio , nel ‘700 Inverness era di gran lunga la principale città produttrice di malto, tanto da essere quasi monopolista: quando a fine Ottocento nella stessa città aprì Glen Albyn, però, questo primato era stato abbondantemente perduto… La cosa ovviamente non ha impedito alla distilleria di prosperare, anche se solo per un secolo: nel 1983 la famosa grande crisi del whisky l’ha costretta a chiudere, e proprio per questo è sempre più raro trovarne imbottigliamenti sul mercato. Per questo, quando all’ultimo Milano Whisky Festival abbiamo intravisto al banchetto di Giorgio D’Ambrosio e Franco Di Lillo la scritta rossa in caratteri gotici GLEN ALBYN, non abbiamo saputo resistere e ne abbiamo portato a casa un sample: si tratta di una selezione di Gordon & MacPhail, 21 anni in botte tra il 1963 e il 1984 (ucciso e messo in vetro un anno dopo la nostra venuta al mondo, per capirci). Ah, un dettaglio simpatico: la distilleria traeva l’acqua da Loch Ness…

Schermata 2016-06-30 alle 20.19.33N: certo non sa né di vaniglia né di frutti rossi hardcore, due descrittori così comuni nelle moderne declinazioni ex-bourbon ed ex-sherry… Tanto per chiarire che il salto generazionale è bello forte. Accoglie senza alcuna aggressività alcolica, e ciononostante col massimo della ricchezza aromatica. Si inizia con una setosità un po’ umida (?) da libro vecchio, da cera d’api, impreziosita da burro fresco, tè verde, biscotti al burro, miele. Fieno. L’impronta di grande naso è data poi però dall’aggiunta di un cestone di frutta matura, con mele, pere dolci; perfino la pesca, a portarci alle soglie del tropicale. Fantastique!

P: dopo tanti anni probabilmente un minimo di ossidazione è intervenuta, e in effetti l’attacco è molto soft, con una leggera sensazione di ‘slegato’… Ma com’è slegato bene! L’esperienza infatti è assai più che gradevole: ci pare affievolita la componente più ‘cerosa’, da whisky d’antan (non che sparisca: perde un po’ di spazio) a vantaggio di una dolcezza a base di cereale: brioche (alla marmellata, o anzi: fagottino alla mela), biscotti; ancora fieno.

F: persistente, rimane bello dolce, tutto su biscotti ai cereali, malto, cioccolato bianco.

Come spesso accade con i whisky del passato, il naso di questo imbottigliamento meriterebbe valutazioni stellari, con la capacità evocativa che hanno quelle note maltose, di fieno, di vecchia carta umida, di cera… Peccato che il palato, leggermente ‘scarico’ a nostro parere, porti un po’ giù l’asticella: ma ciò non toglie che l’esperienza complessiva sia fantastica, e il nostro freddo, pur alto 88/100 non rende giustizia allo splendore.

Sottofondo musicale consigliato: Amy Winehouse – Tears Dry On Their Own.

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