Glenturret 1999 (2014, Gordon&MacPhail, 43%)

Se il nostro amico Davide di Angelshare.it ha deciso di imbottigliare due Glenturret per celebrare la sua stessa persona, beh, vorrà dire che la distilleria non sarà così male, no? La nostra limitata esperienza pare avallare questa sensazione, ma in cerca di conferme assaggiamo un quindicenne multibotte selezionato e imbottigliato da Gordon&MacPhail: si tratta di un vintage 1999, imbottigliato nel 2014 (ce ne sono almeno tre diverse versioni, 2011, 2012 e appunto 2014, come insegna anche whiskybase).

gtug!m1999N: è un naso fresco, agile e fruttato che al contempo, però, si porta dietro una corposa e fragrante personalità. Quest’ultima è infatti impersonificata da un bel misto di frutta cotta (ciascuno di voi avrà avuto un amico immaginario a forma di prugna cotta, no?): mele soprattutto, ma anche pere e prugne. Inoltre, si fa via via sempre più ‘grasso’, con note di burro caldo, ma anche di biscotto (al burro) appena sfornato… In principio dicevamo di una certa freschezza fruttata, che assieme a una nota di arancia molto frizzantina mantiene tutto estremamente easy e gradevole. Anche un velo di legno profumato e di tabacco da pipa. Veramente buono. Dopo un po’, si apre una finestrella minerale…

P: a 43% non pare un mostro di violenza, e il corpo resta un po’ piattino. In compenso, stupisce per delle curiose novità rispetto al naso: quella finestrella minerale diventa un portone, da cui si infilano anche suggestioni lievemente sulfuree, quasi metalliche, e una davvero inconsueta nota di pastiglie alla violetta (ci perseguitano, ultimamente!). Questo profilo schiaccia un po’ la componente di frutta cotta del naso, che rimane solo in disparte; ancora un tocco d’arancia e un po’ di spezie, ad appesantire.

F: un filo di legno tostato con le sue spezie e un grosso, grasso puntello minerale: il tutto appena attorniato da una nota di frutta rossa dolce.

Siamo un po’ perplessi: il naso era molto promettente e certo non lasciava presagire un palato del genere. Come abbiamo scritto, siamo rimasti un po’ spiazzati dalla “pastiglia alla violetta”, che tende a coprire le tante sfumature che finiscono solo per ‘agitarsi’ in disparte rispetto al palco principale (peccato!, perché il lato minerale sembrava spaventosamente buono), minando l’equilibrio generale. Ci rimane un dubbio sul fatto che il nostro sample possa essersi in qualche modo guastato; nel frattempo, il palato ci costringe a non salire oltre il 80/100. Davide, i tuoi erano più buoni!

Sottofondo musicale consigliato: Albertus Radius – Nel ghetto.

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