Classic of Islay (2015, Jack Wiebers, 55%)

Talvolta il nostro amico Ghido, emigrato in Germania ormai da tanti, troppi anni, ci scrive per chiederci consigli per gli acquisti maltati, e noi siamo ben felici di dargli le nostre opinioni; qualche mese fa l’abbiamo spinto all’acquisto di questa bottiglia, “Classic of Islay” dell’imbottigliatore tedesco Jack Wiebers, perché avevamo scoperto che si trattava di un Lagavulin, presumibilmente ex-sherry (i feticisti potranno approfondire sapendo che si tratta del cask #2888, anche se non sappiamo l’anno di distillazione) – e si sa, con Lagavulin si cade sempre in piedi. Lo stesso Ghido ci ha omaggiato di un grasso sample, che andiamo ora a svuotare senza pietà; gli avremo dato un buon suggerimento?

schermata-2016-09-19-alle-12-39-10N: a 55% l’alcol sembra rimasto a Berlino, insieme ai neuroni di tante delle migliori menti della nostra generazione. A proposito: andiamo a Berlino, Beppe! Da subito si percepisce la ricchezza dei grandi imbottigliamenti: c’è tutto il mare di Islay, c’è la spuma del mare, c’è l’aria sferzante e salata; ci sono note terrose, minerali che si spingono oltre al limite del medicinale, tra la garza e la canfora (sfodera anche punticine balsamiche), c’è un bacon invitante. Come se non fosse abbastanza ‘organico’, ha anche un lato gradevolmente sulfureo (al limite della carne di maiale), che pare sfociare nell’arancia troppo matura. Verosimilmente si tratta di un single cask ex-sherry, e questo lato si manifesta con note di maron glacée, di sciroppo d’acero.

P: un attacco deciso, molto scuro e con le palle quadrate. La triade d’ingresso è caffè / caramello / arancia quasi andata e sulfurea: l’effetto, incredibilmente punchy, è di un paradossale e incantevole dolceamaro salato, con ancora fortissima la presenza dell’acqua di mare, qui perfino del pesce, dei molluschi; c’è anche una dolcezza ‘zuccherina’ e scura, forse di arancia rossa (marmellata di), poi di uvetta e marron glacée. Il fumo è definitivo, acre, profondo e massacrante: ci si ritrova la bocca impastata di cenere di sigaro, di smog. Perfetto.

F: incredibilmente intenso e persistente: un po’ come addormentarsi a fine serata, sul molo, ubriachi, con la faccia in un posacenere.

Con Lagavulin si cade sempre in piedi, si diceva, e spesso – volendo a tutti i costi seguire la metafora – si cade in piedi in un prato morbido pieno di donne nude, banconote, champagne e crudi di pesce. Questo è appunto il caso: complesso, intenso, equilibrato e violento al contempo, questo Classic of Islay è già un instant classic. Costava circa 55/60€, ci teniamo a dirlo: che sia di ispirazione a tanti imbottigliatori più esosi. 92/100, avanti un altro, se ha il coraggio. Ghido: grazie, ti abbiamo riservato un paio di sample che attendono il tuo ritorno nella madrepatria.

Sottofondo musicale consigliato: Paul Kalkbrenner – Bengang.

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