Glenglassaugh 30 yo (2015, OB, 44,8%)

La simpatica storia di Glenglassaugh racconta di una piccola distilleria nel Banffshire, chiusa nel 1986 per la celebre crisi del whisky di inizio anni ’80 (pare impossibile: c’è stato un momento in cui il whisky prodotto era troppo!, ragion per cui ci viene da dire: generazioni passate, ve la menate tanto, ci avete tolto il futuro per godere le vostre pensioni d’oro e non eravate manco in grado di bere!, siete delle pippe) e riaperta la bellezza di 22 anni dopo, nel 2008, “grazie al provvido intervento che operò quel sacramento” (cit.) del gruppo Scaent. Altri tre anni ed è il gruppo BenRiach a mettere le mani sulla distilleria: l’operazione resta negli annali perché la proprietà decide contro ogni pronostico di non piazzare una maiuscola “alla cazzo di cane nel mezzo del nome” (altra cit. coltissima), come invece accade con GlenDronach e BenRiach, appunto. Ma stiamo divagando, perdonateci: quel che conta è che, con ogni evidenza, gli stock presenti in distilleria o sono molto vecchi, di prima del 1986, o molto giovani. Noi assaggiamo la versione più anziana del core range, un trentenne che giunge all’acquirente in bottiglia con bizzarra foggia periforme.

ggsob-30yov1N: leggermente pungente e con un concetto ben spiattellato fin da subito: sherry cask. Evidenti sono infatti le note di frutta rossa, uvetta e frutta cotta (prugne e mele). Frutta di marzapane. Oltre a tutte queste delizie però c’è anche un lato più sobrio, dal cioccolato amaro al miele anch’esso amaro. Concordiamo alla grande con IBR sul legno di sandalo, che dà conto di un dram bello profumato e complesso. Infine, note legnose ed erbacee, con puntine balsamiche. Senape?

P: Si sente la mancata diluizione, con un corpo bello presente. L’atmosfera è molto scura, con legno tostato e macerato, prugne e ancora uvetta sotto spirito. A rendere ancora meno scontato il contesto ci si mettono anche inattese note amaricanti di fave di cacao, caffè, the molto infuso e persino cenere di sigaro. Pepe nero abbondante.

F: il legno e le sue spezie si prendono tutto per tanto tempo. Uvetta, sigaro e fave di cacao.

Davvero molto piacevole, anche se l’avevamo assaggiato pure ai festival in passato e non ci aveva impressionato: evidentemente è un whisky che richiede altri contesti per essere apprezzato al meglio, vuole attenzione, calma e raccoglimento. Per una volta, mette d’accordo tutti sia nel voto che – ed è quel che conta di più – nella descrizione: 90/100 come Serge e Ibr.

Sottofondo musicale consigliato: Elio e le storie tese – Supergiovane.

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