Bunnahabhain 12 yo (2016, OB, 46,3%)

Lanciato nel 2010, il Bunnahabhain 12 anni è diventato rapidamente un “classico”, uno di quei whisky che proprio non possono mancare nelle cantine degli appassionati – o almeno così dice Serge, e così confermano tanti fegati amici. Bunnahabhain è, per dirla in pochissime parole, la distilleria “non torbata” di Islay, e il 12 anni è la sua versione base del core range. Noi ne abbiamo ricevuto un campione da Vinatis, azienda che si occupa di distribuzione e vendita di alcolici in Francia, e che da poco ha lanciato un portale di vendita italiano: ringraziamo per l’omaggio e passiamo all’assaggio. La rima è involontaria ma un malinteso senso del pudore ci impedisce di emendare.

bunob-12yov3N: da subito molto grasso e insistente, forse anche grazie a una gradazione ridotta ma non troppo. Ci intriga immediatamente una mineralità molto spinta, non solo accennata e che anzi finisce per graffiare un profilo altrimenti molto vellutato. Così abbiamo polvere da sparo, un filo di torba e qualche nota iodata. Si diceva però del velluto e infatti seguono a ruota ricche note burrose e di brioches calde, di uvetta come anche di pesche gialle molto mature e zuccherine. Completano frutta secca (nocciole), un po’ d’arancia e legno in sherry. Noce moscata.

P: l’ingresso è assolutamente convincente: da una parte c’è una bella intensità, dall’altra si sviluppa su note molto particolari di una sottile torba vegetale, di legno leggermente tostato e tanta frutta secca (ancora nocciola). Il naso lasciava presagire un palato dominato dalla dolcezza e invece prevale un senso di dolceamaro (Serge con splendido guizzo lo descrive come un ricordo di birra Ale). Noi diciamo caramello salato. La dolcezza fruttata ha il sapore della frutta cotta e di nuovo dell’uvetta. Tanto sherry qui.

F: splendido legno salato, uvetta e frutta secca.

Un misto di diversi stili: ‘sporco’ e dolce allo stesso tempo, complesso ma immediato, riesce a mantenere un equilibrio particolarissimo tra il sapore di malto, le peculiarità del distillato e l’azione delle botti (in evidenza soprattutto la quota dello sherry). Lo stile è davvero unico, e se in passato avevamo apprezzato solo single cask di indipendenti, sempre di alto livello, ora possiamo confermare che anche gli ufficiali non puntano ad ammorbidire o ad appiattire il profilo: cosa nient’affatto scontata. Avercene di entry-level a meno di 50 euro come questo (Vinatis, ad esempio, lo mette a 48). 85/100, e tanto perché rosichiate: domenica siamo in distilleria. Ciao.

Sottofondo musicale consigliato: Cartridge 1987 – The Chase.

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