Glen Keith 20 yo (1995/2015, The Whisky Agency for Spirit of Scotland, 48,6%)

Allo Spirit of Scotland, il festival romano del whisky che a marzo di quest’anno ha tagliato il traguardo della quinta edizione, hanno preso la buona abitudine di presentare, durante la due giorni alcolica, un imbottigliamento ad hoc. Ogni anno una o più botti vengono scelte con la sapiente supervisione del whisky connoiseur Pino Perrone e altrettanto sapientemente vengono tramutate in bottiglie per la gioia degli appassionati romani. Dopo Benrinnes, Littlemill, Highland Park, Ardbeg (ben due! Uno in sherry e uno in bourbon), nel 2016 l’onore è toccato a una distilleria sconosciuta ai più, quella Glen Keith che però- a esser pignoli- è sulla piazza dal 1957, produce la bellezza di 6 milioni di litri all’anno e che è sempre stata laboratorio d’innovazione per la Chivas Brothers, oggi del gruppo Pernod Ricard. Chi volesse approfondire trova una bella storia qui, per gli altri è arrivato il momento di leggere la recensione di un whisky sicuramente particolare.

N: un malto per puristi, in cui i 20 anni di botte- ci vien da pensare non proprio di primo pelo- hanno probabilmente levigato ma non stravolto un distillato gentile. Ci sono robuste note di limone, di erba e fiori secchi profumati, di fieno. Tanto, tanto malto quasi ancora coi lieviti in azione; intendiamoci, non è un naso ingenuo o troppo pungente, ma solo nudo. Molto particolare, per essere un ventenne. Susina, uva bianca (ricorda quasi un vino bianco secco secco). Caramelle balsamiche. Trascorre il tempo nel bicchiere e aumenta lievemente una dolcezza a base di mandorle.

P: abbastanza alcolico e senza sorprese riconferma una nudità convincente. Aggiunge una zuccherosità da infuso alla camomilla e ritornano alla grande fiori, spiga di grano masticata; è un profilo sottile e molto elegante, appena ispessito da un filo di miele e uva bianca.

F: di media persistenza, persino breve. Ma si fa a gara con se stessi per rincorrere gli ultimi barlumi di un palato davvero gradevole.

L’imbottigliatore tedesco The Whisky Agency, da cui il barile è stato acquistato, si conferma realtà di assoluto spessore: a noi, per dire, non è mai capitato di assaggiare nulla che non fosse men che ottimo. Nello specifico di questo imbottigliamento, lo stupore è tanto nel constatare quanto poco il legno abbia ‘plagiato’ nei venti lunghi anni d’invecchiamento; questa particolarità ci regala un whisky davvero delicato, quasi completamente guidato dal distillato, ma ovviamente non acerbo. Allo Spirit of Scotland 2016 è passato un po’ sotto silenzio (o almeno noi eravamo così in preda all’eccitazione del momento che abbiamo pagato qualcosa in termini di lucidità), ma è sicuramente un malto che farà impazzire certi palati; vai con un bel 87/100.

Sottofondo musicale consigliato: Raphael GualazziL’estate di John Wayne

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