The Peat Monster (2016, Compass Box, 46%)

Schermata 2017-03-07 alle 21.55.54Voi sapete che Compass Box sta rivoluzionando il concetto di blended, e se non lo sapete potete ad esempio rileggerci qui; noi siamo rimasti affascinati dall’idea alla base di questi whisky e – soprattutto – dalla qualità trovata nel bicchiere durante i frequenti assaggi… Oggi torniamo a vagare per i magazzini di John Glaser e peschiamo da una bottiglia molto fumosa, molto torbosa, con un’etichetta bellissima: e siccome quelli di Compass Box hanno un grosso problema con la trasparenza, noi sappiamo tutta la composizione di questo Peat Monster: 40% Laphroaig, 20% Ledaig, 13% Caol Ila, 26% Ardmore, 1% di un vat di Teaninich, Dailuaine e Clynelish finiti per due anni in botti ex-Borgogna. What the fuck?, avrà esclamato qualcuno…

vatted_com4N: lo zampino di Islay è ben presente, con una marinità frizzante e spumosa molto evidente: acqua di mare, soluzioni saline, iodio. Al contempo fa capolino una nota di formaggio dolce (emmenthal) e forse di una giovane scamorza affumicata – da qui un cenno alla torba, acre e densa, bella fumosa ma non prevaricante. Pian piano dalle retrovie emerge con crescente intensità una dimensione fruttata molto piena e gradevole, tra un cenno di cedro candito e una fettina di ananas (c’è del tropicale, insomma), e con una bella purea di pera odorosa.

P: che piacere. Il corpo è denso, ha una bellissima texture. Parte molto medicinale, con note di garza, di antibiotici amari (?); c’è tanto legno bruciato, proprio cenere, con appena un morso di ostrica. Borotalco. Poi una dolcezza grossa, da marshmellow, da caramella, molto profonda, e un senso di bastoncino di liquirizia addentato – anche se c’è una dolcezza da whisky giovane, di canditi.

F: lungo e persistente, ma non così massiccio come si sarebbe potuto immaginare. Ancora perdura quella nota amara e medicinale, abbinata ad un vago senso marino. Torna il cedro candito e ovviamente non si spengono le braci (cenere).

Buono buonissimo, a dover sparare a tutti costi un’ovvietà diremmo che la quota di Laphroaig, presumibilmente piuttosto giovane, si sente molto con le tipiche note medicinali (forse acuite da Ledaig?); ad ogni modo, siccome la composizione ce l’abbiamo davanti agli occhi, pare veramente un esercizio sterile il nostro, e dunque limitiamoci a sentenziare 86/100 così da dichiarare tutta la nostra soddisfazione. A 50€ è un’ottima alternativa ai ‘soliti torbati’, consigliamo.

Sottofondo musicale consigliato: Kalamata – My.

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