Rosebank 8 yo (1990/1999, Dun Eideann, 40%)

Nel 2016 allo Spirit of Scotland, che oggi ha mutato il nome in un più universale Roma Whisky Festival, ebbero un’ottima idea. Affidarono cioè l’allestimento e la gestione di un Collector’s Corner ai ragazzi di Whisky Roma, un collettivo di maltofili che da qualche anno svuota senza pietà bottiglie di scotch (e non solo) per poi diffonderne le impressioni nel mare magnum di internet. Iniziativa sicuramente meritoria, anche perché la costanza nel bere è una cosa, la costanza nello scrivere di bevute tutto un altro paio di maniche (tenete duro, ragazzi!!!). Ma si diceva dell’angolo del collezionismo: beh tra le tante bottiglie ‘d’epoca’ aveva attirato la nostra attenzione un Rosebank, distilleria per ora defunta che più volte ci ha regalato emozioni. In particolare ci affascinava la possibilità di assaggiarne un’espressione così giovane, concepita non per rendere omaggio a una distilleria chiusa con un imbottigliamento costoso e in edizione limitata, ma per essere un’uscita ‘regolare’ tra quelle di Signatory. La serie Dun Eideann, in particolare, è caratterizzata da imbottigliamenti a 40 gradi per il mercato europeo.

12695852_1145139268844565_393371837_nN: sicuramente un Rosebank tra i più nudi mai incontrati; non per niente il malto è davvero in primo piano, fin da subito. Abbiamo note di porridge, di mandorla e di olio di mandorla; anche solvente per lo smalto da unghie. In generale ha un profilo ultra – erbaceo, di fili d’erba fresca, forse perfino con un ricordo di prezzemolo, perfino di sedano. Solo a tratti, emersioni fruttate, un po’ vaghe, come ad odorare un cesto di frutta nella stanza. E beh, mela. Alla cieca apprezzeremmo questo profilo ultra-naked o lo soppesiamo col mito nostalgico di Rosebank? Chissà, però ci piace.

P: se possibile si fa ancora più estremo, in termini di presenza scenica del distillato. C’è la mandorla, c’è ancora l’olio di mandorla; poi cereale, porridge ed erba fresca. Un vago senso di succo di limone molto allungato, e proseguendo l’immagine ricorda perfino un succo di mela, anch’esso abbondantemente annacquato. Note ferrose.

F: la pace dei sensi: gesso e cereale. Non lunghissimo né particolarmente intenso, per la verità.

Talmente nudo da sembrare un distillato bianco di cereali. Il mito di Rosebank all’epoca ancora non c’era, e forse imbottigliamenti come questo spiegano il perché: il naso è ostico e spigoloso ma si presta a una certa malizia ed ecciterà gli amanti della nudità maltata; il palato però pare sbilanciato verso un ritorno forsennato alle origini del distillato, al suo passato ancestrale di cereale. La media tra questi due due aspetti fa sorprendentemente 80/100.

Sottofondo musicale consigliato: Ella Fitzgerald & Louis Armstrong – Summertime

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