Abomination ‘The Sayers of the Law’ (2017, Lost Spirits, 54%)

Oggi assaggiamo un whisky che rappresenta un caso nel mondo dei distillati, avendo scatenato aspre contese tra fautori della tradizione e arditi sostenitori delle tecniche di produzione pionieristiche. L’Abomination è prodotto a Los Angeles dalla Lost Spirits Distillery, una sorta di surrele parco divertimenti che cela una distilleria di whisky e rum perfettamente funzionante. Tra le tante stramberie, quella sicuramente più scandalosa è l’assenza di botti per l’invecchiamento, compito che viene invece assolto (o quantomeno replicato) grazie a un “reattore” inventato e brevettato (e ora anche venduto ad altre distillerie) dallo scienziato Bryan Davis. Per farla breve si sottopone dapprima il new make a un’infusione con pezzetti di doghe, per poi bombardare il liquido con la luce di lampade alogene ad alta intensità (???), che hanno il compito di armonizzare il super brodo di distillato e legno. E voilà!, nel giro di qualche giorno abbiamo un whisky tranquillamente scambiabile con uno scotch di 10-15 anni, ma che in realtà in etichetta è dichiarato solo come ‘malto’ per commercializzarlo anche in aree che impongono i 3 anni minimi di maturazione. Nello specifico l’Abomination ha come base un whisky di Islay di 18 mesi con torbatura elevata (45-55 ppm), che viene poi attenzionato dal solerte reattore. Il colore è mostruoso.

lost-spirits-abomination-embed-1N: la gradazione resta tutto sommato in disparte, e pare molto aperto e aromatico. Intenso ovviamente, e tanto ‘scuro’, pastoso. Fa un po’ impressione che, a elencarli, i descrittori sono relativamente ‘normali’: zucchero bruciato, frutta rossonera molto intensa (marmellata di frutti di bosco industriale, in quantità industriale; ma anche quella che rimane bruciacchiata ai bordi della crostata); tanto tamarindo; un sacco di arancia rossa dolce molto carica, molto scura. Poi, dopo questo muro, eccone un altro, fatto di torba: salsa bbq, bacon, fumo acre di torba, aggressivo – c’è perfino un che di ‘salato’, forse non proprio mare ma sale in grani. Strano.

P: strano anche qui, ed estremo di certo. Parte con una botta dolce, tutta di un legno ipercarico, e ti aggredisce con sentori solo apparentemente dolci: marmellata di more e lampone, zucchero di canna, ma poi soprattutto salsa barbecue ancora, bacon, grasso di maiale, tanto sale… E subito dopo, però, allappa molto e poi quasi svanisce, curiosamente, e svanisce proprio la struttura del whisky, se ci intendete: a livello di sentori, resta ancora un fumo acre, intenso e salino, con una puntina balsamica.

F: sembra di masticare del sale, e restano il diesel e la carbonella; al contempo, proprio qui riaffiora decisamente la gioventù, il sapore canditoso e lievitoso del new-make, salino e torbato, di una bella distilleria della costa meridionale di Islay.

Per una volta ci sentiamo di citare integralmente, in inglese, le parole di Angus su whiskyfun.com, perché davvero non sapremmo dire meglio la sensazione che si prova: “I feel these products only serve to highlight the importance of proper maturation. Remember, maturation is not only extractive and additive. It is also, and most importantly for longer aged whiskies, interactive. Technology may well replicated the addition of wood sugars, lignins, compounds and the like in a matter of days. But it cannot currently be a substitute for the slow enmeshment of distillate character and cask properties with the enigmatic nourishment of the dawdling – sometimes decades long – oxidative process with the air in the cask“. Intendiamoci, non è sgradevole, non è una bevuta orrenda: ci è capitato di bere tanto peggio; e però è impressionante come quel poster di sentori legnosi appiccicato sul muro del distillato si stacchi e scompaia a metà del palato, lasciando vedere tutti i buchi che ci sono nel muro. Ora, affrontiamo i nostri demoni numerici: il voto. Dobbiamo essere onesti: non lo compreremmo, ha degli evidenti difetti, ma se l’avessimo bevuto alla cieca probabilmente non l’avremmo stroncato, pur riconoscendone i limiti – non vogliamo cadere nella trappola del giudizio morale, e dunque incidiamo nella pietra un sincero 80/100. Costa attorno ai 60 euro.

ps: grazie per l’assaggio a Claudio Riva, che alla Lost Spirtis Distillery ha avuto il coraggio di andarci per davvero, per poi definirla “l’esperienza più follemente simile al tour di Willi Wonka che si possa fare nel nostro mondo reale”. Qui il suo resoconto dettagliato della visita.

Sottofondo musicale consigliato: Grotesque Disfigurement – Human abomination.

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