Botti da orbi – Sanremo, serata 1: Cladach (2018, OB, 57,1%)

l’illuminato Marco Zucchetti mentre cura la sua rubrica su whiskyfacile

Puntuale come l’influenza il primo giorno di ferie, la papera del tuo portiere nel derby e l’aneddoto sconcio degli amici al bar, anche quest’anno arriva Sanremo. Ecco, questo coraggioso sito si fa vanto del fatto che non ne farà menzione. Anzi, innalzando una prece al mitico Ferdinando Buscaglione, patrono di tutti i whiskofili italiani, qui ci si propone di fornirvi delle alternative al festival. Cinque malti (scelti a capocchia esattamente come i big in gara) per evitarvi le cinque serate. Oppure, se siete obbligati per ragioni familiari a sorbirvele, cinque malti per sopravvivere al rompimento di Baglioni che vi tocca in sorte.

Non festival dei fiori ma opere di bere.

Cladach (Diageo Special Release 2018, 57,1%)

L’orchestra di Peppe Vessicchio tutta insieme. È un blended malt sulla scia del Collectivum XXVIII, ma più coerente e assai più convincente. Partecipano alla sinfonia Inchgower, Clynelish, Oban, Talisker, Lagavulin e Caol Ila, dunque ci si aspettano potenti gli ottoni della torba e gli archi della marinità. E infatti fin dall’esordio ecco un bel falò in spiaggia, zaffate di iodio e un naso medicinale e mentolato (anice), da cui emerge una golosa frutta dolce, mela cotta, ananas e limone candito. Cera, anche. E una curiosa sensazione di metano, come se aveste deciso di suicidarvi prima di essere costretti a sentire Il Volo.

In bocca è salato, scuro, molto profondo e perfino cremoso. La torba c’è, ma non ce la si cava mica così, non siamo di fronte a una canzonetta. Occorre un patentino per capirlo bene. Noi che invece ci siamo fermati alla scuola primaria del malto riconosciamo alla rinfusa delle more, un pizzico di aceto di lamponi e una bella cremosità saporita, quasi fosse liquirizia salata. Con acqua (anche se va giù bene anche senza) spunta dell’arancia e del kummel. Finale all’altezza dell’esibizione: ancora saporito, tra carne salada e croccante di arachidi.

L’intro del naso ti cattura, ma l’evolversi in bocca ti rapisce proprio. Succulento e robusto, è un concentrato di Islay con il tocco mielato/ceroso di Clynelish. Il classico outsider che parte senza i favori della critica – in effetti queste edizioni sconfinano spesso con il marketing – ma poi si conquista il podio con il voto da casa. 90/100

Sottofondo sanremese consigliato: Enrico Ruggeri – Mistero (Sanremo 1993, primo posto)

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