Dalaruan Classic Selection (2018, Lost Distillery Co, 43%)

Davvero è più forte di noi. Siamo consapevoli della cialtronaggine dell’operazione Lost Distillery, messa in piedi da due ex dipendenti di Diageo, proprietari pure dei rum Six Saints e West Indies Rum & Cane Merchants; eppure non riusciamo a non subirne il fascino, immaginando improbabili archivisti scozzesi intenti a ricercare documenti sporchi di new make spirit e ancora più improbabili bottiglie di distillerie evaporate diversi decenni fa saltar fuori come funghi. Figuratevi poi come abbiamo reagito 81yXPKoN9sL._SL1500_all’uscita di questo Dalaruan, che vorrebbe ripercorrere le orme di una distilleria nata nell’amata Campbeltown nel 1825, un’epoca in cui la piccola cittadina del Kintyre era considerata la capitale del whisky scozzese. Dalaruan fallì esattamente un secolo dopo, ma questo dettaglio secondo gli impavidi Indiana Jones di Lost Distillery non è poi un problema così insormontabile, et voilà assemblando diversi single malt ci fanno la cortesia di riprodurre un whisky che tra l’altro partiva da una tripla distillazione. Se poi non è ovviamente possibile trovare nemmeno una goccia del whisky originale, beh, capite bene che l’impresa non è poi così proibitiva. Ma bando ai retropensieri, alziamo i calici riempiti con un Nas a 43%!

dalaruan-classic-selection-the-lost-distillery-company-whiskyN: sembra piuttosto giovane, molto cerealoso e con venature minerali. Il cereale domina, con corn flakes, brioche leggermente bruciacchiata alla frutta gialla. Pasta brisée. Poi una lieve mineralità, con punte erbacee. All’improvviso una nota di zafferano arriva a farci visita. Foglie d’autunno bagnate. Ciottoli di mare, perfino.

P: conferma le impressioni del naso, aggiungendo una lieve torbatura, acre e minerale, con sentori di terra bagnata (c’è chi dice “castagne bagnate”) ad aggiungere personalità. Il resto è coerente, con chicchi d’orzo, ancora pasta brisée dolce. Ancora un po’ di zafferano. Tende all’amaricante…

F: … che perdura in questa fase, non lunghissima, con erbe e cereali e una torbina puzzolente e fumosetta.

Lasciando per un attimo da parte il marketing civettuolo, soprassedendo sulla bottiglia nera e dimentichi perfino di noi stessi, non possiamo negare che questo Dalaruan è un buon esperimento, semplice ma in fondo piacevole, e soprattutto portatore di uno stile mineral-costiero (?!) che a Campbeltown c’è veramente, oggi come 100 anni fa, a quanto pare: 84/100. Costa circa 50 euro.

Sottofondo musicale consigliato: Michael Jackson – Remember The Time

 

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