Aberfeldy 2001 ‘Hand-Filled’ #21444 (2017, OB, 55,5%)

Solo qualche mese fa abbiamo visitato per la prima volta Aberfeldy, distilleria al cuore del gruppo (e del blended) Dewar’s: oltre a un ottimo panino col salmone affumicato accompagnato da una zuppa di lenticchie, abbiamo apprezzato in modo particolare l’offerta di single cask esclusivi per il visitor center. Ce ne sono sempre almeno due, uno in bourbon ed uno in sherry, e hanno un rapporto qualità prezzo… dimenticabile, tant’è che appunto noi ce ne siamo dimenticati. L’onorabilità di Aberfeldy non sarà intaccata dalla nostra distrazione, vero? Quel che però ricordiamo nitidamente è che al rientro ci siamo trovati in tasca un campione del cask #21444, barile ex-bourbon first-fill di 16 anni.

N: domina senz’altro il barile, anche se sulle prime il profilo pare un po’ chiuso, come nascosto da una gradazione piuttosto aggressiva. Basta un poco di pazienza, però, e questo Aberfeldy si apre e rivela note di cioccolato bianco, vaniglia, cocco, banana matura e pasta di mandorle. Una punta di canfora, balsamica, come di eucalipto. Toffee chiaro. Con acqua, diventa più espressivo, un po’ più fruttato (mela), con qualche zaffatina erbacea, come di fieno caldo.

P: molto convincente, molto standard, molto legno. Dunque idem come sopra: l’epitome della dolcezza da barile, con ancora banana, cocco, vaniglia, frutta gialla come se un domani non dovesse arrivare mai – e forse non arriverà, chi lo sa. Emerge una nota speziata intensa, quasi pepata. Una venatura di arancia (forse scorza?) a screziare il profilo, con ancora punte erbacee che fanno capolino solo con aggiunta di acqua.

F: media lunghezza, con note ancora di barile e punte erbacee un po’ più evidenti.

Un distillato ‘con le palle’, sostiene scotchwhisky.com, e noi onestamente non sappiamo dargli torto, per lo meno per quel che è stata la nostra esperienza con i barili disponibili per l’assaggio e l’imbottigliamento in distilleria. Qui il legno, come detto, non è certo impercettibile, ma nel complesso ci pare che la ‘ciccia’ del distillato resti bene evidente, con un palato molto grasso, pieno, vellutato – una menzione per le note erbacee, che come delle marmotte coraggiose mettono la testa fuori dalla tana con sempre maggior convinzione nel corso dell’assaggio. 87/100: un whisky relativamente ‘standard’, intendiamoci, ma proprio molto buono, godibilissimo.

Sottofondo musicale consigliato: Bowland – Get Busy.

Aberfeldy 1999 ‘distillery exclusive’ cask #5 (2017, OB, 56.5%)

Aberfeldy ha una storia interessante, dato che faceva parte del pacchetto-Dewar’s che Diageo fu costretta a vendere per evitare l’effetto monopolio: insieme a Aultmore, Craigellachie e Royal Brackla, Aberfeldy è infatti passata al gruppo Bacardi-Martini nel 1988. La proprietà ha deciso di trasformare Aberfeldy nella “casa” di Dewar, il blended di punta, e anche per questa ragione oggi Aberfeldy è tra le distillerie più gradevoli da visitare nella zona delle basse Highlands. Oggi beviamo uno degli imbottigliamenti ‘distillery only’ dell’anno scorso: si tratta del cask #5 del 1999, un Oloroso Sherry Butt vincitore dello Scottish Field Summer Whisky Challenge – qualsiasi cosa sia.

N: fresco e succoso, fruttato, bello agile – e al contempo con le note profonde dell’Oloroso. Abbiamo dunque spezie (soprattutto zenzero e profumo di legni dolci), un sentore di frutta secca, nocciola diremmo – ma soprattutto c’è tanta tanta frutta: mele gialle, uvetta, prugne, arancia essiccata… Brioche al burro e confettura d’albicocca. Caramello (forse salato, suggeriscono le tasting notes ufficiali). Col tempo, una nota vanigliata.

P: ha una presenza alcolica molto importante, che però non disturba più di tanto e anzi alla lunga regala bordate d’intensità. Iniziamo con note di zenzero, cioccolato fondente, le foglie di tabacco… C‘è un lato fruttato che ricorda frutta sia zuccherina che acida: ancora note di prugne, di uvetta e di albicocca, e l’immancabile arancia. Cioccolato con uvetta. Con acqua non cambia sostanzialmente, si rivela solo un poco più astringente.

F: legnoso e cioccolatoso, riemerge una vaniglia abbastanza marcata. Lungo, piacevole e molto intenso.

88/100, un perfetto esempio di come mettere un buon distillato in una buona botte di sherry sia una strategia semplice, forse, ma vincente. Non sapremmo dire se si trova ancora in distilleria, ma se così dovesse essere consigliamo la sosta anche solo per accaparrarselo.

Sottofondo musicale consigliato: Carl Brave x Franco126 – Tararì tararà.

Aberfeldy 12 yo (2017, OB, 40%)

Un paio di settimane fa abbiamo avuto la la fortuna di partecipare all’ennesimo tweet tasting organizzato da Steve Rush, questa volta a tema Aberfeldy: il primo dei tre assaggi era (ovviamente) l’entry-level del suo core range, vale a dire il 12 anni – età che costituisce un vero spartiacque, quantomeno nel mondo imbottigliamenti ufficiali. Mettiamoci sopra il naso, e spariamo un paio di sentenza, via.

N: da subito si intuisce un naso molto ben bilanciato, tra note delicate, fresche e floreali, e un lato più fruttato ed esuberante. Le tasting notes ufficiali parlano di miele d’erica e non è difficile farsi catturare da questa suggestione. Accanto ecco ben evidente la frutta: albicocche disidratate, ananas, arance. Su tutto aleggia una spruzzatina di sentori minerali e il malto, a dirla tutta, è anch’esso in bella vista. Semplice ma davvero ben fatto.

P: un filo debole l’attacco e tutto giocato su una dolcezza senza tanti fronzoli. Toffee e ancora miele, tanto miele. In un secondo momento si accende la frutta, con brioches all’albicocca e un po’ di marmellata alle arance. Una sensazione innocente di fiori freschi ci viene a fare visita anche al palato, e ci rallegra.

F: di media durata, mostra a sorpresa una nota legnosa e si richiude su se stesso, con una leggera sensazione astringente, di allappamento.

Il naso non ci è affatto dispiaciuto, ma a ben vedere il palato è un po’ timido e forse si limita a fare il compitino; peccato perché all’olfatto sembrava promettere moltissimo… Ad ogni modo, resta una prova convincente, a maggior ragione se si pensa che questo solido single malt si trova in commercio abbondantemente sotto alle 40€. Perfetta introduzione al whisky di malto non torbato. 82/100.

Sottofondo musicale consigliato: Adamsky & Seal – Killer.

Aberfeldy 21 yo (2015, OB, 40%)

dewar-s-world-of-whisky
quanta amenità

Aberfeldy è distilleria delle Highlands centrali di proprietà di Dewar’s (ovvero: Bacardi), generalmente poco conosciuta: questo 21 anni però, a dispetto delle nostre scarse competenze, si è vinto il premio 2014 ai World Whiskies Awards come miglior malto della regione… Da poco tempo il core range ha subito una bella riverniciata di novità (le bottiglie e le etichette sono molto belle, nello stile che oggi è più di moda), e anche in Italia iniziano a vedersi diverse espressioni ai festival e nelle enoteche; la cosa ci fa piacere, certo, ma mai quanto ci fa piacere bere un dram… Tutto ‘sto pippone per annunciare con trombe squillanti che oggi assaggiamo l’espressione più matura del lotto. Dàghene (forma veneta per il più celebre daje).

Schermata 2016-06-08 alle 21.55.35N: fin da subito sembra un whisky ‘classico’, con un’accezione positiva dell’aggettivo: molto profondo, maturo e aperto, privo di note alcoliche (d’altro canto, è solo a 40%), tutto giocato tra note di brioche appena sfornata, di fette biscottate calde, di cioccolato al latte e vaniglia… Ma non si pensi a una monodimensionalità dolciaria: la quota di botti ex-sherry dev’essere stata bella importante, con suggestioni chiare di frutti rossi (ciliegie, lamponi), un velo di tabacco da pipa (molto dolce); uvetta, in grande quantità (e le prugne secche?), ed anche un po’ di frutta secca tostata (arachidi). C’è anche un cicinin di erbaceo e mentolato (ma proprio un cicinin, eh). Molto piacevole, davvero un naso rotondo e… classico.

P: se tanti, online, criticano la scelta di imbottigliare a 40% (e, intendiamoci: anche noi preferiremmo sempre una gradazione più alta, ma siamo dei rompiballe, si sa), onestamente a noi non pare particolarmente scarico, e il corpo ci sembra certo non esplosivo ma nel complesso accettabile. Siamo subito piacevolmente colpiti da una nota molto nitida di cera, in avvio: proprio cera d’api, ma anche miele, di quelli non troppo dolci… Ci stupisce proprio che sia così compostamente ‘amaro’, con perfino una suggestione episodica di propoli. Sullo sfondo si agitano ancora il cioccolato, la frutta secca tostata, un velo ancora di frutta rossa (molto meno evidente che al naso, però), di uvetta. Che bella sorpresa!, mostra una complessità inattesa e resta molto piacevole da bere. Verso il finale mostra anche una venatura affumicata…

F: il finale non è lunghissimo, pagando forse dazio – qui sì – alla gradazione bassa: tutto su miele, uvetta ed un velo di fumo.

Come abbiamo già scritto, avevamo basse aspettative (non sapremmo dire perché) e siamo stati smentiti dall’evidenza di fatti: è un buon whisky, piacevole, di una certa complessità, con quelle note che tanto ci fanno impazzire (leggi: cera) e che lo rendono tanto “Highlands”. Certo, se la gradazione bassa può essere in assoluto un limite, in questo caso soprattutto rende il whisky pericolosamente beverino. Il giudizio sarà dunque di 87/100, con uno sguardo per una volta anche al prezzo: circa 90€ per un ventunenne, al giorno d’oggi, è cosa rara.

Sottofondo musicale consigliato: Aberfeldy – Whatever turns you on.